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"La stagione 2005/2006 del Teatro Massimo è impostata sul tema dei "Nuovi Mondi". Questa scelta porterà il Teatro a presentare un programma in cui ogni opera è collegata ad un Paese o un'area geografica che ha particolare interesse e importanza nel mondo d'oggi per valenza culturale, politica, sociale ed economica: un'apertura della nostra Città, che tra l'altro storicamente è sempre stata un crocevia di culture e civiltà di varie provenienza, verso realtà da scoprire ed approfondire per un arricchimento di conoscenza del mondo d'oggi".

Credo che a leggere questo incipit qualunque persona di buon senso provi, come minimo, una sensazione che oscilla tra lo sganasciarsi di risa e una irritazione per la mancanza di rispetto dell'intelligenza degli abbonamenti. Torino, ad esempio, nella sua nuova stagione, allora è collegata all'Egitto ("Aida"), al problema della convivenza tra religiosi diverse ("Turco in Italia"), al potere politico statunitense ("Il Console"), al rispetto delle diversità Rom ("Carmen"), ancora alle turcherie ("Ratto dal serraglio")... Vedi in quel di Palermo cosa vanno ad inventarsi per cucire assieme una stagione assolutamente fatta di assemblaggi...

Mah... Chissà anche perché, nel comunicato stampa, disponibile anche on line, che presenta la nuova stagione 2005/2006 del Teatro Massimo si legge quanto segue: a proposito del "Re Ruggero", affidato alla regia di Yannis Kokkos, "Questo prestigioso artista ha già inaugurato con Iphigenie di Gluck, (diretta da Riccardo Muti) negli anni scorsi la stagione della Scala ed ha messo in scena, sempre alla Scala, Die Gotterdammerung di Richard Wagner". A proposito del regista Stephen Medcalf, che curerà "Il ratto del Serraglio": "La regia è firmata da Stephen Medcalf, prestigioso regista inglese già presente nei cartelloni del Covent Garden di Londra e La Scala di Milano" . A proposito di Georgina Lukacs, che debutterà nel ruolo di Turabdot: "un ruolo che le è stato richiesto nei maggiori teatri d'Europa, da Londra a Parigi, nei prossimi anni". Quasi che la citazione di quei teatri citati conferisse, di riflesso, prestigio al Teatro palermitano.

Diciamo che, vista da lontano, la programmazione in tutti questi ultimi anni è apparsa decisamente random, o affidata a scelte occasionali (la bellissima "Lulu" probabilmente decisa da Reck, "Persee et Andromede" o "Vanessa" o "Re Ruggero" sembrano figlie di Latham Koenig, "Lady in the Dark" giunta per vie traverse nella programmazione del Massimo, e Neschling – durato così poco – prometteva Gomes e tanto Richard Strauss). Mai un vero e proprio progetto. O almeno, non più. Negli anni che tutti tendono a dimenticare, siglati da una triade di veri uomini di teatro (Diliberto, Karl Martin e Girolamo Arrigo; uomini la cui formazione musicale e culturale era assolutamente lontana dal clima asfittico della provincia che oggi è diventata Palermo); arrivarono con cadenze costanti le opere del grande repertorio russo e il Novecento italiano post-Verdi (Respighi, Malipiero, Mulè, Zandonai, Montemezzi, Wolf Ferrari), il Rossini allora non proprio di repertorio (Otello, Turco in Italia, Tancredi, Le Comte Ory), e tanto, tanto altro che – per fortuna – resta documentato nella memoria...

Ricordo il cardiologo Giambrone presentare il progetto del "Diavolo in musica"; ad un "Faust" inaugurale sarebbero seguiti nientemeno che "Doktor Faust" di Busoni o "La damnation de Faust" con La Fura des Bauls, o ancora la "Lulu" avrebbe aperto il via alle espressioni del libertinaggio in musica (fu promesso un "Libertino" stravinskiano). E allora? Palermo pare abbia coprodotto (merito di Desderi? Non so) "L'Upupa" di Henze, che ha riscosso enormi successi laddove è stata presentata. Invece pare sia meglio omaggiare Mannino, già indimenticato "inauguratore" ante-Abbado del riaperto Teatro di piazza Verdi...

Questa stagione, che almeno sulla carta si fa forte persino degli enfants e delle mademoiselles du pays, sembra nascere ancora una volta da assemblaggi, talvolta con punte di eccellenza. Ma per avere il tal grande direttore o il tal grande tenore, si sa, basta solo pagare; per avere idee, ahimé, non ci sono soldi che bastano...

Sergio Albertini