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Nel segno di Wagner si inaugurerà, il 30 novembre 2004, la stagione lirica del San Carlo di Napoli. Il sovrintendente, Gioacchino Lanza Tomasi, assieme a tutti i vertici artistici del teatro partenopeo, ha ideato una stagione intrigante, nonostante le nubi oscure che adombrano il futuro di molte delle realtà liriche del Sud Italia. Sarà quindi Wagner, col “Tristan und Isolde”, in una nuova produzione del San Carlo affidata alla regia di Lluis Pasqual, alle scene di Ezio Frigerio e ai costumi di Franca Squarciapino. Sul podio Gary Bertini dirigerà un cast composto da Thomas Moser/Richard Decker (Tristano), Jeanne-Michele Charbonnet/Brigitte Wohlfart (Isolde) accanto a Jan-Hendrick Rootering (Marke), Albert Dohmen (Kurwenal), Lioba Braun (Brangania). Altro Wagner a marzo: “Die Walkure”, ancora una nuova produzione del San Carlo, che nell’accostamento tra regista (Federico Tiezzi) e direttore (Jeffrey Tate) segna l’alta qualità della programmazione (basta fare confronti con la stagione palermitana pronta a partire...).

Nel cast figurano, tra i solisti, le voci di Christopher Ventris, Nina Stemme, Kristinn Sigmundsson, Peteris Eglitis, Jane Casselman. Ottima proposta anche la “Pikovaya Dama” di Cajkovskij (a gennaio), una produzione della Royal Opera House-Covent Garden, per la regia di Francesca Zambello, così poco presente in Italia; la direzione è affidata a Jerzy Semkow, insieme a un cast (Brubaker, Guryakova, Schagidulin) dove brilla – nel ruolo della Contessa – l’ultima delle Vere Divine della scena mondiale, Raina Kabaivanska. Non manca, come tradizione del San Carlo, un’opera della grande tradizione della Scuola Napoletana; ed ecco ancora una nuova produzione, per settembre, del “Socrate immaginario” affidato alla regia di Roberto De Simone, scene di Nicola Rubertelli, costumi di Zaira De Vincetiis, con la direzione affidata a Gabriele Ferro ed un cast in cui spiccano le voci femminili di Gloria Scalchi, Cinzia Forte, Maria Ercolano, Elizabeth Norberg-Schultz.

In forma di concerto, quale omaggio – tardivo – alle celebrazioni berlioziane il “Romeo et Juliette” (aprile) affidato a Gary Bertini con Susan Platts, Steve Davislim e Orlin Anastassov nei tre ruoli vocali. Non manca il grande repertorio: ecco allora “Rigoletto” (maggio), una produzione del Teatro Comunale di Bologna, per la regia fi Giancarlo Cobelli (con Fabio Maestri, Tito Beltran, Ruth Ann Swenson, dirige Antonino Fogliani), “Il Trovatore” (in luglio, all’Arena Flegrea) con cast in via di definizione, “Tosca” (ottobre), ancora da Bologna (Nitescu, Michailov, Titus, dirige Neuhold, regia di Fassini), e “L’Elisir d’amore”, una produzione scaligera (quella con le scene e i costumi di Tullio Pericoli, in febbraio) affidata alla regia di Massimo Ranieri, con Paolo Arrivabeni sul podio e un cast composto da Mary Dunleavy, Matthew Polenzani, Pietro Spagnoli, Ildebrando d’arcangelo e Cristina Pastorello. Completano la stagione – mentre i complessi artistici saranno impegnati in una tournée in Giappone – due balletti, “Ma Pavlova” (in giugno), omaggio alla leggendaria figura della ballerina, con coreografie di Roland Petit, costumi di Luisa Spinatelli e René Gruau, etoiles ospiti Lucia La Cartra e Lienz Chang, e “Mediterranea” (in luglio, bel cortile del Maschio Angioino), con coreografie di Mauro Bigonzetti.

Sandro Cutolo