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Cenerentola
Fiaba musicale in due tempi di Carlo II Colla ed Eugenio Monti Colla
Musica di Carlo Durando
Scene di Francesco Bosso e Achille Lualdi
Costumi storici della Sartoria Caramba; costumi nuovi di Eugenio Monti Colla
I Marionettisti: Carlo III Colla, Eugenio Monti Colla, Veronique Andin, Franco Citterio, Mariagrazia Citterio, Piero Corbella, Cecilia Di Marco, Mariapia Lanino, Tiziano Marcolegio, Sheila Perego, Giovanni Schiavolin, Petra Stoeber
Direzione dell'allestimento Carlo III Colla
Luci di Franco Citterio
Regia di Eugenio Monti Colla

Milano, Teatro Studio, 27 marzo 2004

E' la più grande realtà marionettistica oggi operante, e la "Cenerentola" vista al Teatro Studio (parte di un trittico comprendente anche "Ali Babà" e "Il Guarany" con le musiche di Carlo Gomes) ne è stata l'ennesima riprova. L'origine di questa compagnia si possono far risalire a Gaspare Carlo Gioacchino Colla (1805-1861), figlio di un agiato commerciante di Milano che pare avesse nel proprio palazzo un teatrino di marionette per intrattenere ospiti e familiari. In seguito ad un rovescio di fortuna, questo Colla, soprannominato "Giuseppe", abbandona Milano portandosi dietro il teatrino come forma di sostentamento, soprattutto in Piemonte e Lombardia, con un repertorio che accanto a drammoni a tinte forti ("La sepolta viva" o "Il parricida innocente", antesignani del cinema di Raffaele Matarazzo), comprende anche la trasposizione scenica di avvenimenti contemporanei. Alla morte di Giuseppe sono i tre figli, Antonio, Giovanni e Carlo, ad ereditare il patrimonio paterno dando vita a tre differenti compagnie.

Quella di Antonio prevale sulle altre due, conquistando le piazze migliori e arrivando alle cento repliche de "La sonfitta di Dogali" (1887); ma alla morte di Antonio il suo materiale confluirà in quello delle altre due compagnie. Se l'attività di Giovanni rimane poco nota, più documentata è quella di suo figlio Giacomo (1860-1945); da Giovanni discende l'odierna "Le marionette di Gianni e Cosetta Colla". Il terzo dei tre, Carlo Colla (1833-1906) ha sette figli, quattro dei quali sopravvivono: Rosina (1870-1957), Carlo (1873-1962), Giovanni (1877-1956), Michele (1883-1946), i quali entreranno tutti a far parte della "Compagnia Carlo Colla e Figli"; lunghe le vicissitudini, che qui non si raccontano, ma vale ricordare che nel 1965 la "Carlo Colla e Figli" si rifonda e sotto l'impulso di Eugenio Monti (nipote di Michele) e di Carlo III (figlio di Giovanni), ecco rinascere sotto i nostri occhi la magia di uno spettacolo unico.

Questa "Cenerentola" segue fedelmente la traccia dello spettacolo che Carlo II Colla realizzò nel 1906, primo passo di un capitolo teatrale dedicato alla fiaba (seguiranno negli anni a seguire le realizzazioni de "La sposa del sole", "Il Gatto con gli stivali", "I Nani burloni"). Lo spettacolo è strepitoso: una voce fuori scena, su un tessuto sonoro ininterrotto (e quanto le musiche di Carlo Durando sono debitrici all'aria che si respirava attorno al balletto "Excelsior" di Manzotti...), introduce, nel prologo, l'incontro tra Perrault e la corte. Una galante mosca cieca, una sfilata regale, l'arrivo degli Ambasciatori ci introduce alla Francia seicentesca di cui si nutrono le narrazioni feeries di Perrault. Un continuo avvicendarsi di scene: il giardino del Palazzo Reale dove un principe malinconico viene invano provocato dai lazzi dei buffoni di corte; la piazza della capitale di Regnofiorito, con tanto di marionette a più altezze per creare un magnifico effetto prospettico, la sala del barone Ciclamino... E poi, i colpi di scena: l'arrivo della Fata, la metamorfosi di Cenerentola... E le danze: quella delle faville, che si trasformeranno in quattro pagetti; le esilaranti performances del corpo di ballo ai Giardini Reali; le danze degli Amorini con festoni colorati e le fate nel gran finale (con un arrivo trionfale e piuttosto kitsch di una fata in stile "Madonna di Pompei"!). Una quantità innumerabile di marionette, applausi a scena aperta, una perfezione tecnica impressionante.

Sergio Albertini e Luigi Alfano