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Una scala di seta ruvida

La Scala di Gioacchino Rossini
Farsa comica in un atto

Teatro Massimo di Palermo
Direttore Carmelo Caruso
Regia Luca De Fusco
Scene Antonio Fiorentino
Costumi Giuseppe Crisolini Malatesta
Luci Bruno Ciulli
Movimenti Coreografici Alessandra Panzavolta

Orchestra della Fondazione Teatro Massimo
Allestimento del Teatro La Fenice di Venezia

Dormont Riccardo Mirabelli
Giulia Patrizia Biccirè
Lucilla Gabriella Colecchia
Dorvil Mario Zeffiri
Blansac Ugo Guagliardo
Germano Marco Camastra

Per un po' di tempo abbiamo preferito non recensire gli spettacoli della Fondazione Teatro Massimo di Palermo per vari motivi. In questi ultimi anni è stato alquanto deludente il prodotto offerto e quindi altrettanto deludente scrivere spesso in luce negativa. L'appassionato della musica vuole tornare a casa entusiasmato, avendo assitito ad un avvenimento bellissimo. Nessuno desidera pagare circa € 70 per un posto in platea e tornare a casa deluso, depresso, derubato. Poi, sperando in questa nuova direzione, ancora a ranghi incompleti, senza un direttore del personale, un direttore alla produzione e adesso senza un vicepresidente, sembrava corretto concedere tempo per affrontare la situazione.

Per quanto questa produzione fa parte dell'operato di Pietro Carriglio, quando si accetta una posizione dirigenziale ed si è pagati per quel lavoro, si eredita tutto.....aspetti positivi e negativi, ed a nostro avviso si ha l'obbligo sacrosanto di assicurare il successo di quell'impresa o morire nella battaglia.....e di battaglia si tratta. Il futuro della lirica è momentaneamente precario. I teatri lirici sono quasi tutti indebitati molto al di sopra delle loro reali possibilità, partendo dalla Scala di Milano, passando per Firenze, Cagliari, Napoli fino a Palermo. Forse Torino si salva. Dove la Fiat nuota in acque agitate, almeno il Regio sembra salvo. Qualsiasi buon imprenditore sa che quando i debiti arrivano a questi livelli, la bottega fallisce e si chiude. E' chiaro a questo punto che il Sindaco Cammarata o è disinteressato nel teatro o è incapace di gestire la situazione nella stessa misura in cui è capace di sottoscrivere assegni in bianco a Davide Rampello per il suo festino e Kalsart. Che cosa non hanno capito gli uomini di Mediaset?......Che "direttore artistico" non è sinonimo di "direttore degli acquisti" e che qualsiasi persona istruita e colta potrebbe produrre degli avvenimenti artistici se si ha abbastanza denaro. Lo spessore e la sostanza di una dirigenza culturale si giudica nel momento in cui non ci sono soldi, escogitando ugualmente qualcosa d'interessante e di qualità. E' più di tre anni che aspettiamo, e sembra purtroppo, invano. La prima scelta di questa nuova direzione non promette originalità.......ci ricorda la direzione artistica di Marco Betta....un accopiamento di Barbablu di Bartok con un'altra operina di Jacques Ibert....prima "Angelique" adesso "Persée et Andromède".

Questa produzione Rossiniana rientra nel prodotto generico di poco interesse offerto negli ultimi anni dal Massimo ed è un peccato. L'idea registica di Luca De Fusco di una favola di animaletti in miniatura è interessante, ed accoppiata alle bellissime scene di Antonio Fiorentino e agli altrettanto bellissimi costumi di Giuseppe Crisolini Malatesta, aveva tutti i presupposti per un buon successo. Qui bisogna stendere un plauso agli allestimenti della Fondazione Teatro Massimo per l'adattamento delle scene. L'allestimento, che è della Fenice di Venezia, è stato prodotto per il Teatro Malibran a Venezia.....un teatro più piccolo del Massimo, e pure, grazie ai reparti degli allestimenti, le scene sembravano perfette sul grande palcoscenico di Palermo. Belle le luci di Bruno Ciulli ed efficaci i movimenti coreografati di Alessandra Panzavolta.....bellissimi i pipistrelli (acrobati Matteo Marchetta, Marilia Nascimiento da Cunha e Valentina Franchino).

Fin qui tutto bene. Sfortunatamente la musica nel suo insieme lasciava desiderare.....iniziando con l'orchestra nella sinfonia, che ci ha regalato interventi solistici un pò sottotono. Normalmente quest'orchestra suona molto meglio, ma si vede che il troppo tempo in altomare senza un timoniere ha fatto il suo effetto. I tempi del direttore Carmelo Caruso erano spesso talmente energetici da creare un completo scioglimento fra orchestra e palcoscenico. Almeno due volte durante la recita alla quale abbiamo assistito (quartetto e finale) l'orchestra faceva un tempo ed i cantanti ne facevano un altro ed era talmente evidente che anche lo spettatore che non conosceva l'opera se ne accorgeva. A prescindere di chi è la colpa, la responsabilità resta sempre al direttore d'orchestra. Clavicembalo poco presente con poche citazioni di routine, nessuna fantasia.

I cantanti, vestiti come vari animaletti variavano nel livello di qualità. Il Dormont, ovvero il capo topo di Riccardo Mirabelli è stato efficace nonostante la tessitura baritonale per un tenore. Il topo Giulia di Patrizia Biccirè è piuttosto ingiudicabile in quanto inudibile per il poco volume del soprano....una voce un po' piccola per il Teatro Massimo. In contrasto un altro topo, la Lucilla di Gabriella Colecchia è stata ben recitata e ben cantata con una solida vocalità di generosa misura. Il topo Dorvil (insomma quattro degli animaletti erano topi con tanto di orecchie, muso e coda) Mario Zeffiri sfoggiava un tenore sicuro.....voce non bella quanto estesa con un suono che ballava nelle note tenute ed estremi acuti forzati. Il re sopracuto alla fine della recita è stato brutto di qualità e di dubbioso gusto. Evviva i nostri super eroi......i veri vincitori della serata ovvero Batman e Robin. Il basso Ugo Guagliardo, il Blansac vestito da pipistrello, ed il baritono Marco Camastra, il Germano vestito da Corvo con tanto di becco, sono stati uno più bravo dell'altro per tutta la recita. Dotati di voce grave suadente e grande, musicalissimi con una recitazione disinvolta. L'aria di Camastra è stata uno dei momenti migliori dell'opera. Peccato che Batman e Robin si sono limitati a salvare la recita e non a salvare il resto.