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Renata Tebaldi - Profonda ed infinita
Con un'esposizione che sarà anche a Mosca e New York il Teatro Regio di Parma (Ridotto del Teatro Regio, dal 19 dicembre al 31 gennaio) rende omaggio, a un anno dalla scomparsa, all'artista che ha incantato le platee di tutto il mondo.

Ad un anno dalla scomparsa, il grande soprano Renata Tebaldi rivive nelle preziose testimonianze raccolte nella mostra "Renata Tebaldi profonda ed infinita". Proprio dal Teatro Regio di Parma, che l'artista ha tanto amato, nasce un progetto, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, a cui aderisce Mediaset.

Nel foyer del Teatro Regio sono esposti abiti e gioielli di scena, foto inedite e interviste televisive tratte dagli archivi di diversi importanti teatri, oltre a lettere e documenti che mostrano aspetti anche poco noti di Renata Tebaldi. Come la sua carriera ha preso il via, durante gli anni di studi, proprio da Parma, per toccare i più grandi teatri del mondo, cosi da Parma si inaugura il lungo viaggio che porterà la mostra nei più grandi teatri del mondo. Dal 3 al 28 febbraio 2006 l'esposizione si sposta al Teatro alla Scala, in marzo sarà alla Staatsoper di Vienna e successivamente al Teatro San Carlo di Napoli, e al Teatro Massimo di Palermo. Dall'autunno 2006 la mostra "Renata Tebaldi. Profonda ed infinita" sarà a Mosca, al Liceu di Barcellona, all'Opera di Tokyo e a New York.

Dalla pagella della prima elementare all'attestato della prima comunione, nella stanza che è dedicata alla Tebaldi privata si possono ancora notare due abiti, databili attorno agli anni settanta, che il soprano amava indossare nei suoi recital, uno plissettato, azzurro, di Rosita contrear ed uno di Hanae Mori, con grandi fiori color pastello. Una parte della mostra è dedicata ai ricordi parmensi; foto di una "Traviata" del 1947, di Renata in bici con gli amici a Langhirano, assieme a due splendidi costumi, quello della "Giovanna d'arco" (Napoli, 1951) e l'abito verde di Floria Tosca (Scala, stagione 1952/53).

Pubblico e privato si alternano: i cappelli di pelliccia, i tailleurs, mentre nella splendida sala del Ridotto campeggia una gigantografia che riproduce il suo addio alla Scala, nel 1974, con il soprano vista di spalle. Dinanzi la foto, un pianoforte, il suo abito, e tante rose bianche. Le fanno da cornice altri magnifici costumi: quello quasi minimalista disegnato da Giorgio De Chirico per la Margherita del "Mefistofele" di Boito (Scala, stagione 1951/52) e quello opulento, ricco di ricami e pietre preziose per una "Manon" a New York del 1967, la celebre "Fedora sancarliana del 1961 assieme alla Aida scaligera 1949/50, la Leonora della "Forza", lilla e azzurro, per il Met nel 1956 e la Cio-cio-san napoletana del 1958, e ancora la Floria Tosca col giacchino viola del San Carlo e della Scala. In una saletta, scorrono le immagini, ma soprattutto, si può ascoltare la voce, infinita e profonda, di Renata Tebaldi.

Sergio Albertini