 |
 |
Manon Lescaut a Parma di Sergio Albertini
Manon Lescaut Dramma lirico in quattro atti di Giacomo Puccini
Personaggi ed interpreti: Manon Lescaut – Michele Capalbo Lescaut, sergente delle guardie del re – Carmelo Corrado Caruso il cavaliere Renato Des Grieux, studente – Marcello Giordani Geronte di Ravoir, cassiere generale – Angelo Romero Edmondo, studente – Luca Casalin l’oste – Roberto Tagliavini il maestro di ballo – Paolo Barbacini un musico – Alessandra Canettieri il sergente degli arcieri – Roberto Tagliavini il lampionaio – Nicola Pascoli il comandante di marina – Emiliano Esposito
Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma Maestro concertatore e direttore d’orchestra Pier Giorgio Morandi Maestro del Coro Martino Faggiani Regia Stephen Medcalf Scene e costumi Jaime Vartan Coreografie Maxine Braham Lighting designer Simon Corder Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma
Parma, Teatro Regio, domenica 18 dicembre 2005, terza rappresentazione
Si apre nel ricordo di Renata Tebaldi, ad un anno dalla morte, la nuova stagione del Regio di Parma, con una bella mostra di ricordi, costumi, curiosità e che dopo Parma sarà proposta alla Scala, alla Staatsoper di Vienna, e poi ancora Mosca, Barcelona, Tokyo, New York. Anche la scelta della Manon Lescaut, assente da un quarto di secolo dalle scene parmensi, era un omaggio: alla Tebaldi, e alla Dessì, che in coppia con Armiliato (contestato da una parte del pubblico), erano gli interpreti della prima. Ma miglior sorpresa è giunta da un secondo cast, accolto trionfalmente dal pubblico; una giovane Michele Capalbo, bruna nei capelli e nel canto, che possiede una vocalità drammatica, scura, ben lontano dalla equivoca e smaliziata giovinetta messa in musica da Puccini, e che costruisce, con ancora qualche immaturità attoriale, una protagonista dall’indole nostalgica (“ma di gaiezza il bel tempo fuggì”). Magnifico Des Grieux Marcello Giordani, forse troppo calato nella “parte” del Tenore (acuti spinti, qualche singhiozzo di troppo, scamiciato nell’abito e nello stile); ma Giordani, quando vuole, conosce anche l’arte sottile e raffinata di un canto sfumato e variegato. Meno bene le altre parti, con un Geronte sfilacciato e sfibrato (Angelo Romero) e un Edmondo, studente sì, ma di molti anni fuori corso (Luca Casalini)! Pier Giorgio Morandi cerca il pedale della tragedia della separazione, ma l’orchestra (peraltro ottima) è condotta con una tensione centripeta che lancia via erotismo e disperazione, fermandosi ad un modesto realismo borghese. Accolto da dissensi lo spettacolo di Stephen Medcalf (con il valido contributo delle scene di Jaime Vartan e delle luci dal forte taglio drammatico di Simon Corder), è invece prodotto di eccellente intelligenza, spoliato da ogni ingombro, che pone al centro i personaggi e le loro relazioni. Su una piattaforma in legno, il primo atto viene reso da una serie di insegne appese da montanti che, nel secondo atto, sostengono cieche specchiere ovali; nel terzo atto queste stesse specchiere racchiudono le sbarre delle celle da cui si affacciano le infelici prigioniere. Una piccola duna, dentro cui sprofonda lentamente Manon, è il fulcro di un nudo e crudele quarto atto. Il fondo grigio della scena si trasforma ora in una carrozza, con la semplice disposizione di alcune aperture, poi in nave; segni forti, e visivamente di grande suggestione. Medcalf fa muovere le masse in maniera cinematografica, con alcuni “fermo immagine” quando cantano Manon e Des Grieux. I palchi di proscenio si affollano di cicisbei che, con indubbia commozione, si affacciano al ralenti nella scena finale, inviando baci che mai giungeranno a destinazione...
Sergio Albertini

Torna all'elenco degli articoli
|
 |