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Ci sono buone date, nel calendario della musica di quest'Italia sempre più Italietta. Tra i debiti delle (presunte) Fondazioni, tra i Bocelli eletti a nuovi Werther del secolo, tra le Katie nazional-popolari che nell'immaginario collettivo sono il coté della musica "colta" (sic!), tra la crisi irreversibile (sembra) dei supporti sonori di classica, ogni tanto la buona novella. Che giunge – ancora una volta – solo dal Nord della penisola, ché il Sud (e l'Isola per eccellenza...), dopo Nani & Ballerine, ha sempre meno da offrire sotto l'etichetta della Cultura, e troppo sotto il segno della Corruzione. Storia antica, ma oggi è giorno di festa. Anzi, lo sarà per due mesi, festa. Ingresso gratuito, eventi musicali, incontri. Con ordine. Siamo al piano nobile di un nobile palazzo bolognese, la città di quel padre Martini che è all'origine del museo stesso. Dieci stanze, dieci stanze del tesoro.

Il palazzo, innanzi tutto. Aldini Sanguinetti. E' un edificio che ha radici nel Medio Evo: a pianta quadra, struttura fortificata, si trasformò via via in un palazzo prestigioso che, dalla famiglia originaria dei Loani, in età barocca, sotto i Riario, si ingrandì ulteriormente acquistando gli immobili contigui. Il conte Aldini, filofrancese, proprio dai Francesi, nel 1796, ricevette l'immobile, dandogli quel tocco neoclassico che lo caratterizza ancor oggi, affidando la decorazione ai nomi illustri di Pelagio Palagi, Serafino Barozzi e molti altri. . Nel 1815 ne diviene proprietario il cubano Diego Pegnalverd, poi al tenore Domenico Donzelli ed infine, nel 1870, acquistato dalla famiglia Sanguinetti, che crearono anche un decoro egizio in una saletta da poco riemersa durante i restauri. L'ultima erede donò nel 1986 al Comune di Bologna il prezioso palazzo, oggi Museo.

C'è di tutto, e di più, nel nuovo Museo, che nasce attorno alle storiche collezioni di Padre Martini, teorico e pratico del contrappunto, rimasto celebre anche per l'incontro con un Mozart quattordicenne. Un centinaio di ritratti di personaggi musicali: da quello di Antonio Vivaldi a Johann Christian Bach (di Thomas Gainsborough), un ritratto autentico di Gluck (che nel 1763 inaugurò il Comunale di Bologna), da Rossini (di Pietro Bettelli, 1818) a Wagner (di Giuseppe Tivoli, 1883: vale ricordare che proprio a Bologna venne eseguita per la prima volta in Italia una sua opera, il "Lohengrin", nel 1871, e che il Comune diede a Wagner la cittadinanza onoraria). al Farinelli (il ritratto dipinto da Corrado Giaquinto, posto in uno stanza dedicata interamente al celebre castrato).

Sono esposti 70 dei 240 strumenti storici posseduti dal Museo, e tra questi il pianoforte Pleyel appartenuto a Rossini, quello Erard del 1811 appartenuto a Paolina Borghese, un cembalo enarmonico del 1600, unico al mondo per lo stato di conservazione, con 31 tasti per ogni ottava anzichè i soliti 12; e la ghironda, cinque piccoli flauti collegati ad un'unica imboccatura (appartenuti al figlio di quel Ludovico Settala, chirurgo citato ne "I promessi sposi" manzoniani), la buccina costruita da Jean Baptiste Tabard, il clavicembalo del 1606 costruito da Vito Trasuntino per una residenza dei Gonzaga, una pochette in forma di delfino della fine del 16° secolo di Battista Bressano, due cornetti di fine Cinquecento e due arpe cromatiche del primo Seicento. Ed ancora, trattati, volumi, lettere, manoscritti, partiture autografe: circondate dalle pareti riccamente affrescate, le bacheche sciorinano meraviglie della storia della musica: c'è il compitino di Mozart corretto da padre Martini per la sua ammissione alla Accademia Filarmonica, trattati dal XV al XVII secolo, il primo libro di musica stampato in una tipografia veneziana nel 1501 con chanson fiamminghe e francesi, fino alle testimonianze di Martucci e Respighi.

Una serie di eventi fino al 31 luglio: Franco Fabbri e Mogol terranno una conferenza (20 maggio) su come si crea una canzone, mentre sino al 15 di potrà ascoltare "La Dirindina" che Padre Martini compose nel 1737; un concerto di Alexander Lonquich (25 maggio) sulle relazioni tra fortepiano e pianoforte, un incontro con Mstislav Rostropovic (24 maggio); ancora, una lezione-concerto di Rolf Lislevand (19 maggio) su tiorba, liuto e arciliuto; un concerto-conferenza su Respighi (21 maggio) con Paolo Isotta e la partecipazione di Stefania Donzelli (soprano) e Francesco Libetta (pianoforte); Francesco Nicolosi eseguirà (23 maggio) musiche di Rossini sul pianoforte di Rossini, mentre alcune proiezioni dall'archivio RAI, assieme a strumentisti e critici, renderanno omaggio a Luciano Berio (31 maggio); ed ancora, due mostre, una fotografica sui "Vent'anni di musica a Bologna" (le immagini sono di Roberto Serra), e l'altra su "Fender Stratocaster: 50 anni di un mito" con una trentina di celebri chitarre rock. A giugno, uno sguardo Zen sulla vita e sulla morte nel "Canto della Terra" di Mahler (3), mentre il mito di Farinelli verrà cantao e raccontato da Angelo Manzotti, controtenore, Franco Fussi, foniatra. e Marco Beghelli, musicologo (l'8). Per i più piccoli, spettacoli musicali che faranno perno attorno alla "Cenerentola" di Rossinio, "Pierino e il lupo" di Prokof'ev, "Il teatrino di mastro Pietro" di De Falla, "Il flauto magico" mozartiano.

Sergio Albertini