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DON CARLO di Giuseppe Verdi

Filippo II, Re di Spagna – Andrea Silvestrelli
Don Cvarlo, infante di Spagna - David Sotgiu
Rodrigo, Marchese di Posa - Vladimir Stoyanov
Il Grande Inquisitore - Zelotes Edmund Toliver
Un frate – Ugo Guagliardo
Elisabetta di Valois – Michela Sburlati
La principessa d'Eboli – Tiziana Carraro
Tebaldo, paggio d'Elisabetta – Milena Josipovic
Il conte di Lerma – Francesco Zingariello
Un araldo reale – Silvano Paolillo
Voce dal cielo – Selma Pasternak

Deputati Fiamminghi - Ezio Maria Tisi, Arturo Cauli, Tiziano Antonelli, Giovanni Di Deo, Roberto Gattei, Daniele Macciantelli, Gianni Paci, Pierpaolo Palloni

Orchestra Filarmonica Marchigiana, direttore Gustav Kuhn
Coro Lirico Marchigiano "Vincenzo Bellini", direttore Matteo Salvemini
Banda Musicale "Salvadori", direttore Eugenio Gasparrini
Regia, scene e costumi di Lorenzo Fonda
Macerata, Arena Sferisterio, 16 luglio 2005

Un "Don Carlo" all'aperto, per quattro ore, senza grandi divi, senza provocazioni registiche. C'era di che preoccuparsi, forse. Ma siccome noi abbiam fede, siamo andati, senza aspettative particolari ma neppure con pregiudizi. La scelta di Gustav Kuhn è stata quella di optare per la versione in quattro atti (quella di Milano, 1884), ma proprio quella, senza tagli. E – pur in uno spazio aperto – Kuhn, che di vocalità se ne intende, ha calibrato massa e volume della sua orchestra (una Filarmonica Marchigiana di bel suono) in funzione dei cantanti, e nell'insieme – tolta qualche scelta di tempo che non abbiamo condiviso, come nella introduzione ad "Ella giammai m'amò" in cui persino Muti sembra uno che vada a rallentatore... – soddisfacente per la resa complessiva. Tuttavia, la massa orchestrale ha in più punti soverchiato le voci. Le voci, si diceva; non grandissime, non importantissime, ma di sicura professionalità e di – a meno di incidenti di percorso nelle scelte di repertorio – un futuro pieno di sorprese.

David Sotgiu (che sostituiva Francisco Araiza) ha solo tre anni di carriera, svolta con ruolo di lirico-leggero come Ernesto o Paolino; e tuttavia, è stato credibile come Infante di Spagna, per il bel timbro, luminoso, e per un accurato fraseggio; una sorpresa anche Michela Sburlati, voce ben timbrata, forse in un ruolo ancora da maturare tecnicamente (certi acuti suonavano metallici), e da riascoltare certamente in teatri coperti. Fraseggio inappuntabile, paletta dinamica ricchissima nella Eboli di Tiziana Carraro. Vera rivelazione, Vladimir Stoyanov, baritono bulgaro dai lunghissimi fiati, dalla grande tensione interpretativa, dalla dizione impeccabile; meno entuisiasmante Andrea Silvestrelli, il cui volume eccezionale mal si sposa con una emissione impastata,. giocata sempre sui toni del forte (anche se in "Ella giammai m'amò" riesce a trovare una maggiore ricchezza di sfumature). Interessanti tutte le parti minori (segnaliamo la presenza di Ugo Guagliardo quale frate). La regia di Lorenzo Fonda, autore anche di scene e costumi, non merita davvero alcuna considerazione. Meglio, molto meglio sarebbe stato se questi giovani e validi interpreti avessero avuto l'opportunità di eseguire l'opera in forma di concerto. La noia sarebbe stata minore, il buon gusto si sarebbe salvato.

Gino Balestrieri