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La Betulia liberata
Azione sacra in due parti su libretto di Pietro Metastasio
Musica di Wolfgang Amadé Mozart
(adattamento di Piero Rattalino)

Lisa Larsson, Barbara Bargnesi, soprani
Anna Rita Gemmabella, Alessia Nadin, mezzosoprani
Thomas Walker, tenore
Maurizio Lo Piccolo, basso

Orchestra I Pomeriggi Musicali
Ars Cantica Choir
Antonello Manacorda, direttore
Marco Berrini, maestro del coro
Valentine Barker, maestro al cembalo
Nicola Orofino, voce recitante

Milano, Teatro Dal Verme, sabato 14 gennaio 2006

Primo viaggio di Mozart in Italia. E' il 1771. Padova è una tappa lungo il rientro verso Salisburgo. Gli viene commissionato un oratorio su testo di Pietro Metastasio, da presentare probabilmente durante la stagione di Quaresima dell'anno successivo. Un oratorio, quindi, l'unico composto da Mozart; con le sue differenze formali dall'apore. Due atti anziché tre, un predominio della parte corale. La storia è quella biblica di Giuditta ed Oloferne, ben nota nel Settecento, ma vista con occhio obliquo. Oloferne, infatti, non compare, mentre i dettagli della sua decollazione vengono ampiamente cantate da Giuditta. Deuteragonista è invece il principe ammonita Achior, che in seguito al gesto omicida di Giuditta si converte. Il testo ha una solida qualità letteraria che adatta la storia alla specificità dell'oratorio/opera senza costumi dei tempi in cui lo spettacolo era proibito per farne un appello alla conversione. In questa prospettiva, il soggetto più che alla liberazione degli Ebrei assediati si accentra più alla perplessità che questa liberazione possa giungere da una debole donna, e quindi al relativo pentimento per la mancanza di fede. Da cui l'importanza dell'aria di Amital Con troppo mal viltà, una delle pagine più alte della partitura.

Importante è il ruolo dell'orchestra, in cui sono presenti ben quattro corni; ed è l'orchestra ad imporsi sin dall'ouverture in re minore. Alcune pagine sono premonitrici di capolavori ulteriori, come l'aria di Cabri Ma qual virtù non cede, il cui sol minore annuncia l'aria di Pamina nella Zauberflöte. Il giovane Mozart – cui I Pomeriggi Musicali stanno dedicando, all'interno della loro stagione, un preziosissimo percorso musicale – era sicuramente ben cosciente dell'ottima riuscita dell'aria di Ozia con coro Pietà, si irato sei; ancora, da segnalare l'ultima aria di Carmi, Odi, o Signor (di un fa minore intenso e drammatico) prepara il finale di Giuditta con coro, Lodi al Gran Dio, in cui Mozart utilizza il tonus peregrinus dei Vespri sul salmo In exitu Israel, evocante la liberazione del popolo dopo la schiavitù in Egitto. E l'aria parabola Prigionier che fa ritorno è logica e preziosa nell'evolversi dell'azione sacra. In una lettera del 27 luglio 1784 – un anno prima de Le Nozze di Figaro - sottolinea come ne La Betulia ci siano "uno o due pezzi di gran valore".

Forse il pubblico milanese che nel pomeriggio di sabato gremiva il Teatro Dal Verme non era unanime nel giudizio del compositore; nella prima parte numerosi sono stati gli abbiocchi, nell'intervallo ho visto fuggire una sia pur piccola, ma consistente parte del pubblico che poco aveva apprezzato la proposta. Che invece era preziosa per molte ragioni. Innanzi tutto, coerente con quanto in stagione, che disegna, in questo 250sima ricorrenza dalla morte di Mozart, un percorso tra i più interessanti tra quelli realizzati dalle istituzioni musicali italiane. Poi, La Betulia liberata, di raro ascolto, è davvero opera di grande interesse; Mozart aderisce al modello di oratorio italiano tardo barocco, con ampi recitativi, arie con virtuosismi vocali, un trattamento semplice del coro, un'orchestrazione massiccia. Il libretto del Metastasio era certamente noto a Mozart in quanto il conte von Firmian, nel 1770, gli aveva fatto dono di una edizione delle opere complete del poeta (una copia in similanastatica del libretto era distribuita agli spettatori).

La direzione di Antonello Manacorda è stata di grande trasparenza, attenta alle dinamiche e al giusto respiro delle voci, tutte giovani ma già importanti. Nei panni dell'eroina protagonista la salernitana Anna Rita Gemmabella (che sostituiva la preannunciata Marianna Pizzolato); impressionava il colore di autentico mezzosoprano, la densità della grana, la ricchezza delle sfumature espressive. Suo antagonista, il palermitano Maurizio Lo Piccolo, un basso che mantiene uno smalto brillante anche nel registro più acuto (impressionante l'esecuzione dell'aria Non vede il fole anima più superba); sciorinava con disinvoltura le impervie agilità della sua parte anche il tenore inglese Thomas Walker. Di rilievo anche la prestazione di Lisa Larsson e, nei due ruoli minori, di Barbara Bagnesi e di Alessia Nadin.

Sergio Albertini