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E' la ragione della sua esistenza. Bando alle cento chitarre, alle pop star in declino, ai cantautori con i riportini in fronte... Un Ente Lirico (una Fondazione Lirica, fate voi...) deve continuare – sia pur tenendo obliquamente un orecchio aggiornato – a rendere vivo (ed ascoltabile) il repertorio lirico. Sia esso l'immarcescibile Verdi o il desueto Mercadante, sia l'opera barocca di Cesti o Cavalli (a Palermo, chissà perché, delegata per un certo tempo ad un manipolo di vecchie signore che han fatto credere che rigor filologico era lo stile plateresco tutto pimiento e nacchere d'un direttorino così così, proibendo con furori uterini qualsiavoglia accesso alle nostre orecchie e ai nostri occhi di ben altri gusti, stili e repertori d'opera barocca...) o certe postmodernità targate States (nè l'una nè le altre, ahimè, sembrano solleticare l'interesse artistico attuale dei vertici del Teatro Massimo...).

Così, secondo una logica dell'accontentarsi tutta palermitana, "ogni figateddu 'i musca fa sustanza". Venerdì 16 luglio, alle ore 21, primo appuntamento della stagione del Teatro di Verdura con musica che odora di melodramma dal titolo L'Opera in concerto. L'Orchestra e il Coro del Teatro Massimo diretti da Pietro Mianiti proporranno Cori e Sinfonie da celebri opere. Il catalogo è sempre lo stesso, complice anche quell'infelice pregiudizio che vuole il pubblico estivo attratto solo dal repertorio nazional-popolare: poco importa che a Beaune s'ascolti la "Partenope" di Leonardo Vinci (con uno strepitoso Toni Florio sul podio) o a Martina Franca il "Polyeucte" di Gounod; a Palermo – che di Festival Estivi, di Frutta&Verdura ne ha sformati più dei Miracoli di Santa Rosalia. Qui s'ha da fare Dalla, un po' di Gershwin e "Cavalleria rusticana".

Sì, "Cavalleria" non manca, in quest'appuntamento. Quel repertorio che s'è portato in giro per chiese e bagli in nome di una "promozione" culturale (con interessanti risvolti economici per le masse artistiche), spesso con cori sostenuti da un pianoforte, in nome di un neominimalismo irrispettoso dei rapporti sonori e della qualità della musica. Il programma diretto da Mianiti ha un florilegio dei Mammasantissima dell'opera italiana: Verdi, con la sinfonia e "Gli arredi festivi" dal "Nabucco", la sinfonia da "La forza del destino" – che si sa, è opera che porta male, e quindi facciamo gli scongiuri chè peggio di come va per ora dalle parti di piazza Verdi di più non si può... –, il "Patria oppressa" (mai titolo fu più confacente allo stato attuale dello Stivale...), dal "Macbeth", "O Signor che dal tetto natio" dai "Lombardi alla Prima Crociata", e poi – c'è a chi piace – quel bel kitsch di zingarelle e mattatori che fa capolino tra le camelie de "La Traviata"...

Di Puccini come non tacer del "coro a bocca chiusa" da "Madama Butterfly" (in altre stagioni le belle idee che non si potevan contestare sarebbero sfociate in una accoppiata con Bocelli che cantava "Tornerai/da me/perchè l'unico sogno sei/del mio cuor...") e l'"Intermezzo" dalla "Manon Lescaut". Donizetti – chissà perchè – non lo si considera mai; e di Verdi, mai che ci facciano ascoltare i ballabili dal "Macbeth"... Di Rossini, si ascolterà solo la sinfonia de "La gazza ladra", per finire con Pietro Mascagni: "Regina Coeli" e l'intermezzo dalla "Cavalleria rusticana" e l'Inno al Sole dell'"Iris". Cori dal "Fidelio" ? No, grazie. Tanto, con quello, ci si inaugurerà la stagione ventura.

Mianiti, si diceva. Che al Massimo di Palermo è giunto a gennaio come collaboratore artistico e musicale al seguito di Piero Bellugi. Parmense, Mianti ha studiato viola, composizione e direzione d'orchestra. In Italia Mianiti ha diretto, tra le altre, l'Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, l'Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, l'Orchestra Sinfonica Internazionale Giovanile (Festival Estate Musicale Frentana) di Lanciano, l'Orchestra Stabile di Bergamo, l'Orchestra Filarmonica Veneta di Treviso, l'Orchestra Sinfonica di Pescara, l'Orchestra Romana Internazionale. Ha diretto diverse prime assolute quali il Filo di Michele Dall'Ongaro, l'Opera delle filastrocche di Virgilio Savona, Oratorio di Maurizio Fabrizio, la Missa Andina di Alejandro Nunez Allauca. Nel 2003 è stato impegnato a Milano, al Teatro Dal Verme, con l'Orchestra dei Pomeriggi Musicali, musiche di Pergolesi e Malipiero. Nel 2004 dirigerà a Lima la prima esecuzione moderna di Ollanta di Josè Maria Valle-Riestra Corbacho, a Quito in Equador la prima esecuzione assoluta di Sogno d'amore di Salgado.

Sergio Albertini