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Il Teatro Massimo ha perso una grande occasione con questa produzione della Bohème di Giacomo Puccini. Dopo tre anni di inadeguata gestione, alquanto impopolare da parte del centrodestra , quest'opera era un'occasione per riavvicinarsi al pubblico siciliano e palermitano in particolare.

Occasione persa.

La regia del rinomato Giuseppe Patroni Griffi mancava di giovialità e di spontaneità, del gusto e del sapore giovanile. Regia accompagnata dalle scene a dai costumi di Aldo Terlizzi che si rivelano funzionali nel loro compito. Certo, considerando che questa è stata la produzione per il Centenario Pucciniano, ci si aspettava qualche cosa di più. Le luci di Bruno Ciulli sono state efficaci per il gusto di Patroni Griffi.

Donato Renzetti ha messo in risalto le sue grandi doti di tecnica direttoriale. Ah, se ci fossero più direttori d'opera in giro per l'Italia come lui in questo momento. Al contrario di altri, Renzetti dimostra un equilibrio notevole rispettando i dettami di Puccini, senza strafare e senza esagerazioni. L'Orchestra del Teatro Massimo suona bene con un direttore di questa portata dimostrando tutte le sue capacità finora spesso messo in ombra dai mediocri chiamati a dirigerla. Benissimo il Coro della Fondazione preparato dal M° Fulvio Fogliazza sfortunatamente prossimo a partire. Bene anche il Coro delle Voci Bianche preparato da Salvatore Punturo anche se i solisti del "Cavallin" dispongono di un volume troppo debole per un teatro grande quanto il Massimo. Peccato che il Teatro non investe di più nei progetti satellitari per lo sviluppo dei giovani talenti come negli anni Orlandiani: "Piccoli Danzatori", "Coro delle Voci Bianche", "Operalaboratorio", "Antonio il Verso". Bisogna riconoscere che allora il teatro ha avuto il suo tornaconto per l'investimento e la politica il suo tornaconto dalle famiglie che hanno visto i propri figli protagonisti della vita culturale della città. L'attuale dirigenza politica ci ha ridotti tutti a consumatori televisivi......il problema è che tanti non trovano questo abito della giusta misura e rifiutiamo di indossarlo. Si può sempre cambiare sarto... per chi vuole capire.

Il Massimo ci ha fornito di ben tre compagnie di canto. Dei "Rodolfo", di gran lungo superiore ci è apparso Massimiliano Pisapia con una voce calda, adatta, squillante. Pisapia è un buon attore e dispone di un bellissimo Do acuto. Walter Fraccaro, nonostante la vocalità funzionale risulta provinciale nell'interpretazione. Raul Melo è musicalmente preparato e attento, ha dei buoni acuti e un bellissimo Do ma ha delle pecche vocali nel centro della voce dove c'è poco volume e un suono un po' duro.

Il "Schaunard" di Marzio Giossi certo non spicca per la qualità vocale quanto per le sue qualità musicali. Invece Gianfranco Montresor spicca per entrambe. Il "Benoit/Alcindoro" di Giuseppe Riva è di lusso in quanto Riva non fa la solita macchietta, presenta una vocalità superiore, e meriterebbe un ruolo soprattutto vocale più importante. Mentre Giancarlo Tosi è bravo e convincente.

La "Mimi" di Hasmik Papian presenta una voce generosa decisamente adatta alla grandezza del teatro. Risulta solo un po' lenta rispetto all'orchestra. Raffaella Angeletti spicca per musicalità con una voce altrettanto adatta. Purtroppo è troppo aggressiva e drammatica, tralasciando del tutto la dolcezza di Mimi. Rosa Ricciotti è vocalmente inadatta al ruolo con seri problemi vocali nella zona acuta mentre è generosa nella sua interpretazione.

Il "Marcello" di Domenico Balzani è musicalmente ineccepibile ma vocalmente non all'altezza della generosità del suono della Papian. Carmelo Corrado Caruso è il Marcello migliore che canta con estrema intelligenza. Luca Salsi dimostra una grande spontaneità con una vocalità generosa ma non tutti gli acuti risultano a fuoco o ben immascherati. Data la giovane età, dovrebbe risolvere questo aspetto per assicurarsi la buona carriera che merita.

La "Musetta" di Donata D'Annunzio Lombardi è dotata di sex appeal e nient'altro. Sabrina Vianello è una Musetta corretta ma debole di volume e insufficiente nell'interpretazione. La Musetta di Rossana Potenza è la migliore di tutte con più volume e complessivamente la più completa.

Il "Colline" di Enzo Capuano risulta incolore mentre Franco De Grandis è un poco meglio, ma tuttedue hanno problemi con il famigerato Mib nell'aria.

Eccellente il "Parpignol" di Antonio Li Vigni che canta la particina con la vocalità di un Rodolfo. Bravi Daniele Bonomolo (Sergente), Gianfranco Barcia (Sergente) ed Antonio Barbagallo (Doganiere) ascoltati nelle prime recite.

Bene, tutto sommato adesso si capisce perchè il regista Franco Zeffirelli ha rifiutato di portare il suo rinomato allestimento e la sua regia a Palermo. Si condivide l'inadeguatezza della situazione e della compagnia alle esigenze di un Zeffirelli e non si può attribuire questa ennesima occasione persa alla nuova dirigenza del teatro anche se il CdA è sempre lo stesso. Speriamo solo che l'allievo Lorenzo Mariani non deluda le aspettative del suo maestro Zeffirelli e che il sovrintendente Antonio Cognata non deluda l'efficacia dirigenziale del suo mentore precedente, il compianto Ing. Attilio Orlando (uno dei pochi sovrintendenti che non ha lasciato buchi nel bilancio... come eredità).