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Wolfgang Amadeus Mozart
COSI' FAN TUTTE
Dramma giocoso in due atti du libretto di Lorenzo da Ponte
Personaggi ed interpreti:
Fiordiligi (Fiorella Burato/Maria Rey Joly), Dorabella (Terese Collen/Francesca Provvisionato), Ferrando (Pavol Breslik/Stefano Ferrari/Mark Milhofer), Guglielmo (Mario Cassi/Nicolas Rivenq), Despina (Janet Perry/Alia Simoni), Don Alfonso (Francesco Facini/Alexander Malta)
Coro ed Orchestra del Teatro Giuseppe Verdi
Maestro concertatore e direttore d'orchestra: Paolo Olmi
Maestro del coro: Emanuela Di Pietro
Scene: Ezio Frigerio
Costumi: Franca Squarciapino
Luci: Gerardo Modica
Regia: Carlo Battistoni
Collaborazione alla regia: Marise Flach
Milano, Teatro Strehler, 18-22 dicembre 2003

Questo, si sa, è il "Così fan tutte" di Strehler. Cinque anni dopo. Ma non solo. E' uno spettacolo bellisimo, che Carlo Battistoni ha saputo completare e rendere proprio. Uno spettacolo che Strehler aveva pensato luminoso ed estivo, e che Battistoni ha restituito intatto, lieve e magico, poetico e malinconico. Una regia disegnata col tratto morbido dell'intelligenza e dell'arte, senza mai un cedimento, un gesto di troppo, una luce di troppo, un silenzio di troppo. Nelle note accluse al bel programma di sala, lo stesso Battistoni scrive: "Oggi che quel dolore profondo si è stemperato nella dolcezza del ricordo pensavo impossibile riuscire a ridare a "Così fan tutte" quella trafelata tenerezza, quella impalpabile leggerezza che in soli tredici giorni Strehler aveva saputo infondere. Ma basta che un alito di vento faccia gonfiare i bianchi velari della scena, basta che in cielo palpiti il fulgore di una impagabile mezzaluna, basta che arrivi una barca illuminata perché tutto ritorni magicamente come allora per una festa di teatro da regalare al pubblico".

Beh, regalare proprio no perché il biglietto più economico era 49 euro, quasi centomila lirette d'un tempo, ed il Teatro Strehler non ha per nulla il fascino dei tetari all'italiana, dove certamente questo spettacolo può regalare ancora inediti bagliori. Ma è spettacolo vero (sull'onda di altre vele, altri velari, altri ricordi strehleriani, come il "Ratto" che vidi alla Scala nel 1978, o il "Simon Boccanegra"), che molto viaggerà in Italia e che giungerà sino in Egitto, grazie ad un progetto che riunisce il Verdi di Trieste, il Petruzzelli di Bari e l'Arena di Verona.

Basta poco, quando c'è l'intelligenza. Un canapè (bianco), due quinte con portone e finestra tonda (bianche), due ombrelli (bianchi), due letti in ferro (neri), un fondo (azzurro) ed una nave illuminata, due sedie (bianche) ed un tavolo abbigliato (di bianco). Ed una compagnia di attori-cantanti che molto devono aver amato questo spettacolo. Certo, qui e là il canto mi convince poco, qualche cantante appare sfibrato (sia Alexander Malta che Janet Perry hanno una lunga carriera dietro le loro spalle), qualche altro qui e là mostra i segni di una tecnica non proprio impeccabile (ed i tenori, si sa, sono sempre dei soggetti a rischio...). Paolo Olmi ha tocco giusto, tempi corretti, ma manca sempre quel quid che rende geniale una semplice intuizione appena sfiorata. Ma lo spettacolo, quello è bellissimo. Sarà forse la nostalgia a commuovermi (e di "Così fan tutte" ne ho viste diverse, da quella di Daniele Abbado ad una di Mauro Avogadro – anch'essa minimalista ma teatralissima – per "Operalaboratorio" a quella di Martone – mah! – e Peter Sellars – meravigliosa!), sarà che "Soave sia il vento" rimane tra le pagine più sublimi dell'intera storia della musica, ma il cuore, a fine serata, è felice. Che, con l'aria che tira nei teatri d'opera di questi tempi, è cosa oramai rarissima...

Sergio Albertini