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Venerdì 5 e sabato 6 novembre, ore 21, in prima nazionale, “Tigers in the tea house”, una coproduzione Atelier de Paris Carolyn Carlson, Teatro Comunale di Ferrara, Teatro di Chiasso, coreografia di Carolyn Carlson, musica originale di John Boswell, con i danzatori Yutaka Takei, Zeng Whu, Won-Myeong Won. Luci di Emma Juliard, costumi di Tajung-Lina Wu e Yusuke Otsuka, scene di Euan Burnet-Smith. “Ho conosciuto tre danzatori dotati di un’energia e una profondità davvero straordinaria. Tigri in riposo che scattano all’improvviso con un’energia indomita, immagini della poesia meditativa che si trasforma in azione”.Carolyn Carlson aggiunge un nuovo e prezioso tassello ad un personalissimo percorso coreografico che ha le proprie radici nello spiritualismo delle filosofie orientali.

Seguendo le regole della “cerimonia del tè, noi siamo gli ospiti e lei è la maestra di una cerimonia intima, magnificamente ispirata e interpretata da tre danzatori che sembrano non conoscere limiti.Tre uomini in un giardino chiuso. Uno scroscio d’acqua, un suono di passi lontani. Un abbaiare improvviso che turba appena la pace del luogo. Una danza vorticosa, calma, potente, che poco a poco si trasforma per raccontare la paura e la collera, linvidia, il desiderio e l’illusione” (Dominique Pillette, « Danser ») Martedì 16 novembre, ore 21, in prima nazionale ed in esclusiva per l’Italia, “Tanzgeschichten”, ideazione, regia e coreografia di Raimund Hoghe sumusiche di Greta Keller, Lucienne Boyer, Bobby Solo, Johnny Cash, Alberta Hunter, Jimmy Scott, Leonard Bernstein, Gustav Mahler, Pëtr Il’ic Cajkovskij con i danzatori Ornella Balestra, Lorenzo De Brabandere, Raimund Hoghe, Geraldo Si; artista ospite YukikoShinozaki “Ho scelto di mostrare il mio corpo non come un territorio esotico, ma semplicemente come un paesaggio diverso” (Raimund Hoghe). Cinque danzatori “mettono in scena” il loro rapporto con la danza. Con una stupefacente frugalità di mezzi espressivi, le loro storie si intrecciano in forma di ricordo. Tra di esse, sottile e solidissimo filo di raccordo, Raimund Hoghe e la sua particolarissima esperienza di vita che lo ha portato, dopo anni di attività come scrittore e come coreografo nella compagnia di Pina Bausch, a salire sul palcoscenico nonostante una gravissima malformazione fisica.

L'immagine più forte dello spettacolo ce la dà Hoghe stesso: dopo che Ornella Balestra ha disegnato la propria silhouette a terra con dei chicchi di caffè, cerca di adattarsi al suo disegno. “Naturalmente non ci riesce; non c'è vita che si adatti a un’altra. Ognuno rimane solo con il proprio essere. Mostrarlo è compito del palcoscenico; al di là della danza, del teatro danza o del teatro. Poiché non c'è luogo in cui ci si possa sentirsi uniti, se non nella contemplazione di ciò che è inconciliabile” (Franz Anton Cramer) Giovedì 25, venerdì 26 e sabato 27 novembre, ore 21, in prima nazionale, « Les porteuses de mauvaises nouvelles « coreografia, regia, scene di Wim Vandekeybus, musiche originali di Thierry De Mey con i danzatori Jorge Jauregui Allue, Berit Jentzsch, Raul Maria, Gabrielle Nankivell, Josef Palm, Hélder Seabra, Eleonore Valère, Vania Vaneau. Una coproduzione Ultima Vez, Companhia Instavel, Teatro Nacional S. João di Oporto, PACT Zollverein-CZNRV Essen, Teatro Comunale di Ferrara “Spesso la persona che porta notizie – buone o cattive – avverte una carica emozionale più intensa rispetto alle persone a cui le notizie sono destinate. Les porteuses de mauvaises nouvelles è uno studio delle implicazioni fisiche e teatrali di questo stato. Esplora e sviluppa il rapporto tra gli interpreti con gli elementi più vari e imponderabili della realtà: peso, durata, caduta, respiro…”(Wim Vandekeybus) Ancora una volta Ferrara ha scelto Wim Vandekeybus e la vitalità sempre sorprendente della “sua” Ultima Vez, qui impegnata nella ricostruzione, a fianco della compagnia portoghese Instavel, di Les porteuses de mauvaises nouvelles, che nel 1989 segnalò Vandekeybus all’attenzione internazionale. L’esuberanza e l’incisività del linguaggio coreografico e il piacere della contaminazione sono gli elementi chiave di questo “revival”, che mette a confronto diretto la scuola di teatro danza fiamminga con la generazione più giovane e aggressiva di danzatori portoghesi.

Venerdì 3 e sabato 4 dicembre, ore 21 prima nazionale in esclusiva per l’Italia de “Impromptus”, regia e coreografia di Sasha Waltz, musiche di Franz Schubert eseguite dal vivo da Andreas Kern, pianoforte e Judith Simonis, canto; danza e coreografia di Maria Marta Colusi, Clementine Deluy, Juan Kruz Diaz de Garaio Esnaola, Luc Dunberry, Michal Mualem, Claudia de Serpa Soares, Xuan Shi. Una coproduzione Schaubühne am Lehniner Platz – Berlino, Teatro Comunale di Ferrara in collaborazione con Goethe Institut Mailand “E’ una musica dai colori sempre diversi, leggera e fragile, in ogni momento sospesa fra equilibrio e disequilibrio. Per questo l’ho scelta per raccontare l’idea della coppia”.(Sasha Waltz). A Ferrara è già stata in diverse occasioni, quando ancora non era alla direzione di uno dei principali teatri di Berlino. E già allora ha emozionato per la freschezza e l’intensità dei suoi paesaggi domestici e urbani. Ora l’attenzione della coreografa tedesca si sposta su di un piano più intimista, a descrivere storie d’amore e percorsi di solitudine. “Non c’è teatralità, non c’è narrazione in questo lavoro. Il palcoscenico, sopraelevato e spezzato, obbliga gli interpreti a continui spostamenti da un livello all’altro. Niente è fermo: il palcoscenico è un luogo di passaggio. Concreta e raffinata, questa coreografia è un puro momento di poesia sostenuto dalla bellezza della musica e dal canto eseguiti sulla scena.” (Marie-Christine Vernay, « Libération »)

Venerdì 10 dicembre, ore 15 – sabato 11 dicembre, ore 21, prima assoluta di “I need more”- coreografia per sei interpreti - regia, coreografia, scene, costumi di Enzo Cosimi, musica originale Robert Lippock, video Enzo Cosimi, fonti William Burroughs, Andy Warhol, Pier Paolo Pasolini, luci Luca Storaci. Una coproduzione Compagnia di danza Enzo Cosimi, Teatro Comunale di Ferrara, Auditorium Parco della Musica – Roma. A quasi trent’anni di distanza dalla scomparsa di Pasolini, Enzo Cosimi - coreografo che si è caratterizzato nel tempo per la capacità di coniugare l’eleganza formale a un gesto drammatico e passionale - gli dedica I need more, spettacolo sull’universo dell’adolescenza maschile. “ Da anni, con il mio lavoro, indago “le gesta” e “il gesto” dell’eroe adolescente, immerso in un luogo in cui il vero e il finto, l’autentico e il simulato, convivono l’uno accanto all’altro, in una perenne trasfusione di linguaggi. Con questo lavoro vorrei creare un corto circuito linguistico dentro un’impalcatura spettacolare aperta, libera dove lo spettatore possa catturare l’immagine di un’adolescenza non-stop, senza fine, dove la maggiore ricchezza consiste nel ricomprarsi i piaceri della gioventù. In questo senso ho setacciato Burroughs con i suoi ragazzi selvaggi, Warhol con le sue incursioni su Burgess e i monologhi contemplativi di The Chelsea girls, fino ad arrivare ad una “fiction” immaginaria sulla tragica morte di Pasolini” (Enzo Cosimi). Sabato 5 e domenica 6 febbraio, ore 21, prima assoluta in coproduzione Aterballetto, Teatro Comunale di Ferrara, Fondazione Teatro Comunale di Modena di “Baby gang”, coreografia, costumi, luci e scene Jacopo Godani, musica Bertrand Maillot e di “Next”, ispirato a “Il risveglio di primavera” di Frank Wedekind, coreografia e costumi Fabrizio Monteverde, musica Johann Sebastian Bach, allestimento scenico Fabrizio Monteverde, Carlo Cerri, luci Carlo Cerri. Confermando l’attenzione per i nomi più significativi della coreografia europea, Aterballetto dedica questa serata a due artisti italiani di indiscusso rilievo internazionale. Dopo l’incisivo lavoro di Jacopo Godani, in cui l’artista spezzino “gioca“ a liberare il gesto dei danzatori dai condizionamenti delle tecniche e degli stili, va in scena la prima assoluta della nuova coreografia di Fabrizio Monteverde. Ispirandosi al Risveglio di primavera di Wedekind, il coreografo costruisce una composizione coreografica dal solido impianto teatrale, in grado di recuperare con assoluta immediatezza la forza dirompente dell’atto di accusa lanciato dal drammaturgo tedesco contro la società borghesie di fine ottocento.

Sabato 19 febbraio, ore 21 e domenica 20 febbraio, ore 16, in prima nazionale, l’Accademia di Ballo “A.Vaganova” di San Pietroburgo propone “Lo schiaccianoci”, Balletto in tre atti con un epilogo su libretto di Marius Petipa da un racconto di E.T.A. Hoffmann, coreografia Vassilij Vainonen, scene Simon Virsaladze, musica di Caikovskij. La più antica scuola di danza russa - fu fondata nel 1738 a San Pietroburgo – prende il nome da colei che fondò la metodologia didattica della danza classica, ancora oggi riferimento imprescindibile per i ballerini di tutto il mondo. Nei suoi quasi tre secoli di vita l’Accademia di San Pietroburgo ha legato la sua storia ai massimi coreografi e danzatori: da Petipa a Cecchetti, da Fokine a Nijinskij, da Balanchine sino a Nureyev e Barysnikov. E la sua fama non si è esaurita nel nuovo millennio. Lo testimonia questa tournée italiana che debutta a Ferrara con una delle versioni più importanti del capolavoro di Cajkovskij nell’interpretazione di un gruppo di allievi dell’Accademia che sono già solisti di prima grandezza. Venerdì 18 e sabato 19 marzo, ore 21 prima nazionale in esclusiva per l’Italia di “Nuova creazione” – coreografia per cinque danzatori di Gilles Jobin, musica di Cristian Vogel, una coproduzione Parano Fondation – Losanna, Théâtre de la Ville – Parigi, Berliner Festspiele , Teatro Comunale di Ferrara, Théâtre Arsenic – Losanna, Danse à Aix - Aix en Provence. Un corpo assolutamente libero di esprimersi, al di là di ogni struttura codificata, al di fuori di ogni tecnica. E’ questa la caratteristica che rende unico il lavoro coreografico dello svizzero Gilles Jobin e che ne ha determinato il successo internazionale fin dal suo primo lavoro coreografico. Dopo aver posto al centro dell’attenzione il corpo in relazione con se stesso e con lo spazio che lo circonda, nella sua nuova creazione Jobin sceglie per la prima volta un punto di vista “scenografico”: uno spazio fisico concreto e definito, che possa determinare e condizionare il movimento dei danzatori. E, ancora una volta, la sua scelta cade su qualcosa che, nella danza, è assolutamente imprevedibile e inusuale: lo spazio verticale appoggiato ad un muro.

Giovedì 7 e venerdì 8 aprile, ore 21 il Nederlands Dans Theater II in tre prime nazionali in esclusiva per l’Italia: “27’52”, coreografia Jiri Kylian, musiche Dirk Haubrich, Gustav Mahler; “Shutters shut”, coreografia Paul Lightfoot/Sol Leon, testi Gertrude Stein, e “Minus 16”, coreografia Ohad Naharin, musiche cha cha cha, mambo, e musiche tradizionali israeliane. Dalla splendida compagnia del Nederlands Dans Theater di Jirí Kylián sono nate nel tempo due ulteriori compagnie - NDT 2 e NDT 3 - che ne costituiscono ad una sorta di sezione junior e sezione senior. Ma è ormai chiaro che questo tipo di definizione sta davvero stretto ai due complessi. Mentre NDT 3 vede impegnati danzatori ultraquarantenni impegnati in coreografie create per loro da autori quali lo stesso Kylian, Van Manen, Béjart, Ek, Forsythe, NDT 2 è composto da dodici danzatori tra i 16 e i 21 anni, tutti dotati di qualità davvero notevoli. Ne è un esempio il programma che la compagnia presenta a Ferrara in esclusiva per l’Italia, costituito da tre coreografie, che mettono in luce ll’energia e il virtuosismo di tutti gli interpreti.

Checco Jambone