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"Michele Strogoff", riduzione per marionette di Eugenio Monti Colla
Scene di Franco Otterio, costumi di Rugenio Monti Colla e Cecilia Di Marco
Luci di Franco Otterio
Regia di Eugenio Monti Colla
Piccolo Teatro Studio, Milano, 19-30 aprile 2005

" - Maestà, un altro dispaccio.
- Da dove?
- Da Tomsk.
- E, oltre questa città, la linea è interrotta?
- E' interrotta fin da ieri.
- Generale, fa' spedire ogni ora un telegramma a Tomsk, e tienimi informato.
- Sì, Maestà - rispose il generale Kissoff.
Queste parole venivano scambiate alle due del mattino, mentre la festa da ballo al Palazzo Nuovo era al colmo della sua magnificenza. Durante la serata, le fanfare dei reggimenti di Preobrazenskij e di Pavlovskij si erano succedute nell'esecuzione di polche, mazurche, danze scozzesi e valzer, tutti pezzi scelti tra i migliori del repertorio.".

Inizia così, "Michele Strogoff" di Jules Verne. Ho un rapporto antico, con Verne. S'era sul finire degli anni cinquanta, potevo avere otto, nove anni. Mia sorella per Natale aveva deciso (e successe per almeno altre quattro volte consecutive) di regalarmi un abbonamento a "Topolino". In omaggio, una copia rilegata (una rilegatura cartonata, ma molto spessa) di "Michele Strogoff"; copertina verde, con un disegno che ritraeva il "Capitano al corpo dei corriere dello zar". Ma acquistavo anche, con la mia paghetta settimanale, il "Corriere dei piccoli". Che nella terza pagina pubblicava – otto vignette a numero, con testo sotto – un altro testo di Verne, "Le tribolazioni di un cinese in Cina". Altre malie, altri incantamenti per la mia fantasia di bambino (sempre un po' malaticcio, e quindi facilmente lasciato tranquillo a letto coi suoi libri) giungevano da una sorta di "bibliothèque circulante" che giungeva nella mia scuola elementare (ospitata in una vecchia villa, la Lucchesi Palli, circondata da un parco, un laghetto, un ninfeo su un'isola, che il devastante degrado, morale e culturale, che abita Palermo da sempre, ha annullato in una selva di condomini anni Sessanta).

Così, in un Teatro Studio come sempre affollato di generazioni a confronto, è andata in scena la "prima" di "Michele Strogoff". Uno spettacolo scritto per il Theatre National Bordeaux Aquitaine, in occasione del centenario della morte di Jules Verne (a proposito, se volete vedere la sua suggestiva sepoltura visitate questa mia pagina: http://guide.supereva.com/liberty_e_deco/interventi/2004/12/187245.shtml ). Ma tornando all'inizio, la perfezione di questo spettacolo (tanti piccoli tesori celati con nonchalance nel corso delle due ore) s'apre proprio nel salone da ballo di Palazzo Nuovo. S'ascolta la "Polonaise" dall'"Evgenij Onegin" di Cajkovski, per ricreare proprio quel clima (musicalmente e drammaturgicamente perfetto) di "polche, mazurche, danze scozzesi e valzer". E ancora – per restare in ambito musicale – nel corso dei primi quadri, che delizia sentir in sottofondo "Nelle steppe dell'Asia centrale" di Borodin! Mai scelta fu più appropriata. E pure, nel programma di sala, non c'è indicazione di chi abbia curato le musiche. Chiedo troppo se qualcuno me lo fa sapere?

Lo spettacolo, si diceva. Probabilmente qualcosa va ancora rodato (i fondali durante il viagggio in nave han fatto un po' le bizze, e i blocchi di ghiaccio sul fiume giungono dalle due direzioni, persino controcorrente...), ma lo spettacolo è a dir poco superbo. Tra i momenti, tantissimi, di grande riuscita, il Quadro II del primo atto, sul treno da Mosca a Njni-Novgorod; lo scorrere del fondale, i sussulti dei passeggeri, il velluto rosso dei sedili è d'una suggestione unica, così come strepitosa (ha strappato al pubblico il primo appaluso a scena aperta) è la scena alla fiera, con i due acrobati e persino il teatro (dei burattini) nel teatro (delle marionette). La risalita notturna del Volga a bordo del "Caucaso", la bufera sui monti Urali (con le gocciole di pioggia fissate sui fili e le nuvole nere in movimento sul fondo, magnifiche!) e il doppio passaggio del "tarentass" (così come un sorriso aveva strappato agli adulti il quadro precedente della stazione di posta a Perm, con le teste dei tre cavalli che masticano fieno...). Ma veri e propri coup-de-theatre sono lo scoppio della vetrata dell'ufficio del telegrafo alla fine del primo atto, o l'arrivo dell'orso, con relativo scuoiamento e pelle rossa a vista e il volo di tre avvoltoi (altro applauso a scena aperta); ma quanta cura nei particolari, dal passaggio della lettera al piccolo momento in cui, sulla spianata davanti alle tende dell'Emiro, passano i prigionieri ed uno di essi cade a terra in seguito allo scalpiccio di un cavallo irrequieto!

Bellissima la scena sulla zattera, strepitoso lo scoppio degli incendi (e che realismo! Dalle fiamme rosse al fuoco color giallo, al fumo, fino allo spegnimento) nell'assedio a Irkutsk. Trecento marionette, di cui cinquanta interamente nuove, costumi degni di un Oscar. Ed anche le diciotto scene, suggestive, appropriate e magiche assieme. Se andate a rivedere la sterminata filmografia di "Michele Strogoff" vedrete che il protagonista dei Colla supera l'Akim Tamiroff del '37 (un film RKO) ma anche il Cvurd Jurgens di Carmine Gallone del '56 e il John Philip Law del 1970!!! Applausi, sinceri ed intensi, al solido gruppo dei tredici marionettisti e visita al dietro le quinte. I Tartari a cavallo (già ladroni in "Aladino" hanno una tale ricchezza costruttiva, dai denti all'occhio guercio, che non sempre la distanza dalla scena permette di apprezzare. E se quel benedetto Teatro Girolamo tornasse ai Colla?

Sergio Albertini