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Più volte le nostre recensioni hanno rappresentato una voce “fuori dal coro” sia in bene ma più spesso in male. L’attuale produzione di UN BALLO IN MASCHERA di Verdi al Teatro Massimo di Palermo ci spinge un’altra volta ad entrare in dissenso con altri che recensiscono in quanto troviamo la regia di Pier Luigi Pizzi geniale e gradevole. Talmente gradevole che un lunghissimo primo tempo, che vede 1° e 2° atti senza pausa e dura circa un’ora e mezzo scorre via senza pesare più di tanto. La trama del “Ballo” si presta molto bene agli USA degli anni sessanta con tanto di Cadillac rosso decapottabile, moto Harley Davidson, divise militari alla JFK, schermi giganti di una TV in bianco e nero….una TV destinata ad essere sempre più invadente nelle nostre vite quotidiane partendo dalla ripresa in diretta così abilmente utilizzata qui da Pizzi per arrivare al “reality show” di oggi che gradualmente stà rimpiazzando la necessità del teatro dal vivo e dettando la morte della cultura di una volta. Chi sa se Pizzi ci lancia un messaggio….?

Musicalmente troviamo Stefano Ranzani sul podio. Ranzani rientra nella categoria dei bravi direttori di routine, senza infamia e senza lode che è capace di portare la recita a termine in modo dignitoso. Ma se cercate ispirazione e raffinatezze musicali, profondità o momenti sublimi, Ranzani non è il vostro uomo. Intanto qualche tempo troppo veloce e qualche altro tempo troppo lento dovrebbero essere rivisti a vantaggio degli interpreti e della musica. Inspiegabilmente c’erano troppi disguidi fra palcoscenico e orchestra per un’opera lirica di repertorio. L’orchestra del Massimo ha dato buona prova e altrettanto l’orchestrina dietro le quinte nella scena del ballo. Bravo il coro diretto da Paolo Vero. Tuttedue i cast offrivano dei buoni cantanti….chi di più e chi di meno. Vincitore assoluto, a nostro avviso, è stato l’elegante Renato di Vladimir Stoyanov.

Il più giovane (probabilmente troppo giovane) Renato di Nicola Alaimo dimostra un baritono promettente per musicalità, presenza e dotazione vocale ma senza adeguato volume e con acuti chiari tendenti al tenorile. Perchè non scritturarlo per un ruolo più adatto in una prima compagnia?! Il soprano cinese Hui He (Amelia) sfoggia una bella voce molto pulita tecnicamente ma l’Amelia della prima compagnia di Micaela Carosi, anche con qualche imperfezione di intonazione e suono in più, è superiore per il fascinoso timbro vocale e il personaggio incisivo. La seconda compagnia offre un’Ulrica più convincente in Annamaria Chiuri con il giusto volume nonstante una zona grave da migliorare. La scelta di Brigitte Pinter per questo ruolo ci lascia del tutto perplessi…..acuti indietro e con un volume di voce veramente insignificante per un ruolo di questa portata ….. totalmente insufficente. Il beniamino di casa, tenore Vincenzo La Scola, è sicuramente un cantante di razza dotato di grande professionalità, comunque qui l’abbiamo sentito stanco vocalmente con ripetute difficoltà nella zona acuta.

Il terzo tenore, Alessandro Liberatore, ha una bella voce di “Nemorino” che sembra essere capitato nell’opera sbagliata. Peccato perchè canta e recita bene, ma non è un “Riccardo” da Ballo in Maschera. Nei ruoli secondari, Roberta Canzian come Oscar non ha una voce di particolare bellezza ma ha un buon volume che ci permette di sentirla anche nel registro centrale, mentre Rosanna Savoia sfoggia una bellissima qualità di voce con notevole padronanza nella zona acuta. Sfortunatamente con la direzione di Ranzani, la Savoia è spesso coperto dall’orchestra. Alessandro Battiato canta meglio il ruolo di Silvano che Mattia Nicolini della prima compagnia e Danilo Rigosa canta meglio il ruolo di Tom che Manrico Signorini. Nel ruolo di Samuel sia Maurizio Lo Piccolo che Ugo Guagliardo si fanno apprezzare. Buono il giudice di Francesco Polizzi e di Piero Luppina ed il servo di Vincenzo Monteleone (2° compagnia) e di Carlo Morgante (1° compagnia). Da vedere e sentire.