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Werther, Drame lyrique in quattro atti di Jules Massenet
libretto di Edouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann, da Goethe

Personaggi ed interpreti:
Werther - Roberto Alagna
il borgomastro - Michel Trempont
Charlotte, sua figlia - Monica Baccelli
Albert, suo promesso sposo - Marc Barrard
Schmidt - Leonard Pezzino
Johann - Armando Gabba
Sophie, sorella minore di Charlotte - Nathalie Manfrino
Bruhlmann – Alessandro Inzillo
Katchen – Ivana Cravero
Gli altri figli del Borgomastro – Stefania Costa, Fiammetta Fanari, Roberta Nobile, Miriam Schiavello, Giulia Voghera, Carlo Alberto Italia, Alberto Occelli, Giulio Sanna

Orchestra e coro del Teatro Regio di Torino
Coro di Voci Bianche del Teatro Regio e del Conservatorio "G.Verdi" di Torino
Alain Guingal, direttore d'orchestra
Claudio Marino Moretti, maestro del coro
David Alagna e Frèdèrico Alagna, regia e scene
Louis Dèsiré, costumi

Torino, Teatro Regio, 26 giugno 2005

Prendi uno e paghi tre. Può succedere, con i Fratelli Alagna. Ma – a volte – i risultati non deludono. Per la nuova produzione del "Werther" al Teatro Regio, infatti, si respirava aria di famiglia. Persino nel foyer del teatro erano esposte sculture (dove si trovava l'eco un po' di tutto, dalle Diane dell'Art Deco' adAristide Maillol fino all'Art Brut...) dei due Alagna minori, David e Frédérico, responsabili della regia e delle scene dell'opera di Massenet. Sia detto subito: un "Werther" di assoluta tradizione, perché, come hanno dichiarato i due, "si vedono spesso messe in scena di opere in cui sul palcoscenico non rimane quasi più nulla: sono astratte e perciò considerate moderne...". Sarà forse per questo che, spostata la messa in scena nell'Ottocento, hanno riempito la stessa con un enorme fabbricato in mattoni con diverse finestre, preceduto da una leggera scalinata che termina su una stretta balconata. Eliminata l'atmosfera campestre ("mon petit ermitage", lo chiama il Podestà...), eliminato il fogliame, la fontana, il giardino, il povero Werther canta il suo inno alla natura guardando la moderna sala del Regio ed il suo pubblico. David e Frédérico, avendo in odio le messe in scena in cui "non rimane quasi più nulla", si sbizzarisscono un po' e fanno entrare dapprima un vero cane assieme a Johann e Schmidt, poi giunge una carrozza con un vero cavallo bianco che ritornerà sul far della sera a riaccompagnare Charlotte e Werther a casa, e addirittura, nel secondo atto, fanno entrare al galoppo Sophie su un cavallo baio Sophie!

La ricostruzione degli ambienti nei quattro atti è claustrofobica e, a tratti, interessante. Bello, ad esempio, l'effetto "tableau vivant" in cui tutta la famiglia del Podestà rimane immobile sulla scalinata, mentre Werther riflette "ah! Comme ils sont meilleurs qque moi!". Suggestivo, nel secondo atto caratterizzato dalla facciata greve e sevra di una chiesa gotica in pietra grigia che d'un tratto lascia intravedere, in trasparenza, illuminate dall'interno, le immense vetrate. Ridondante, nel terzo atto, lo studio in rosso (Conan Doyle ?) con un via vai di luci esterne, interne (le lampade, il caminetto), fin troppo rigorosamente geometrico ed un cembalo divenuto probabilmente oramai un fortepiano. IIrrisolto il quarto, con una immensa vetrata a tutta scena, due pareti laterali stracolme di libri (ambiente davvero patrizio per uno sfigato come Werther...) e tanta, tanta, tantissima neve di là dal vetro che fiocca giù...

Al pubblico è piaciuto, come pure la direzione, piuttosto generica e priva di voli, di Alain Guingal, indeciso tra una lettura cameristica ed una di stampo wagneriano, nonostante abbia diretto l'opera un centinaio di volte. Peccato, perchè l'orchestra del Regio (e le sue prime parti) è in grado di render Massenet meno sonnacchiante di quel che ha restituito Guingal... Il divo, però, era Alagna. E sebbene gli applausi non siano mancati, rimangono molte perplessità sulla sua interpretazione, discontinua, risolta con qualche "rubato" discutibile, una mancanza di naturalezza nel canto, certa spinta negli acuti, ed una ostinata monotonia espressiva. Un peccato, viste le indubbie qualità del tenore (che ha cantato sdraiato l'ultimo atto).

Magnifica la tormentata Charlotte di Monica Baccelli, di gran classe l'Albert di Marc Barrard e deliziosa, al suo debutto italiano, la Sophie di Nathalie Manfrino.

Sergio Albertini