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La Bohème, Scene liriche in quattro quadri (Torino, Teatro Regio, 1º febbraio 1896)
Musica di Giacomo Puccini, libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, dal romanzo "Scènes de la vie de Bohème" di Henri Murger

Personaggi ed interpreti:
Mimì – Svetla Vassileva
Musetta - Daniela Bruera
Rodolfo, poeta – Roberto Aronica
Marcello, pittore – Fabio Capitanucci
Schaunard, musicista – Massimo Cavalletti
Colline, filosofo – Carlo Cigni
Parpignol, venditore ambulante – Stefano Pisani
Benoît, padrone di casa – Domenico Colaiani
Alcindoro, consigliere di stato – Matteo Peirone
il sergente dei doganieri – Ernesto Panariello
un doganiere – Tino Nava
un venditore – Antonio Novello

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala di Milano
Maestro concertatore e direttore d'orchestra Rafael Frühbeck de Burgos
Maestro del coro Bruno Casoni
Coro di Voci Bianche del Teatro alla Scala e del Conservatorio "G.Verdi" di Milano diretti da Alfonso Caiani
Regia e scene di Franco Zeffirelli; regia ripresa da Marco Gandini
Costumi di Piero Tosi, ripresi da Alberto Spiazzi
Milano, Teatro alla Scala, mercoledì 15 giugno 2005 – seconda rappresentazione

Torna "Bohème". Torna che pare una festa, perché torna alla Scala, quella riaperta con "Europa riconosciuta" lo scorso 7 dicembre, e pure pare un secolo fa. Quante cose sono cambiate. C'era Muti, e non c'è più. C'era Fontana, e Meli, e Confalonieri, e Carrubba era Assessore Comunale alla Cultura. C'era Sergio Sablich, ma lui abita oramai altri cieli. Anche Raffaele Degrada. Ma è tempo di guardare avanti. Con fiducia. Torna "Bohème", dopo la splendida "Elektra", la magnifica "Donna di picche", il "Rinaldo" andate in scena agli Arcimboldi. E ora, che succederà al Teatro degli Arcimboldi ? Proviamo ad avere fiducia, Torna quel che qualcuno si ostina a chiamare il "grande repertorio", come se grande (più di Puccini ?) non foss'anche quello di Richard Strauss, il repertorio russo, quello barocco. Torna "Bohème", ed è quella che nacque per la sala del Piermarini il 12 marzo 1963. Più di quarant'anni fa. Torna "Bohème", ed è per la diciannovesima volta che torna. Nella versione Zeffirelli.

Per la prima volta, invece, sale sul podio scaligero per dirigere qui un'opera Rafael Frühbeck de Burgos. Che – dicono le cronache – alla prima è stato accolto dal loggione con qualche dissenso. Ora, che il settantaduenne direttore castigliano non abbia mai diretto un'opera alla Scala non è scandaloso. Ce ne sono tanti altri, e se ne è scritto e parlato abbastanza negli ultimi tempi, che non hanno mai diretto opere alla Scala. Che non salgano sul podio scaligero da anni anche gli Abbado, i Chailly, i Gatti, anche questa è cosa detta e saputa. Ma che Frühbeck de Burgos sia stato fatto oggetto di dissenso, questo appare ingiusto. Dal 2001 è direttore principale dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino, e – fermandosi solo a questa esperienza – ha lasciato nelle orecchie il ricordo di belle cose. Che poi, per l'opera, si richieda un respiro musicale diverso, una attenzione diversa alla vocalità, è cosa giusta. Allora, la prima domanda è: quanto tempo hanno provato assieme Frühbeck de Burgos, orchestra e doppio cast ? Quanto il Maestro ha potuto valutare, in una acustica a lui non nota, il dosaggio dei volumi ?

Sicuramente a me la direzione di Frühbeck de Burgos non è dispiaciuta. Ha realizzato appieno una "conversazione in musica"; non so se Frühbeck de Burgos ha ripensato a certo Strauss o a quella "Louise" di Charpentier che tanto vorrei un giorno alla Scala. Ma il telaio della sua interpretazione questa m'è parsa. Perché non si può far "suonare" Puccini se non lo si fa respirare nell'aria che tira, quella di Mahler e di Strauss. C'erano suoni aguzzi e spigolosi, comìè giusto che siano, ed abbandoni lirici, senza mai scivolare nell'enfasi e nella ridondanza. Certa trasparenza nel tessuto strumentale, e turgore quando avea da esserci. C'era il clima emotivo di "Boheme", c'era minuziosa attenzione all'evocazione melodica, mai Frühbeck de Burgos però calava troppo la mano sul coté malinconico, Difetto però non indifferente, un volume orchestrale esasperato, che inghiottiva letteralmente le voci. E se queste son state le ragioni del dissenso alla prima, le ragioni eran giuste.

Compagnia di canto piena di fremeti e baldanze, sulla scena. Bravi a muoversi, che in Bohème è importante tanto quanto saper cantare. Ma non il massimo dei cast possibili. Un cast giovane, perfettibile. Uniformità di accenti presentava il Rodolfo di Roberto Aronica. Squillo sicuro ("Che gelida manina" è in tono, o mezzo sotto ? Difficle dirlo), dizione chiara, ma – tolto qualche accenno di pianissimo, peraltro reso benissimo – sembra poco propenso a sfumare, a porgere la parola, oltre che la nota. Come spesso vien da scrivere: peccato. Perché la voce è di buona grana, e se hanno da esserci Rodolfi per gli anni a venire, Aronica ha diritto di prelazione. Ma ha da imparar l'arte sottile del canto, che non è solo note.

La Mimì della Vassileva è – innanzi tutto – bella da vedere. E' bruna e diafana, e magra, e alta. Niente a che vedere con le Mimì buffe e rotondette, tutte gote e culo. Funziona che è una meraviglia, in scena. Però non commuove. Grande limite, il colore/non colore della voce. Non solo non commuove, ma finisce con l'apparire mai spontanea, mai invasa dall'abbandono.Meglio il resto del cast, che naviga tra il corretto e il volenteroso. Ottimo il coro (c'erano dubbi ? Bravo Casoni), perfetti i bambini.

Lo spettacolo è quello noto, notissimo, arcinotissimo. Dopo quarantadue anni che lo si vede alla Scala, solo questo, sempre questo, per diciannove occasioni, c'è da riflettere; almeno tre generazioni e mezzo ritengono che "Boheme" abbia da essere con soffitta sghemba, con neve a fiocchi, con uomini sui trampoli, asini e cavalli (veri) in scena. Così che restano solo i supporti video (dvd e vhs) ad offrire alternative. Bellissimo il secondo atto – una delle cose migliori di Zeffirelli – nella gestione delle masse, nella naturalezza dei movimenti, nel farsi e disfarsi delle azioni. Un affresco di mobile quotidianità, dove – in scena come nella musica- emergono magnificamente tutti i piccoli episodi solistici. Applaudito dal pubblico scaligero sin dall'apertura del sipario.... Nota in margine: il 7 dicembre tutto quell'elogiare i piani mobili, le nuove tecnologie. E poi ? Due intervalloni per "Boheme" che sfioravano i quaranta minuti...

Sergio Albertini