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Belém, stato del Parà, Brasile. Un luogo “Altro” rispetto al nostro, di certo un luogo “esotico”, che i melomani del banale quotidiano mai assocerebbero alla lirica. Pure, in quel “laggiù” c’è un gioiello artistico dal glorioso passato musicale e dall’intensa attività presente. Era il 15 febbraio del 1878. A Belém fu giorno di grandi emozioni. Si inaugurava il Theatro de Nossa Senhora da Paz con la compagnia dell’attore pernambucano Vicente Pontes de Oliveira con il celebre dramma “Le due orfanelle” del francese Alphonse D’Ennery; per il ballo di carnevale il palco e la platea furono trasformati in una vasta sala dove per ventiquattro ore maschere e semplici curiosi si diedero il cambio, tra i commenti piuttosto perplessi del locale giornale cattolico “A Boa Nova”. Il nome del teatro, che sembrava quello piuttosto di un tempio pagano, fu sostituito col meno compromettente “Theatro da Paz”. La prima stagione durò fino a dicembre, con 126 recite. Nel 1880 giunge a Belem la Compagnia Lirica Italiana di Tommaso Passini, che rappresentò “Ernani” di Verdi diretto da Enrico Bernardi; nello stesso anno giungeva sulle scene di Belem anche “O Guarany”, con un successo sconfinante col delirio tra il pubblico presente in sala (pare ci fosse lo stesso Gomes presente). Nel 1881 il compositore paraense Henrique Gurjao presenta la sua “Idalia”, diretta dal maestro Cimini.

Nel 1882 torna Gomes, con “Salvator Rosa” (presentata neppure una settimana fa a MartinaFranca Festival Valle dell’Itria). Nel 1890 altra prima con Josè Candido da Gama Malcher e la sua “Bug Jargal”; successo dopo successi, il teatro riprese nuovo vigore a partire dal 3 maggio del 1905, con la Compagnia Lirica Italiana diretta da Donato Rotolli e con “Tosca”, opera già apprezzata nei suoi cinque anni di vita, e che da Belem partiva per un giro brasiliano che avrebbe toccato ancora Rio de Janeiro e Sao Paulo. Nel 1908 viene istituito l’Instituto Carlos Gomes. Nel 1917 altra novità, “Notte bizzarra”, unica opera comica del paraense Alipio Cesar. Brevi lampi di gioia, altro momento di crisi, altra rinascita. Questa volta nel 1918, grazie alla compagnia di balletti di Anna Pavlova; il segno profondo tracciato dal passaggio della Pavlova a Belem si evidenzia dal fatto che due piccole fanciulle paranensi si trasformarono in stelle del balletto classico a Rio de Janeiro, Naruna Jordan e Bela Yara. Waldemar Henrique, uno degli spettatori di quella stagione, anch’egli folgorato dalla Pavlova e dalla musica, nel 1923/24 diede alla stampa i suoi primi pezzi per canto e piano, divenendo poi uno dei direttori più importanti della stagione brasiliana tra le due guerre, e oltre.

Sul palco del Theatro da Paz passano tutti: Bidu Sayao, Tito Schipa, Beniamino Gigli, Guiomar Novaes, Nelson Freire, Arnaldo Cohen, il Balletto Kirov, les etoiles dell’Opera di Parigi. Tra gli spettacoli più recenti di cui rimane traccia importante, l’allestimento della “Fosca” di Gomes con Gail Gilmore con l’Opera Nazionale di Sofia. Da diversi anni, d’estate, il Theatro da Paz organizza un “Festival da Opera”, che quest’anno dura 33 giorni, dal 12 agosto al 15 di settembre 2004, con tre opere (di cui due nuove allestimenti), tre recitals, un concerto. L’inaugurazione avverrà il 12 agosto con una nuova produzione di “Carmen” di Bizet diretta da Karl Martin, raffinato direttore svizzero, per circa un ventennio direttore stabile al Teatro Massimo di Palermo, dove ha siglato con cifra personalissima numerose esecuzioni, e che – dopo una “Turandot” con il finale completo di Alfano al Teatro di Cagliari in marzo – sarà impegnato in un dittico di opere di Petrassi alla riaperta Fenice di Venezia. Denise de Freitas, mezzosoprano brasiliano, sarà la protagonista, accanto al nord-americano Stephen Bronk quale Escamillo, al Don Josè di Eduardo Itaborahy e Marcos Aguiar; nel cast anche la portoghese Sandra Medeiros, seconda classificata al V Concorso Internacional de Canto Bidu Sayao. Scene di David Higgins, regia di Cleber Papa.

Dal 27 al 29 agosto, il regista bulgaro Ognian Draganov e il direttore musicale Henrique Lian sigleranno il nuovo allestimento de “La serva padrona”, con Silvia Klein/Marcia Aliverti (Despina), Orival Bento Goncalves (Uberto) e l’attore Henrique de Paz (Vespone). Terza opera in cartellone, “Il barbiere di Siviglia”, regia di Carla Camurati, scene di Renato Theobaldo, costumi di Cica Modesta, regia e direzione musicale di Silvio Viegas. Tra i protagonisti, segnalo la presenza di Manuel Alvarez (Bartolo), Silvia Klein (Rosina), Bruno Ribeiro (Almaviva) e Homero Velho (Figaro) (dal 9 al 13 settembre). Completa il cartellone un recital di Ira Levin e Ana Claudia Britto (3 settembre), recital per pianoforte solo e a quattro mani con pagine di Schubert (tra le altre la “Fantasia” op.103) e trascrizioni di Schubert/Liszt. Il 18 agosto il soprano paraense Adriane Queiroz, accompagnata al piano da Adriana Azulay (attualmente docente di musica da camera all’Università di Karlsruhe), proporrà grandi pagine del repertorio operistico. Il 10 settembre programma interamente dedicato a compositori paraensi, mentre il 15 grande finale con l’Orquesta Sinfonica do Theatro da Paz, la Coral Marina Monarcha e i cantanti del festival. Il 13 agosto, a completamento del festival, proiezione del film-documentario “Da Paz-O Theatro da Amazonia”, omaggio ai cento anni della istituzione musicale paraense.

Sergio Albertini