I cookie ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Utilizzando il nostro sito accetti l'uso dei cookie. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, visualizza la nostra cookie policy.

Al Teatro Massimo di Palermo, per la stagione di opere e balletti 2004, è di scena il Béjart Ballet Lausanne che propone "Il flauto magico" una rilettura del capolavoro di Wolfgang Amadeus Mozart con la coreografia di Maurice Béjart, luci di Clement Cayrol, costumi di Henri Davila e scene dai bozzetti originali di Alan Burrett. Creato nel 1981 per il Cirque Royal di Bruxelles, il balletto è una trasposizione coreografica della celebre opera di Mozart che si intreccia delicatamente con le linee della musica. Ispirato da un racconto orientale il libretto di Emanuel Schikaneder traccia la storia di un'iniziazione che evoca i riti franco-massoni. Il flauto magico narra le avventure fantastiche del principe Tamino, partito per raggiungere il regno di Sarastro per liberare Pamina, figlia della Regina della Notte. Accompagnato dall'uccellatore Papageno, il giovane principe deve affrontare molte prove iniziatiche prima di potersi unire a Pamina.Come dichiara lo stesso Béjart, "Il flauto magico si presenta a noi sotto un duplice aspetto: innanzitutto è una fiaba che ci porta nella poesia pura dell'infanzia o del genio, poi, e soprattutto, un rituale preciso, rigoroso, ispirato. Constatiamo subito che questa miscela che potrebbe apparire strana, funziona perfettamente, e l'alternanza di scene sia magiche sia comiche, con un messaggio filosofico di grande levatura di pensiero, ci rende più permeabili a ricevere il simbolismo non solo col nostro spirito, ma col nostro essere totale".

Maurice Béjart, ballerino, poi coreografo, debutta a Parigi dove nel 1954 fonda la compagnia Les Ballets de l'Étoile, che diventeranno nel 1957 il Ballet-Théâtre de Paris. Nel 1960 si trasferisce a Bruxelles dove fonda la sua compagnia Ballet du XXe siècle. Un quarto di secolo più tardi, trasferisce la sua compagnia a Losanna per ribattezzarla Béjart Ballet Lausanne. A Losanna pianta le sue radici professionali e personali. Béjart acquisisce gran parte della sua formazione di ballerino da Madame Egorova, da Madame Rousanne e Léo Staats. Rinnova questo suo bagaglio classico a Vichy, poi da Janine Charrat, Roland Petit e soprattutto a Londra con l'International Ballet. La tournée in Svezia con il Ballet Cullberg gli permette di scoprire le fonti dell'espressionismo coreografico. E' su pezzi di Chopin che, di ritorno a Parigi, Béjart fa esperienza, sotto l'egida del critico Jean Laurent. Notato da Maurice Huisman, il nuovo direttore del Théâtre Royal de la Monnaie, crea una trionfale Sagra della primavera.

E' con la fondazione della compagnia internazionale Ballet du XXe siècle che viaggia in tutto il mondo. Alla Sagra aggiunge Boléro, Messe pour le temps présent e l'Uccello di fuoco. Crea l'Ecole Mudra a Bruxelles, poi a Dakar, e l'Ecole-Atelier Rudra a Losanna. Il passaggio dal Ballet du XXe siècle al Béjart Ballet Lausanne (1987) avviene senza discontinuità. Nel 1992 decide di ridurre le dimensioni della propria compagnia a una trentina di ballerini per "ritrovare l'essenza dell'interprete". Tra i numerosi balletti creati Ring um den Ring, Il Mandarino Meraviglioso, A propos de Shéhérazade, Le presbytère...!, Mutationx, La Route de la soie, Le Manteau, Enfant-Roi, La Lumière des eaux, Lumière, Tokyo Gesture, Ciao Federico e La Mer. Grazie alla sua diversità e complessità, l'opera di Béjart è tra le più singolari. Il coreografo non segue una linea unica, ricusa l'idea di stile, adatta sempre il modo alla materia, i modi artistici messi in scena sono in funzione del progetto in fase creativa. Una musica unica, Boléro, o più musiche, La Route de la soie; la danza sola, Il Mandarino Meraviglioso; o l'uso di un testo Enfant-roi; una storia Le Manteau; un tema, Mutationx, o l'astratto, Mouvement, rythme, étude. Nel suo Schiacchianoci ha toccato il grande pubblico della danza traducendo gli interrogativi e le preoccupazioni dei suoi contemporanei.

Luigi Alfano