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Krol Roger (Re Ruggero)
Opera in tre atti
Musica di Karol Szymanowski

Direttore Jan Latham-Koenig
Regia, scene e costumi Yannis Kokkos
Maestro del Coro Paolo Vero
Luci Guido Levi
Coreografia Giovanni Di Cicco

Krol Roger Wojteck Drabowicz
Roksana Elzbieta Szmytka
Edrisi Roy Stevens
Pasterz Ludovit Ludha
Archiereios Daniel Borowski
Dyakonissa Agnes Zwierko

Orchestra, Coro, Coro di Voci Bianche e Corpo di Ballo della Fondazione Teatro Massimo

Insolita scelta del repertorio per l'inaugurazione della stagione della Fondazione Teatro Massimo di Palermo, comunque interessante. L'opera di Karol Szymanowski presenta un tessuto strumentale ricco e spessissimo. L'orchestra del Massimo ha dato una bella prova sotto la bacchetta del direttore stabile Jan Latham-Koenig che si è dimostrato ad altezza della situazione con incisività ed energia. L'unico neo è stato un esagerato volume in alcuni momenti che totalmente inghiottiva i canrtanti in scena.

Il baritono protagonista, Wojteck Drabowicz nel ruolo del tormentato Re Ruggero è dotato di una grande vocalità con un volume enorme che domina magistralmente. Drabowicz ha una presenza scenica magnifica, un vero acquisto per il teatro lirico. Soprano Elzbieta Szmytka nel ruolo della seducente Roksana sfoggia un canto luminoso e di buon volume dipingendo una convincente moglie di Ruggero. Il tenore Roy Stevens è efficace nel ruolo di Edrisi. Sfortunatamente il Pastore del tenore Ludovit Ludha ha una voce troppo piccola per questo spessore orchestrale e troppo spesso non si riusciva a sentirlo. Peccato perchè nei pochi momenti senza accompagnamento orchestrale, la voce risultava gradevole e ben impostata.. Sufficienti Borowski e Zwierko nei ruoli comprimari.

Il coro della Fondazione ha dato una magnifica prova di sè sotto la direzione di Paolo Vero sfoggiando un suono morbido e generoso nella grande tradizione dei cori lirici italiani. Altrettanto convincente il coro di Voci Bianche ben preparato da Salvatore Punturo. Sembra che nel teatro lirico di oggi c'è sempre un "purtroppo", "peccato" o sfortunatamente". Anche in questa produzione, esiste quel "purtroppo". Purtroppo la regia, la coreografia, le scene e i costumi, salvo qualche isolata eccezione, non sono stati all'altezza della prova musicale. Regia senza particolare personalità o incisività, scene bruttine salvo la prima, coreografia dalla "Corrida" e costumi che sembravano uscire da un libro di Asimov, distraevano da quella buona musica. Luci di routine, poco ispirate e tendenti al troppo buio. Evviva la musica ed in questo caso, i musicisti! Portano buone speranze per la sopravvivenza del teatro lirico. Speriamo in un ritorno della lirica in mano ai musicisti e non più in mano ai ricercatori di effetti speciali momentanei, protagonisti della società "usa e getta". Quelli che usano il teatro e poi lo gettano.