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Ascanio in Alba
Festa teatrale in due parti KV 111
libretto di Giuseppe Parini
musica di Wolfgang Amadé Mozart
(Prima: Milano, Teatro Regio Ducale, 17 ottobre 1771)

Personaggi ed interpreti:
Venere – Monica Gonzalez
Ascanio, nipote di Venere – Romina Basso
Silvia, ninfa del Sangue d'Ercole – Cinzia Forte
Fauno, uno dei principali pastori – Desirée Rancatore
Aceste, sacerdote – Bernhard Bertchold

Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Modena
Direttore Ottavio Dantone
Maestro del coro Marcel Seminara
Regia di Michal Znaniecki
Scene di Luigi Scoglio
Costumi di Zofia De Ines
Coreografie di Aline Nari
Luci di Daniele Naldi

Nuovo allestimento del Teatro Comunale di Bologna in coproduzione con
il Teatro dell_Opera di Roma

Modena, Teatro Comunale, martedì 10 gennaio 2006

Dopo il successo ottenuto nel 1770 da "Mitridate", al quindicenne Mozart veniva commissionata un'opera celebrativa per i festeggiamenti del matrimonio imperiale tra Maria Ricciarda Berenice d'Este e l'arciduca Ferdinando. Uno schema estremamente convenzionale è il modello stesso della "licenza" barocca: Venere era Maria Teresa d'Austria in persona, pronuba delle fauste nozze tra il figlio Ascanio (l'arciduca Ferdinando) e Silvia (Maria Beatrice Ricciarda d'Este, nipote di Francesco III duca di Modena e figlia di Ercole Rinaldo, che avrebbe ereditato il trono nel 1780). Aceste, il vecchio sacerdote tutore di Silvia, è il duca Francesco III; Fauno, alla guida dei pastori che edificano Alba (ovvero la Milano rinnovata da Maria Teresa), è il potente e acutissimo Conte Firmian, plenipotenziario degli Asburgo per la Lombardia. La "festa teatrale" Ascanio in Alba conserva quindi un legame importante con la città di Modena e la stagione lirica del Teatro Comunale ha proposto un nuovo allestimento, prodotto da Teatro Comunale di Bologna e Teatro dell'Opera di Roma.

Il regista polacco Michal Znaniecki ha realizzato un grande banchetto nuziale, una specie di scatola magica dove, richiamandosi a tutti i topoi dell'Arcadia e del teatro barocco, ci sono apparizioni di ogni genere. Un grande tavolo argenteo, con stemmi delle rispettive famiglie si trasforma in un palcoscenico, in una cornice che inquadra l'apparizione della Dea, in una passerella dove le ninfe danzatrici si deliziano con i balli, che Mozart ha innovativamente fatto accompagnare dal coro. Anche i costumi rimandano alle nozze ducali senza cadere nella trappola pastorale. Znaniecki nelle sue note di regia ha subito chiarito quanto sia difficile oggi comprendere una Serenata teatrale del 18° secolo senza tenere conto del contesto storico e politico; attingere ad esso consente così una doppia visione, come nella prima scena in cui il coro dei milanesi rinuncia alla propria libertà o alla duchessa costretta alle nozze per salvaguardare la situazione della casata modenese. C'è, in questa bella regia di Znaniecki, l'eco teatro di stupore: apparizioni, carri fantastici, botole. Un gioco metateatrale condotto con raffinati incastri (sono gli invitati dell'Imperatrice a personificare, tra un tripudio di portate, pastorelli e ninfe. Di grande fantasia i costumi, che spesso alludono a mutazioni con elementi aggiuntivi, o, come nel caso di Maria Teresa, togliendosi di dosso il suo costume da imperatrice per svelare un abito abbagliante che la trasforma in Dea. La scenografia ideata da Luigi Scoglio, efficacissima, era attraversata da slittamenti di paratie nel fondale che ritagliavano inusuali spazi scenici, e di fondamentale importanza le luci di Daniele Naldi. Tra la stilizzata corte viennese, dai riflessi argentati, e l'intricata sfera di rovi contorti, i cambi di scena erano rapidi e di grande suggestione.

"Le Loro Altezze Reale" – racconta Leopold in una lettera che rende conto del successo ottenuto dall'Ascanio in Alba – "non solo applaudirono così tanto che due arie dovettero essere ripetute, ma, sia durante che dopo la rappresentazione, entrambi si sporgevano dal loro palco verso Wolfgang e manifestavano la loro graziosa approvazione escalmando "Bravissimo Maestro"".

L'unica recita al Teatro Comunale ha segnato il tutto esaurito ed una entusiasmante accoglienza da parte del pubblico alla fine dell'esecuzione. Se a Milano era il più celebre castrato dell'epoca, Giovanni Manzuoli, degno successore di Farinelli, a vestire i panni di Ascanio (Mozart lo aveva conosciuto durante il suo viaggio in Inghilterra), a Modena era Romina Basso, dai bei centri e il cui registro grave era di eccezionale morbidezza; Venere e Silvia così come il tenore, erano delle celebrità dell'epoca (la Falchini, la Girelli e Giuseppe Tibaldi); a Modena i panni di Silvia erano vestiti da Cinzia Forte, alla quale Mozart affida alcune delle pagine più belle di Ascanio, come la sua prima aria, in mi bemolle, che anticipa un certo incanto di Così fan tutte, e l'accompagnato seguito dall'aria Infelici affetti miei, in cui Silvia esprime una sorprendente profondità emotiva che sorprende ancor più se si pensa che Mozart allora era quindicenne. Cinzia Forte sa cogliere appieno tutta la malinconia della protagonista (ed in filigrana si intravede quella languida serenità che sarà una delle pagine finali di Mozart compositore, Io ti lascio, o cara, addio).

Autorevole la Venere/Maria Teresa di Monica Gonzalez e stilisticamente perfetto l'Aceste di Bernhard Bertchold. L'orchestra del Comunale di Bologna, sotto la guida attenta di Ottavio Dantone, ha eseguito con precisione stilistica ed nitore strumentale la partitura mozartiana, guardando più allo spirito della Serenata che al rigore filologico. Resta Desirée Rancatore, cui sono andati gli applausi più calorosi al termine della pirotecnica aria del secondo atto, che raggiunge un Sol sopra il rigo; se indiscutibile è la tecnica (onore al merito), spesso la facilità dei sovracuti fa perdere di vista il resto. La monotonia del canto, soprattutto nei recitativi (punto debole della Rancatore anche nell'Europa riconosciuta di Salieri, alla Scala, dicembre 2005). Inoltre, scenicamente, questo Fauno era la cosa peggiore da vedere; nel primo atto alla Rancatore la costumista appioppa un maxi-impermeabile che la attozza, e i suoi movimenti (più da pecoraro madonita che da Fauno arcadico...) andavano forse da Znaniecki meglio curati. Nel secondo atto Zofia De Ines la veste da Puffo Clorofilla, e la Rancatore, con le sue mossettine (si vedano quelle dopo il bacio della pastorella) aggiunge un tocco di involontaria comicità. Ma forse, anche il comico, in una festa teatrale, ha la sua ragion d'essere...

Sergio Albertini