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HANSEL E GRETEL di Engelbert Humperdinck
12, 13, 14, 16, 17 18 dicembre 2003
Teatro Massimo di Palermo
Direttore Gunther Neuhold
Regia Pier Francesco Maestrini
Scene e Costumi di Alfredo Troisi
Luci di Bruno Ciulli
Movimenti Coreografici Amedeo Amodio
Orchestra, Coro delle Voci Bianche e Piccoli Danzatori del Teatro Massimo

Poveri Hansel e Gretel, non bastava che si perdessero nel bosco ma anche nell'impervio ambiente del circo Massimo. La scelta artistica di quest'opera nasce sotto una cattiva stella. Scelta come opera per i bambini da allestire alla Zisa, il capolavoro di Humperdinck è tutt'altro che un'opera per bambini. Nonostante l'elegante direzione di Gunther Neuhold, anche se all'ultimo minuto ed in soccorso ad una situazione naufragrante, l'operazione ha sofferto dall'inizio alla fine. La scelta di eseguirla in italiano sa di provincia.

La regia di Pierfrancesco Maestrini è funzionale anche se non brillante, ma qui diamo il beneficio del dubbio al giovane regista in quanto imbrigliato da pezzi di un vecchio allestimento utilizzato per "Das Traumgorge" di Zemlinsky, all'epoca di Guicciardini, messo insieme con lo scotch nella forma delle solite proiezioni. Chi sa se il Massimo quest'anno ha avuto uno sconto....perchè il tema della stagione firmata Desderi-Pagano sono state le proiezioni. La prima di Hansel e Gretel è stato un parto che sapeva di aborto. Intanto più della metà dell'orchestra non ha suonato, e per quanto il giovane maestro collaboratore Steven Rizzo è stato valoroso nel suo tentativo di suonare le parti mancanti al pianoforte dalla buca, un'orchestra è sempre un'orchestra! E' stata una prima poco illuminata in quanto gli elettricisti hanno fatto compagnia ai professori dell'orchestra. Sembrava quasi uno dei vecchi allestimenti di Von Karajan...le voci che uscivano dal buio. Il pubblico in sala non superava un centinaio. Assistendo anche alla seconda serata, si capiva comunque che le luci di Ciulli facevano la loro parte e i costumi di Alfredo Troisi erano bellissimi.

Passiamo ai giovani interpreti. Nell'atmosfera che circonda il Massimo da mesi, spesso si sente la lamentela che i cantanti sono di serie B. Bene, anche qui dobbiamo dare il beneficio di dubbio a questi giovani, che cantando in questa situazione, cautelati da nessuno, avranno guadagnato 10 anni d'esperienza con una sola produzione. Se quest'opera è stata programmata per la Zisa con giovani interpreti per un presunto pubblico infantile, perchè pretendere di più? Vergognatevi Direzione, Ufficio Marketing e Ufficio Stampa, che non abbiate saputo utilizzare l'occasione come un'occasione di promozione e lancio di giovani promettenti. Ma ahimè, nemo profeta in patria, e dato che quasi tutti erano siciliani, perchè promuoverli.....? .......meglio farli naufragare nell'oceano delle guerre fra direzione e sindacati.

La Gretel di Daniela Schillaci era convincente al 100 percento, brava in scena con una voce luminosa che tagliava bene il muro orchestrale (quando c'era). Il Hansel di Lorena Scarlata sfoggiava un colore di voce calda e bella, qualità di serie A, ma bisogna migliorare dizione e volume nella zona centro grave. Il Hansel di Gabriella Colecchia (seconda compagnia) tagliava meglio l'orchestra e con una dizione più chiara, ma con qualche oscillazione negli acuti. Il padre "Pietro" di Marco Camastra era di buon professionista qual'è, mentre il padre di Giovanni Bellavia (seconda compagnia) era dotato di una vocalità bella ed imponente di volume, assai promettente. La madre di Silvia Mazzoni non era al livello del resto della compagnia, e mentre Pinuccia Passarello (seconda compagnia) gode di una voce più importante, la resa musicale era indecorosa. Rosa Ricciotti ha dipinto un'efficace strega Marzapane nella recitazione, con qualche pecca vocale. Graziosissima il Nano Sabbiolino della giovanissima Letizia Colajanni, un po' sacrificata nella zona grave ma con una voce di bella qualità nella zona acuta. Deludente il Nano Rugiadoso di Gabriella Costa, pur essendo un'opera tedesca, possiamo vivere senza sentire i suoni fissi. Il coro delle Voci bianche diretto da Salvatore Punturo era debole. I movimenti coreografici di Amedeo Amodio erano funzionali. Se proiezioni, scioperi e promesse non mantenute sono il meglio che la gestione Desderi-Pagano poteva offrire, speriamo che con il calo del sipario su quest'opera, tramonti un sole vecchio, stanco, e profumato troppo a lungo di canfora.