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Nonostante la felicità per il ritorno dell'operetta al Teatro alla Verdura, con i tempi che corrono ci si poteva solo aspettare "La Vedova Allegra". Fantasia, idee nuove, novità......di tutto questo non c'è traccia nella stagione del Teatro Massimo. La piattezza di questa stagione è giustificata sistematicamente dal dissesto finanziario della Fondazione ed è un ritornello che ci aspettiamo di sentire per molto tempo. Se non hanno idee per la stagione.....che cosa ci fa credere che avranno idee per riparare i conti in rosso?! Il Sindaco Cammarata, in qualità di presidente della Fondazione e "uomo supremo" della situazione ci dovrebbe spiegare gli ultimi nove mesi elargiti della gestione Giambrone, la debacle Desderi e perché alcuni probabili debiti del bilancio consuntivo 2003 finiranno nel budget 2004 onde evitare un commissariamento.

Ma ritorniamo a Lehar. L'allestimento scenico ed i costumi sono belli – ma lo sapevamo già dall'ultima edizione. Le luci di Bruno Ciulli complementavano la bellezza dell'allestimento. La regia di Filippo Crivelli avrebbe funzionato di più se non ci fossero stati scollamenti fra il palcoscenico e l'orchestra...è difficile vedere un Elio Pandolfi che fissa il direttore nella sua arietta. Siccome Crivelli ha già firmato 18 "Vedove" di successo, sappiamo che i problemi non nascono dalla regia, aiutata dalla coppia Kremer-Cavallotti. Il grande problema di questa produzione è stato l'orchestra e la direzione. L'orchestra, non aiutata da una PESSIMA amplificazione, sembrava la banda della mutua. I tempi erano o troppo veloci o troppo lenti senza verve, senza charme, senza classe per non sottolineare come si esegue un walzer viennese. Si vociferà che €20.000,00 sono stati spesi per la realizzazione di una partitura voluta o meglio pretesa dal direttore Carmelo Caruso. I mostri sacri del passato, ed intanto ricordiamo un brillante Alfred Eschwè, direttore stabile del Wiener Volksoper e dell'ultima produzione della Vedova, non necessitavano di una partitura "inesistente" che un teatro con un tale buco finanziario poteva evitare di spendere per un risultato al quanto deludente. Se lo scopo è di promuovere il talento locale, perché non un giovane palermitano come Ottavio Marino che dirige in Italia ed altrove (recentemente ha diretto La Vedova Allegra con la regia di Simona Marchini) piuttosto che un Caruso, che a quasi 50 anni non è stato ancora scoperto fuori dall'isola? Ahimè il lato musicale ha condizionato tutto lo spettacolo per il peggio.

La Hanna di Svetla Vassileva disponeva di una bella voce ed una bella tecnica, ma recitava come fosse una contadina assolutamente priva di quel "non so che" affascinante che rende Hanna la donna più corteggiata del reame.....meno male che aveva quell'eredità! Il Danilo di Markus Werba è stato la salvezza della serata: bella presenza e buon gusto. Max Renè Cosotti come Camille si è dimostrato il grande professionista di sempre. Altrettanto la Valencienne di Daniela Mazzucato, anche se a quest'età la preferiamo come Hanna. Eccellenti Elio Pandolfi e l'attrice Gianna Giacchetti. Grazie a loro abbiamo quasi dimenticato l'orchestra. Bene i comprimari: Patrizia Gentile, Pinuccia Passarello, Aldo Orsolini, Marcello Lippi, Antonio Marani.

Un forte applauso a tutti i cantanti messi in difficoltà musicalmente ripetutamente. Il coro diretto da Fulvio Fogliazza aveva un bel suono ma sfortunatamente soffriva la pessima amplificazione e i continui scollamenti con l'orchestra. Il corpo di ballo ha fatto bene con l'eccezione del "Can-Can". (Ahimè le can-caneuse di Parigi degli anni passati, erano un'altra cosa.) Comunque brillante l'idea di Crivelli di spostare il Walzer Oro e Argento al I° Atto in modo da alleggerire il III° Atto, già rivoluzionato al suo interno. Peccato che Caruso non ha sostenuto il genio di Crivelli. Platea piena tre quarti per la prima.