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Pietra miliare della Rossini renaissance Semiramide ha iniziato il suo secondo corso di vita nel 1963 al Teatro alla Scala grazie alla presenza di Joan Sutherland massima espressione della vocalità belcantistica del secolo appena conclusosi. Quest'opera rappresenta anche il più grande monumento della vocalità in cui sarebbe vano ricercare una drammaticità non dico verdiana,ma neppure romantica,in quanto il gusto delirante dell' ornato unito ad una monumentalità dell' impianto espressivo portano a contrasti grandiosi che costituiscono l' essenza dell' opera barocca in quanto Semiramide si può considerare tale e con essa la summa e la fine di tale tipo di estetica musicale. Il Teatro dell'opera di Roma in occasione dei 125 anni dalla inaugurazione della sala Costanzi ha scelto la stessa opera che allora la inaugurò.

Le cronache del tempo ci parlano di una serata non felicissima causa una compagnia di canto non all' altezza della complessità esecutiva di questa opera.L' attuale edizione pur avendo incontrato un buon successo di pubblico in parte può rispecchiare ciò che avvenne nel 1880 per lo meno alla recita in questione. Infatti il cast composto da elementi delle due compagnie scelte per le varie recite mostrava aspetti positivi ed altri discutibili. L' elemento meno adatto è il soprano chiamato ad impersonare il ruolo della protagonista. Annarita Taliento infatti non possiede nulla del soprano cosiddetto Colbran (dal nome della prima interprete e moglie di Rossini) in quanto la sua voce che dovrebbe essere di baricentro mezzosopranile con facilità nelle roulades acute in realtà è estremamente debole al centro e soprattutto manca dell' accento e del peso grande declamatorio richiesto in tutti i recitativi e specialmente nella grande scena conclusiva del primo atto.

Decisamente migliore la prestazione nel ruolo di Arsace di Daniela Barcellona che un fisico particolare la rende scenicamente molto adatta ai ruoli " en travesti " .La sua voce non è propriamente di contralto come prevede l' autore, infatti la tessitura del ruolo non sale oltre il sol diesis acuto solo di passaggio ed insiste particolarmente nella zona centrale. Il centro della Barcellona è piccolo e oscurato artificialmente ma conoscendo lo stile della coloratura rossiniana soprattutto quella non propriamente di forza ella ottiene i risultati migliori nei passi elegiaci.Altro elemento prezioso nel panorama degli specialisti rossiniani e' il tenore Antonino Siragusa che nonostante un timbro non molto aulico sfodera agilità molto precise e facilità nelle alte tessiture .Ottimo nella seconda aria di Idreno. L'elemento più interessante della serata è il giovane basso Ugo Guagliardo che debuttava il terribile ruolo di Assur il più complesso del Rossini serio sostituendo all'ultimo momento uno dei due bassi titolari del ruolo. Dotato di un' eccellente musicalità e sapendo manovrare col fiato la voce in maschera ha potuto cantare nel vero senso della parola il ruolo senza forzature e disuguaglianze timbriche (questo in realtà è il segreto della vocalità rossiniana) ed eseguire correttamente la coloratura differenziando i vari stati d' animo del personaggio rendendo la scena della pazzia il momento migliore della sua prestazione.Se manterrà questa promessa Rossini avrà un basso prezioso per i ruoli scritti per Filippo Galli. Senza infamia e senza lode l'Oroe di Mirko Palazzi e i due comprimari Azema e Mitrane.

Buona e affidabile come sempre la bacchetta di Gianluigi Gelmetti che seguendo l'edizione critica preparata dalla Fondazione Rossini di Pesaro esegue praticamente tutto tranne alcuni dacapo di cabaletta. Qualche taglio ai recitativi gioverebbe alla pazienza del pubblico. Lo spettacolo è firmato al completo da Pierluigi Pizzi . Scena unica bella in se stessa, come d'uso per Pizzi, un po' noiosa da vedere per circa 4 ore consecutive senza nessuna variazione. Non particolarmente interessante la regia anzi cervellotica la scelta di ridurre Semiramide da regina guerriera come ella stessa si definisce ad una nevrotica che in mancanza di tranquillanti ogni tanto se ne va a letto a farsi un sonnellino ristoratore in quanto il suo letto completo di cuscini e trapunta sta sempre al centro della scena. Buon successo di pubblico.

Romolo Guglielmo Gazzani