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La stagione 2004/2005 propone dieci titoli (nove d’opera, con 64 recite, e uno di balletto, con 7 serate, più 11 concerti della stagione sinfonica, da settembre a maggio) del grande repertorio del teatro musicale internazionale, con una significativa apertura alla produzione novecentesca, proseguendo e ampliando il percorso iniziato nella stagione che si sta chiudendo. In essa forte era la volontà attrattiva di un cartellone chiamato a ricostituire uno stretto rapporto del Teatro con la città e il pubblico. Dopo il lusinghiero riscontro ottenuto su questo versante, nella stagione che qui si annuncia si evidenzia un percorso tematico segnato da un profondo afflato spirituale, con capolavori che raccontano passioni e storie, pubbliche e private, caratterizzate da un messaggio etico fortemente connotato in chiave di sacrificio, purificazione, redenzione. Un teatro musicale capace di trasmettere contenuti etici alti, tesi a un’elevazione spirituale che riallaccia il teatro musicale alle radici più autentiche della cultura occidentale.

Ciò detto, la stagione si inaugura con uno dei titoli in questo senso più significativi: “Parsifal” di Richard Wagner, un viaggio nelle profondità dello spirito, inquieto cammino di crescita spirituale attraverso l’incontro con il dolore; estremo capolavoro al quale Wagner ha affidato il proprio testamento artistico, dove il tema della redenzione perviene agli esiti più alti e sublimi. L’allestimento scelto, presentato per la prima volta in Italia, è quello del grande regista tedesco Harry Kupfer, messo in scena dalla Staatsoper unter den Linden di Berlino. La direzione d’orchestra è affidata a un autorevole depositario della tradizione germanica, Michail Jurowski, profondo conoscitore del teatro musicale wagneriano. I complessi artistici del Teatro saranno chiamati, in questa occasione, a un impegno artistico di particolare rilevanza, quarant’anni dopo l’ultima presenza del titolo a Genova. Protagonisti dell’opera due giovani ma già affermati interpreti specialisti, Torsten Kerl (Parsifal) e Lioba Braun (Kundry), affiancati da valenti cantanti wagneriani quali Albert Dohmen (Amfortas), Josef Kapellmann (Klingsor) e Sergej Koptchak (Gurnemanz).

Con il secondo titolo in cartellone, “Candide” di Leonard Bernstein, esordisce al Carlo Felice il genere di teatro musicale che rappresenta l’espressione più originale e innovativa del Novecento, il musical, con il suo autore più genialmente rappresentativo. Il tema del viaggio alla ricerca della verità, a un tempo di espiazione e di iniziazione, assume qui i connotati straniati di una surrealtà nevrotica la cui sensibilità, tutta novecentesca, è a noi assai vicina. Lo spettacolo è firmato dal genovese Giorgio Gallione e la direzione d’orchestra è affidata a un profondo conoscitore dell’opera di Bernstein quale Giuseppe Grazioli. L’opera verrà rappresentata nella terza versione in lingua originale e con i dialoghi in italiano. Protagonisti due giovani e brillanti artisti americani: James Valenti (Candide) e Leah Partridge (Cunegonde), affiancati dall’estro di Alfonso Antoniozzi (Pangloss e Martin).

Si ritorna al repertorio italiano più popolare con il terzo titolo in cartellone, “La traviata”, espressione fra le più alte del teatro musicale verdiano. Il tema del sacrificio e della redenzione assurge qui a vero e proprio manifesto poetico di un Romanticismo musicale capace di una sottile e struggente capacità introspettiva. Il nuovo allestimento, coprodotto con i Teatri del Circuito Lirico Lombardo, allinea energie creative e interpretative giovani, dalle quali è lecito aspettarsi il contributo di una vitalità fresca, agile e attenta alle esigenze più genuine della drammaturgia musicale di un capolavoro assoluto e senza età. Giovane è il team creativo dello spettacolo (il regista Marco Gandini, lo scenografo Italo Grassi e la costumista Elena Cicorella), gli interpreti sono fra i più interessanti dell’ultima generazione, protagonisti del rinnovato modo di intendere la vocalità verdiana: Svetla Vassileva (Violetta), Charles Castronovo (Alfredo), promettente tenore americano in grande ascesa al suo debutto italiano, e Roberto Frontali (Germont), che si alterna nelle recite con Alberto Gazale. Torna sul podio del Carlo Felice Nicola Luisotti, direttore italiano già ben noto al nostro pubblico e richiesto ormai dai più importanti teatri del mondo. Per il balletto a dicembre, in pieno periodo natalizio, torna quel grande capolavoro musicale che è “Cenerentola” di Sergej Prokofiev, con l’allestimento e la compagnia del Teatro di Zurigo, nella versione coreografica del suo direttore, Heinz Spoerli.

Dopo le Nozze di Figaro del gennaio 2004, la seconda tappa della trilogia mozartiana al Carlo Felice sarà, a gennaio 2005, “Così fan tutte”, gioco ambiguo in sublime equilibrio fra commedia degli equivoci e vertiginoso squarcio sulle verità più riposte dell’animo umano. Lo storico allestimento del Teatro alla Scala, firmato da Michael Hampe, sarà musicalmente affidato alla giovanissima bacchetta di Tomas Netopil, al suo debutto operistico in Italia dopo il felice battesimo nell’ultima stagione sinfonica del Carlo Felice. Le due compagnie alternano fuoriclasse internazionali come Matthew Polenzani (Ferrando), Tamar Ivery (Fiordiligi), Alessandro Corbelli (Don Alfonso), Elizabeth Norbergh-Schultz (Despina), a giovani di talento freschi di importanti affermazioni (come Markus Werba, Annely Peebo, Marcella Orsatti Talamanca, già Contessa nelle recenti Nozze genovesi).

Una parentesi di fresca e fiorita leggerezza, intrisa di un sentimentalismo affettuoso che dà vita a uno dei titoli più amati del repertorio belcantistico donizettiano, è certamente “La fille du régiment”, quinto titolo operistico della stagione. Lo spettacolo, che nella sua limpida vitalità ben rispecchia lo spirito dell’opéra comique, è stato firmato da Emilio Sagi per il Teatro Comunale di Bologna e segna l’atteso ritorno a Genova di Juan Diego Florez (Tonio) dopo il grande successo nella recente Donna del lago. Accanto a lui, nei ruoli principali, Patrizia Ciofi (Marie) e Nicola Ulivieri (Sulpice). Sul podio Riccardo Frizza, altro giovane italiano molto ammirato anche all’estero.

Torna a marzo “Norma”, capolavoro di Bellini, paradigma del preromanticismo musicale italiano ed esito fra i più importanti della storia del melodramma. Il motivo della redenzione, della conoscenza attraverso il dolore e il sacrificio di sè raggiunge qui, con le parole di Richard Wagner, “l’altezza tragica dei Greci antichi”. Di particolare interesse la produzione, della Washington Opera, firmata da Paolo Miccichè, che prevede una scenografia virtuale creata con immagini dinamiche computerizzate, che si avvale dell’utilizzo di nuove tecnologie, offrendo al teatro musicale nuove possibilità di realizzazione estetica. Sul podio del Carlo Felice torna uno specialista del belcanto italiano quale Bruno Campanella. Protagonista di spicco Fiorenza Cedolins (Norma), affiancata da Sonia Ganassi (Adalgisa) e Fabio Sartori (Pollione).
Puccini compare in questa stagione con un titolo fra i meno consueti della sua produzione e che mette il tema della redenzione al centro della drammaturgia: La fanciulla del West. Indiscusso capolavoro di raffinata ricerca timbrica e sapienza orchestrale, l’opera si avvale della direzione d’orchestra di Nicola Luisotti, delle voci di Andrea Gruber (Minnie), Walter Fraccaro (Dick Johnson) e Alberto Gazale (Jack Rance). Lo spettacolo del Covent Garden di Londra, raggiunge esiti di cinematografica nitidezza, ricostruendo con vivido realismo il mondo del West ai tempi della corsa all’oro, ed è firmato da un grande nome del teatro musicale internazionale come Piero Faggioni.

Pare singolare parlare di un debutto a Genova per un titolo di Giuseppe Verdi, ma “Il corsaro” non è ancora stato rappresentato nella nostra città. Andato in scena in prima assoluta nel 1848 al Teatro Verdi di Trieste, è un brillantissimo esempio del fermento creativo verdiano nel pieno del Risorgimento italiano, ed è ispirato dall’entusiasmo per l’opera byroniana. Questo nuovo allestimento genovese è frutto di una coproduzione con il Teatro Regio di Parma, affidata alla regia di Lamberto Puggelli e alla bacchetta di Bruno Bartoletti, graditissimo e amato ospite abituale del Carlo Felice, fresco vincitore del Premio Abbiati quale migliore direttore d’orchestra del 2003 anche per le produzioni genovesi di Jenufa e Turandot. Protagonista il giovane Giuseppe Gipali (Corrado), ammirato Adorno nel recente Simon Boccanegra (ruolo con il quale ha debuttato nel nostro teatro), affiancato dalle voci di Serena Farnocchia (Medora) e Paoletta Marrocu (Gulnara).

Ultimo titolo della stagione è “Billy Budd”, capolavoro del teatro musicale novecentesco mai rappresentato a Genova, che prosegue la proposta dell’opera di Benjamin Britten già avviata dal Teatro Carlo Felice. Il libretto di Forster, tratto dall’omonimo racconto di Melville, tratta il tema del sacrificio dell’innocente, dello scontro dialettico fra Bene e Male, poli opposti e inconciliabili; il dolore che ne scaturisce non ha altro esito che non sia la tragedia e si riflette in una scrittura musicale fra le più alte del secolo appena concluso. Lo spettacolo della Staatsoper di Vienna, è firmato dal grande Willy Decker e sarà diretto da Jonathan Webb, musicista britannico profondo conoscitore dell’opera britteniana. Di grande richiamo internazionale il cast, tutto di specialisti, che prevede nei ruoli principali Dwayne Croft (Billy), Robert Brubaker (Captain Vere) e il grande Samuel Ramey (Claggart) al suo debutto genovese.

La stagione sinfonica si interseca alla stagione lirica con cadenza regolare e si inaugura l’11 settembre con la “Messa di Requiem” di Giuseppe Verdi diretta da Gary Bertini in un concerto dedicato alle vittime del terrorismo internazionale; seguiranno: Riccardo Frizza (con un programma che comprende lo Stabat Mater di Rossini), Yoel Levi (Bartok e Mahler), Bruno Bartoletti con un programma novecentesco (Britten e Prokofiev), il giovane Christian Arming (Mozart e Brahms) e Claus Peter Flor (Dvorak e Liszt). La stagione si chiude con il Ciclo integrale delle Sinfonie di Ciaikovskij in quattro serate (con l’aggiunta del Primo Concerto per pianoforte e orchestra e del Concerto per violino) affidato alla bacchetta di Alexander Vedernikov, Direttore musicale del Teatro Bolshoj di Mosca.

Paolo Arcà