I cookie ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Utilizzando il nostro sito accetti l'uso dei cookie. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, visualizza la nostra cookie policy.

Cinquant'anni, ma sembra ieri

West Side Story, musical in un prologo e due atti, libretto di Arthur Laurents e Stephen Sondheim, musica di di Leonard Bernstein
Coreografie originali di Jerome Robbins
(Prima: Washington, National Theatre, 19 agosto 1957)

Personaggi ed interpreti:
Tony / Josh Young; Maria / Kirsten Rossi;
The Adults: Doc, proprietario del drugstore / Herman Petras; Schrank / Stephen Johnson; Krupke / Eric Hoffmann; Glad Hand / Stuart Dowling
The Jets: Riff / Karl Wahl; Action / Brett Leigh; A-Rab / Jeremy Dumont; Baby John / Sean Patrick Doyle; Snowboy / David Morrison; Big Deal / Adam Lendermon; Diesel / Chad Seib; Gee-Tar / Graham Kurtz ; Tiger / Justin Braboy Hapner
Their Girls: Graziella / Kimberly Wolff; Velma / Lauralyn McClelland; Minnie / Shayna Harris / Clarice / Jaccquelyn Scafidi; Pauline / Vanessa Russo; Anybody's / Sara Dobbs
The Sharks: Bernardo / Oscar Loya; Chino / Julian Alvarez; Pepe / Tony Guerrero; Indio / Stanley Martin; Luis / Christopher Perricelli; Anxious / Samuel Ladd; Nibbles / Gabriel Canett; Moose / Cj Tyson
Their Girls: Anita / Natalia Zisa; Rosalia / Julie Craig; Consuelo / Oneika Philips; Teresita / Nicole Chantal de Weever; Francisca / Marla McReynolds; Estella / Tanairi Vazquez; Marguerita / Maria Francesconi

Orchestra del Teatro Comunale di Bologna
Direttore musicale Donald Chan
Regia e adattamento delle coreografie di Joey McKneely
Scene di Paul Gallis
Costumi di Renate Schmitzer
Luci di Peter Halbsgut

Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

Bologna Teatro Comunale, domenica 5 febbraio 2006

In principio, era East Side Story. I due, Mary ebrea, Tony italiano cattolico del Greenwich Village. Intolleranza religiosa. Non sarebbe male, oggi. Con varianti. Lei padana, lui musulmano. Lei palestinese, lui israeliano. Oppure, lui cubano e lui statunitense. Lui un ragazzino di borgata, lui un prete anglicano. Lui è piuttosto bassino, di Arcore, lei giocatrice di pallacanestro, comunista. Passano sei anni dall'idea di Jerome Robbins. E frattanto, Manhattan si è affollata di portoricani, stabilitisi nel West Side. Il conflitto viene aggiornato. Il giovane poeta Sondheim scrive le liriche. Il 19 agosto 1957, quasi cinquant'anni fa, inizia il percorso di West Side Story. Bernstein viene invitato alla Casa Bianca. "Parlavano tutti, ma di niente. Credo che l'intero governo di West Side Story si basi su questo!", RICORDAVA L'AUTORE. Il resto è cosa quasi nota. La prima registrazione discografica, i Tony Awards per scenografia e coreografie, il film (cinquanta set diversi, dieci premi Oscar).

Per la prima volta, West Side Story approda al Comunale di Bologna. Programmazione intelligente, colta e piacevole assieme, quella del teatro bolognese. Una Traviata estremamente interessante, un Ascanio in Alba ottimo per regia e cast, ora un musical di raffinata fattura che ha pieno diritto di entrare nelle stagioni dei grandi teatri lirici italiani. Un allestimento che viene da Broadway, ma che è stato reso efficace dalle maestranze tecniche bolognesi e da un'orchestra, sempre quella di Bologna, capace di suonare con una flessibilità e un senso del ritmo invidiabili (elogio agli ottoni). L'impianto originale dello spettacolo è quello di Jerome Robbins, ripreso da Joey McKneely. Spettacolo rapido, efficacissimo, costruito attorno a due quinte costituite da un groviglio di scale antincendio che, con pochi accorgimenti, diventano il negozio di Doc, quello di Anita, la casa di Maria. Lo spettacolo ha fatto il suo debutto europeo due anni fa a Francoforte, girando poi per il vecchio continente. Bologna è stata la prima tappa di una nuova tournee di sei mesi che toccherà Rotterdam, Dresda, Singapore, Tokyo...

Sul podio, Donald Cham, che due anni fa alla Scala diresse ancora una produzione di West Side Story e che lo vede spesso dirigere musicals vecchi e nuovi (da Cabaret a Il bacio della donna ragno e persino Gilbert & Sullivan). Funziona, anche se il merito va diviso al pari con l'eccellente compagine bolognese. L'intera compagine ballava, cantava, recitava con consumata abilità tra le scale antincendio e gli sfondi, seuggestivi, di foto in bianco e nero di una New York anni Cinquanta; meno entusiasmanti gli adulti, caricati fino all'insopportabile nei gesti e negli accenti. Tra i protagonisti, un plauso alla vivida Anita di Natalia Zisa e alla delicata Maria di Kirsten Rossi; deludente il Tony tracagnotto di Josh Young che, per quanto microfonato, si muoveva tra piani e falsetti, ma di voce, quella vera, ne tirava fuori ben poca. Sopratitoli precisissimi, successo trionfale, sold out.

Nello stesso anno, quel 1957, ricorda un delizioso programma di sala, avveniva la prima esecuzione dei Dialoghi delle Carmelitane di Poulenc (alla Scala), a Liverpool veniva inaugurato The Cavern (il locale dove esordirono poi i Beatles), viene pubblicato Quel pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda, Bergman gira Il posto delle fragole. Quasi quasi, mi viene un po' di nostalgia...

Sergio Albertini