I cookie ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Utilizzando il nostro sito accetti l'uso dei cookie. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, visualizza la nostra cookie policy.

Tredici è un numero che, secondo molti, è foriero di scalogna. E pure, nella Napoli che crede al malocchio e alla fattura, uno dei tredici italiani (parlo di Enti-Fondazioni) prosegue con coraggio e fortuna il suo percorso. Al San Carlo una “Walkiria” come se ne vedono e se ne ascoltano raramente anche in Europa, e al di là dell’Atlantico. I meriti sono molteplici: in primis, ci metterei Gioacchino Lanza Tomasi, che è uomo di cultura (vera), che ha un bagaglio (reale) non dietro di sé ma con sé. E spiace a me, palermitano, che il Teatro Massimo abbia scelto anni fa altro Sovrintendente, le cui scelte (e non scelte), le cui strategie non ho mai condiviso e spesso criticate. Chissà, se s’avesse avuto il coraggio di scegliere fuori dalle logiche di appartenenza...

Ma tant’è. Napoli ha un ottimo Sovrintendente, e questa “Walkiria” ne è l’ennesima conferma. Meriti, si diceva. Di un regista (d’estrazione teatrale) come Federico Tiezzi, che ha riportato l’epopea nibelungica entro i confini – più facilmente decifrabili dal pubblico, forse – di un dramma borghese del secolo scorso, C’è chi molto ha criticato lo spettacolo, nostalgico di un modo antico (e per essi, sempre buono) di fare l’opera. Rilanciando anatemi sul recente (e riuscitissimo) “Elisir”, sempre al San Carlo. Chissà perché se c’è un cubo alla Scala in “Macbeth” si urla (istericamente) alla meraviglia, se lo si fa al San Carlo, si sputacchia fiele… Invece l’installazione-scenografia di Giulio Paolini, le luci di Luigi Saccomandi, i costumi di Giovanna Buzzi rendevano “up-to-date” un modo di fare teatro d’opera da cui non si dovrebbe e potrebbe tornare indietro… Grande successo di pubblico per la parte musicale. Straordinariamente capitanata da Jeffrey Tate, che per la stagione in corso prenderà il posto di Gary Bertini, il direttore musicale del San Carlo da poco scomparso. Brunhilde inquietante e possente era Jane Casselman, Sigmund di eccezionale tecnica era Christopher Ventris, Sigliende di intensa partecipazione Petra Lang, tormentato il Wotan di Peteris Eglitis. Ottime anche Lioba Braun (Fricka) e Kristinn Sigmundsson (Hunding) e le otto walkirie.

Sergio Albertini