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BLUE MONDAY (135th Street Blues)
Music by George Gershwin
Libretto & Lyrics by B.G. de Sylva

Personaggi ed interpreti :
Joe, a gambler – Caleb Stokes
Vi, his sweetheart – Jennifer Black
Tom, café entertainer – Adam Diegel
Mike, café proprietor – Michael Cavalieri
Sam, boy-of-all-work – Evan Rainey Bennet
Sweetpea, cafe pianist – Kellie Van Horn

LADY IN THE DARK
Music by Kurt Weill
Libretto by Moss Hart, Lyrics by Ira Gershwin
Circus Dream and Childhood Dream
Liza – Kellie Van Horn
with Jennifer Black, Michael Cavalieri, Evan Rainey Bennet, Adam Diegel, Caleb Stokes

Orchestra Sinfonica di Milano "Giuseppe Verdi"
Direttore Giuseppe Grazioli
in collaborazione con la Yale University di New Haven
Auditorium di Milano, 19 luglio 2004

Un'opera ? Piuttosto uno schizzo d'opera. Progetto che George Gershwin maturava da anni: interrompere la lunga produzione di commedie musicali (che comunque avevano successo e portavano denaro) per Broadway per creare "un'opera", un'opera americana, legata nel tema e nell'ambientazione agli States. Facile a dirsi, difficile a farsi, visto che il melting pot americano racchiudeva afroamericani, chicanos, immigrati irlandesi, ebrei, francocanadesi, pellerossa... Sarebbe arrivata, "Porgy and Bess". Ma prima, prima c'era stata "Blue Monday Blues". Un'inserto che era stato presentato nel 1922 nei "George White's Scandals": gli attori erano tutti negri, e metteva in scena un piccolo dramma di gelosia e morte nella Lennox Avenue di New York. In un locale nei bassifondi della Big Apple, un delitto d'onore veniva consumato davanti agli occhi degli spettatori. Ripreso con un nuovo titolo, "135th Street", ebbe una sola replica perchè l'impresario trovò la vicenda troppo cruda e realistica. Non bisogna sottovalutare troppo questa miniopera di neppure mezz'ora di durata, perchè "Blue Monday" è in qualche modo preparatorio alla "Rhapsody in blue" (e la conclusione musicale dei due lavori è pressoché identica!), oltre che fornire il materiale per quella delizia che è "Lullaby". Perfetta l'esecuzione dei giovani cantanti della Yale University di New Haven e della compagine orchestrale (integrata con un banjoista eccellente, in bella evidenza nel "Monday blues"); molto applaudite l'aria di Joe (un emozionato Caleb Stokes) e quella di Violet Jennifer Black, dal registro acuto smagliante), "Has one of you seen my Joe?".

Completava la serata l'esecuzione integrale del "Circus Dream" e del "Childhood Dream" dal musical "Lady in the Dark" (che si è visto nel 2000 in Italia al Massimo di Palermo e all'Opera di Roma con una strabiliante Raina Kabaivanska) di Kurt Weill. Titolo tra i più sofisticati della produzione musicale americana, un mix di ironia, poesia, musical comedy, con un pizzico di "psicoanalisi" molto in voga in quegli anni (era il 1954: si pensi a "Io ti salverò" di Hitchoock). In questa lunga, gustosissima selezione dei due "sogni" sono emersi Kellie Van Horn nei panni della protagonista (una Liza combattuta tra il Desiderio e la sua rimozione) e Michael Cavalieri, interprete della celebre song "Tschaikowski", vero e proprio scioglilingua che venne portato al successo da Danny Kaye e che Grazioli e Cavalieri, dopo una prima esecuzione sapidissima, l'hanno replicata ad una velocità quanto meno triplicata!

Serata conclusasi con "An American in Paris" sfolgorante (quel sono jungle degli ottoni e dei legni!) e con una bolsa "The New York Suite for orchestra", sette songs di Weill arrangiate in gusto Hollywood Bowl da Morton Gould (come suona spenta, con le unghia limate e smaltate "Mack the Knife", e come edulcorate fino all'oleografico "Speak love" e "Semptember song"). Ovazioni per Giuseppe Grazioli. Meritate. Fare musica con intelligenza (divertendo, divertendosi) non è cosa da tutti.

Sergio Albertini