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Stagione numero 51, per la Wiener Kammeroper. E cosa di meglio, per Vienna, che inaugurare con un Mozart in versione buffa ? Ecco allora di scena "La finta giardiniera" affidata alla regia di Elaine Tyler Hall. "La finta giardiniera" ebbe la sua prima esecuzione nel 1775, e il pubblico rimase certamente colpito dalla ricchezza dei sette caratteri presentati nell'opera, nessuno dei quali può definirsi comune: Belfiore crede d'aver commesso omicidio, Sandrina e Nardo sconoscono le loro reali origini, Serpetta e Arminda sono donne malmaritate, il Podestà – contro ogni convenzione – è innamorato di una fanciulla di classe infeiore e Ramiro è amareggiato dai suoi fallimenti amorosi. Un vero concentrato di eccentricità, dichiara la regista, che li porta – nel loro insieme – a scatenare situazioni esplosive.

L'aspetto serio è che, nel loro profondo, questi sette personaggi sono in cerca d'amore, ma non solo; ognuno di essi vuol sfuggire ai limiti imposti loro dalle convenzioni sociali. Serpetta, cameriera, pensa di utlizzare il proprio charme femminile per divenire una vera e propria "signora"; Arminda potrebbe divenire contessa usando la propria caparbia determinazione; Belfiore spera di scampare alle leggi, il Podestà di acquisire una giovane e procace moglie... Elaine Tyler Hall ha identificato uno stesso clima attorno al 1920; il periodo dopo la Prima Guerra Mondiale è stata una stagione piena di contraddizioni, i famosi "Ruggenti Anni Venti", ma anche gli anni della Grande Depressione.

Enormi sviluppi tecnico-industriali, e assieme crisi economiche collassanti. Il mondo cambiava rapidamente, le donne acquisivano il diritto al voto, i lavoratori acquisivano consapevolezza dei loro diritti, l'aristocrazia perdeva il proprio dominio ed era disponibile al compromesso. Per queste ragioni una messa in scena de "La finta giardiniera" negli anni Venti del 20° secolo risulta ampiamente credibile. E non solo. Quelli sono anche gli anni di un revival nell'impianto, la cura ed il design dei giardini, probabilmente per ricreare un ordine in un mondo che era piombato nel caos e nella distruzione della Grande Guerra. Il giardino, d'altronde, è sempre stato una metafora dell'armonia. Questa edizione della "Finta giardiniera" è diretta da Joii Hattori con un cast di giovanissimi: Peter Lurié, Anne-Laure Kènol, José Aparicio, Beata Marti, Eva Maria Riedl, Noè Colin, Claudia Guarin. Dal 7 ottobre al 20 novembre, per 19 recite.

In prima europea va in scena "Avenue X", un musical a cappella su soggetto e testi di John Jiler e musica di Ray Leslee. Un musica senza orchestra, cantato nello stile dei Comedian Harmonists, ma assorbendo appieno il sound del rock 'n' roll, del gospel, del blues, del jazz, del rap e dei ritmi Afro-Americani in una storia di amore ed odio, di paure e di sogni di una intera generazione giovanile. Dirige Michael Schnack, regia di Alonso Barros, scene di Cordelia Matthes, luci di Harry Michlits. Dal 16 dicembre al 29 gennaio, per 18 recite. Per la prima volta in Austria (incredibile, ma vero!), un masque di John Blow, "Venus and Adonis", in una versione che propone anche musiche di Henry Purcell. La corte di Re Carlo II sarà ricostruita da Daniel Angermayr e Thomas Görge, registi e scenografi, dalle luci di Lukas Kaltenbäck; sul podio, Bernhard Klebel. 18 recite, dal 24 febbraio al 9 aprile.

Altra prima austriaca per "Moskwa, Cheremushki" di Dmitri Sostakovic, operetta in tre atti che porta il numero d'opus 105 su libretto di Vladimir Mass e Mikhail Cherevinskij. Una brillante satira sulla corruzione e sulle pianificazioni urbanistiche della Mosca anni Cinquanta, trasudante ironia musicale in un mix di Lehar, Offenbach e Cajkovskij. Dirige Daniel Hoyem-Cavazza, regia di Nicola Raab, scene di Duncan Hayler, luci di Harry Michlits. 15 recite, dal 7 maggio all'11 giugno. Al Fleischmarkt di Vienna, nei mesi di luglio e agosto, verrà eseguita l'opera comica di Gaetano Donizetti "Rita, o il marito battuto", storia di un involontario menage à trois, grottesco ed esilarante. Dirige Daniel Hoyem-Cavazza con la regia di Paul Flieder e le scene di Maxi Tschunko.

Jurgen Muller