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La prima cosa che lascia l’amaro in bocca è tutto quello che questa produzione di “Vespri Siciliani” di Giuseppe Verdi poteva essere, ma non è stata. Poteva essere un evento culturale europeo, non solo italiano…..invece è rimasto il lavoro incompiuto locale. Non c’era tempo adeguato per scritturare una compagnia di canto di primo livello, nonostante alcuni buoni professionisti impegnati attualmente. Non c’erano i soldi per il balletto, allora si è tagliato. Nonostante i bellissimi elementi scenici dell’allestimento di Ezio Frigerio, gira e rigira, sono sempre quelli….. scena limitata sicuramente dai soldi a disposizione. Da notare anche il teatro più di metà vuoto. Le conclusioni sono facili da trarre: la totale assenza di dirigenti con la preparazione musicale specializzati nella lirica, la cattiva aministrazione dei soldi ormai da troppo tempo, la mancanza di un coordinamento fra un ufficio stampa e un ufficio marketing (si, egregi signori, intanto il pubblico non c’è e non parlateci di cattivo prodotto…un bravo venditore vende), un consulente pagato per curare l’immagine del teatro, (che non è mai stata così bassa)……chiediamo la restituzione dell’onorario o aggiungiamo anche risarcimento danni? Ahimè, ahimè, crediamo che se i muri del magnifico Teatro Massimo potessero reagire, vomiterebbero fuori tutto il vertice, politici e appuntamenti/amicizie politiche per prima…come un piatto indigesto. Altro che amaro o grappa….qui ci vorrebbe il lavaggio gastrico e antibiotici per giorni per annientare i microbi in assediamento al bellissimo Teatro Massimo. Ma ritorniamo ai Vespri.

L’opera, si è detto ripetutamente non all’altezza di un’Aida o un Rigoletto…..sbagliato: il terzo, quarto e quinto atto sono Verdi D.O.C. con un bellissimo duetto baritono – tenore, un terzo atto finale entusiasmante, un bellissimo duetto soprano – tenore e un quartetto da capogiro per citare alcuni momenti musicali. E’ così che si vende al proprio pubblico il prodotto…..trattandolo come figlio di un Dio minore? Notiamo la magnifica operazione pubblicitaria della Scala nei confronti dell’”Europa Riconosciuta” di Salieri….alla fine sembrava un bene culturale nazionale. 

L’allestimento di Frigerio è bellissimo, geniale nell’utilizzo di così pochi elementi, ed è un capolavoro delle maestranze del Teatro Massimo e dei laboratori di Brancaccio. Il mare di cartapesta è fantastico e dà sempre la sensazione dell’agitazione sia del mare che del Vespro Siciliano. I costumi di Franca Squarciapino sposano bene il lavoro di Frigerio come le luci di Vinicio Cheli. La bellezza dell’allestimento da solo meritava una campagna pubblicitaria. Purtroppo la regia di Nicolas Joel è di routine con qualche defaiance per il libretto. I Siciliani cantano la parte dei francesi e vice versa.

L’orchestra diretta da Ralf Weikert è un po’ macchinosa nella Sinfonia ma migliora durante il corso della recita con l’eccezione del "solo" del fagotto che è decisamente stonato. Weikert è un professionista ma non porta particolare inspirazione o dimensione alla direzione musicale di questi Vespri. Non c’è traccia di un approfondimento musicale nella resa. Dinamiche scontate quando ce ne sono e un assenza di utilizzo dell’accompagnamento orchestrale messo a disposizione da Verdi. Avremo ascoltato volentieri una direzione sicuramente più Verdiana dal Messinese Maurizio Arena. 

Vincitore assoluto della serata, il magnifico coro di voci vere ed importanti di cui il Teatro Massimo dispone. Bravo il Maestro Fulvio Fogliazza che ha messo un suono bello, nitido e generoso al servizio dell’opera di Verdi e con dinamiche! (Certo il ballo era un po’ ripetitivo….presumiamo la coreografia era del regista.)

Il “Guido di Monforte” di Giancarlo Pasquetto sarebbe adeguatamente imponente e convincente se non fosse calante per tutta la sua aria. Janez Lotric “Arrigo”, sicuramente ha il peso di voce necessario per cantare Verdi e gli acuti sicuri (un bellissimo Re bemolle alla fine del 1° atto e un bellissimo Re naturale nel quinto atto) ma canta sempre forte con un suono occasionalmente nasale tralasciando il fraseggio Verdiano. “Giovanni da Procida” (Marco Spotti) dispone di una voce di basso notevole ma delude le aspettative dopo le prime due frasi dell’aria “O tu Palermo”, ancora una volta manca l’elegante fraseggio Verdiano che uno si aspetta. Il soprano Amarilli Nizza è una buona professionista ma manca il volume per questo Verdi in questo teatro soprattutto nella zona centro grave dove “Elena” canta una buona parte dell’opera. La Nizza è sicuramente uno dei cantanti più musicali sul palcoscenico, ma quando canta forte sembra al limite delle sue possibilità fisiche, e canta talmente forte e pesante “Mercè, dilette amiche” che manca di grazia e del brio tipica della sposa. Qui ci ricordiamo che Verdi componeva per i migliori cantanti Rossiniani dell’epoca e dunque le sue cabalette richiedono una tale facilità e padronanza virtuosistica, che forse i direttori di casting e/o produzione dovrebbero studiare prima di affidare questi ruoli a bravi professionisti, inadatti ai ruoli in questione. Promettente la giovane mezzosoprano Giovanna Lanza nel ruolo di “Ninetta”. Completavano il cast Manrico Signorini (Bèthune) con voce importante, Carlo di Cristoforo (Vaudemont), Domenico Ghegghi (Danieli), Fabio Zagarella (Tebaldo), Bruno Iacullo (Roberto) e Paolo Zizich (Manfredo).