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Se i contribuenti si domandano perché lo stato dovrebbe intervenire con danaro pubblico a favore di ALITALIA, si dovrebbe domandare lo stesso per il sostegno economico concesso ai teatri lirici. E' inutile nascondersi dietro il dito delle "FONDAZIONI" private. Questa trovata della sinistra, sfruttata in uguale misura dall'attuale destra è una grande truffa a danno dei contribuenti. Permette un gruppo di uomini, rigorosamente scelti dai politici, di gestire il danaro pubblico come fosse un'azienda di famiglia, con il beneficio del diritto privato. A chi rispondono i prescelti? Certamente non agli azionisti ovvero i contribuenti. E chi dei politici ha le competenze per valutare il prodotto presentato al mercato, o meglio, chi di questi politici è realmente interessato?

La lunga via crucis della Fondazione Teatro Massimo di Palermo è un esempio emblematico, ed è stato più che evidente nella produzione mediocre del "Der Fliegende Hollaender" di Richard Wagner. Intanto, la sala era piena per un terzo e le recite originariamente otto, erano già state ridotte a sei. La direzione artistica non offre un buon prodotto? L'Ufficio Marketing o l'Ufficio Stampa non sanno vendere? In ogni caso, in tutti gli uffici qualcuno è pagato per fare qualche cosa.

L'Orchestra sotto la bacchetta di Gabriele Ferro ha dato una prestazione ben al di sotto delle loro possibilità. Nell'ouverture, si avvertiva il disordine o il disinteresse dei partecipanti partendo dalla brutta qualità del suono del corno inglese. Se poi si aggiunge un inqualificabile intonazione dei corni, e gli archi poco udibili (troppo pochi per un'opera di Wagner?), bastava per capire che non era serata. Nel finale del secondo atto, l'orchestra si è persa...o il M° Ferro non ha attaccato....non fa differenza....il risultato fu infelice lo stesso. Il terzo atto ci ha fornito continui esempi di disguidi fra l'orchestra ed il coro, ognuno andava per conto proprio, ma mai insieme. Peccato, perché il suono del coro, preparato da Fulvio Fogliazza, era bello e possente. Il regista Roberto Andò, ci ha regalato una serie di belli e suggestivi fotogrammi al posto della regia. Meglio così, perché il tentativo di movimento nel terzo atto utilizzando il coro è stato brutto da vedere e senza senso considerando il testo.

Fra i cantanti, gli unici a "volare" sono stati "ERIK" del tenore Stephen Gould e la "MARY" del mezzosoprano Mette Ejsing. Entrambi possegono voci grandi, belle e morbide e dispongono di una dizione chiarissima. Il "DALAND" ovvero padre di Senta, è un buon professionista anche se nella scena dell'incontro fra Senta e der Hollaender, la gestualità molto "italiana" al posto della regia mancante è stata in netto contrasto con le notazioni dello stesso Wagner riguardo al ruolo. Lo "STEUERMANN" di Gunnar Gudbjornsson ha una bella qualità di voce ma con una zona acuta irrisolta. Di conseguenza tutti gli acuti erano piccoli eseguiti in una spece di falsettone.

Der "HOLLAENDER" di Ronnie Johansen e la "SENTA" di Mlada Khudoley, nonostante le voci belle, sembravano reduci da un volo Windjet partito con un giorno di ritardo. A metà opera, il titolare è rimasto con un suono sfibrato e la Senta, a forza di ingrossare il centro, arrivava ai pochi acuti come il più leggero dei soprani leggeri...forse in ruoli e opere diverse...???

Chi scrittura queste persone per queste opere ed assicura buone condizioni di preparazione per coro ed orchestra? Hanno mai sentito i cantanti in precedenza? Conoscono bene le opere? Le agenzie? Un direttore artistico poco presente? Un segretario artistico che ambisce a dirigere? O come si vocifera in teatro...un coordinatore alla produzione laureato in lingue? Chiunque sia, non è all'altezza del compito. Chissa quanto del nostro danaro pubblico è pagato per l'incompetenza e la meno che mediocra resa?

Fatto stà che questo teatro, come questa produzione di DER FLIEGENDE HOLLAENDER non vola affatto, neanche decolla. Una compagnia con aerei che non decollano, viene chiusa....c'è da riflettere. Con tutta probabilità Palermo calcio passerà in serie A dopo 31 anni. Ci volevano più di venti anni per riaprire il teatro. Chi sa quanti anni ancora o se mai il Teatro Massimo passerà in serie A? I venti d'estate non sembrano promettere bel tempo.