I cookie ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Utilizzando il nostro sito accetti l'uso dei cookie. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, visualizza la nostra cookie policy.

Il debutto di Jean Reno come regista di opere liriche
(Ritenta, sarai piu fortunato)

Manon Lescaut, dramma lirico in quattro atti di Giacomo Puccini
(Prima: Torino, Teatro Regio, 1º febbraio 1893)

Personaggi ed interpreti:
Manon Lescaut / Micaela Carosi; Lescaut, sergente delle guardie del re / Domenico Balzani; il cavaliere Renato Des Grieux, studente / Keith Olsen; Geronte di Ravoir, cassiere generale / Luigi Roni; Edmondo, studente / Emanuele D'Aguanno; l'oste / Armando Gabba; il maestro di ballo / Stefano Consolini; un musico / Paola Gardina; il sergente degli arcieri / Alessandro Svab; il lampionaio / Giacomo Patti; il comandante di marina / Simone Del Savio; un parrucchiere / Fabio Bellitti, mimo; due aiutanti parrucchieri / Igor Abbà, Piercarlo Gozzellino, mimi

Orchestra e Coro del Teatro Regio di Torino
Direttore Evelino Pidò
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Regia di Jean Reno
Coregista e lighting designer Didier Flamand
Scene di Thierry Flamand
Costumi di Christian Gasc

Nuovo allestimento del Teatro Regio di Torino

Torino, Teatro Regio, martedì 24 gennaio 2006

Manon sfortunata... La Gheorghiu annulla le recite previste, Alagna si infortuna e deve dare forfait, la Vassileva (Manon della prima sera) viene contestata da una parte del pubblico. Nella recita di cui riferisco, un inconveniente tecnico ha prolungato il primo intervallo per quasi un'ra, mentre candele dispettose son rimaste accese, nonostante i ripetuti sforzi del lampionaio al terzo atto. Ma questa tanto attesa Manon Lescaut, prodotta dal Teatro Regio di Torino riservava, per fortuna, anche qualche aspetto lieto: una splendida protagonista, Micaela Carosi, attentissima al peso specifico di ogni nota e di ogni parola (certe frasi, come "voler del padre mio" o "una fanciulla povera son io", al I atto, sono da antologia); nelle scene di conversazione del II atto sciorina una tavolozza di mille colori, e intona In quelle trine morbide tutto sul fiato iniziale. Giovane Manon, piena di esprit de vie, e già grande cantante. La affiancava un Des Grieux stagionato, un Keith Olsen stentoreo in Tra voi belle, sfiancato da portamenti, inelegante (cortese damigella...), che spingeva il suono anche col qualche colpo di glottide (ma da un fascino arcano); anche scenicamente, pesante come un cowboy (probabilmente prima del duetto Tu ? Tu ? amore tu Manon lo avrà riconosiuto da passi pesanti...); al terzo atto tiene la pistola come si porta una baguette all'uscita della boulangerie... Il tanto atteso Jean Reno, approdato alla regia lirica grazie all'amicizia con Alagna, ha deluso; firmando una regia assieme a Didier Flamand, ha prodotto, nel I atto (senza carrozza), una sorta di prespe napoletano, con scala, balcone, porticato, una fontana dove tutti vanno a bagnarsi, sui toni del cilestrino e del beige. Il secondo atto, applaudito ad apertura di sipario, aveva scene (di Thierry Flamand) degne di un Rosenkavalier della provincia tedesca degli anni Cinquanta, tutto specchi, ori, finti marmi verdi, candele tremolanti; mossettine gay un po' per tutti, persino la "erre" moscia nel canto del Maestro di ballo. Nel terzo atto (senza nave), la solita, imbarazzante passerella delle deportate, qualche risata sguaiata, gesti disperati dei parenti, una sorta di tiro alla fune francamente ridicolo... Nelle intenzioni dello scenografo, il filo conduttore avea da essere lo squilibrio, la vertigine, un orizzonte basculante. Il risultato, scene sbilence, strabiche. Per i costumi, Chrisitan Gasc (suoi quelli per la Tosca di Jacquot con Alagna e Gheorghiu) ha dato un po' di rosso mefistofelico a Lescaut, un po' di grigio carcere ai gendarmi, un velo ("omaggio al Visconti di Senso e de L'Innocente", dichiara) sul capo di Manon al I atto, ma tutto odora di stantìo, di riciclo di magazzino. Pidò, sul podio, ha restituito all'opera tutto il suo spessore sinfonico (splendido il languore mahleriano dell'Intermezzo), con la malinconità lievità dei momenti cameristici. Ottimo il coro e tutti i personaggi minori; eccellenti, in paritcolare, l'Edmondo di Emanuele D'Aguanno e il musico di Paola Gardina.

Sergio Albertini