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"SORGETE OMBRE SERENE!", Una serata all'opera
150 BOZZETTI DI OPERE VERDIANE AMBIENTATE
a cura del Prof. Pierluigi Petrobelli, Istituto Nazionale di Studi Verdiani e di Ieri Attualità
Cesano Maderno, Palazzo Borromeo, 14 dicembre 2003-1 febbraio 2004

Andare a teatro almeno una volta durante la stagione operistica era un tempo obbligo sociale. Famiglie intere si assiepavano nei palchi: davanti le dame, con ventaglio e bouquet, che salutavano con un sussiegoso cenno del capo i conoscenti in platea, poi le damigelle, che occhieggiavano col binocolo la barcaccia, riservata agli ufficiali del reggimento di stanza in città- e in fondo gli uomini, dignitosissimi nei loro sparati inamidati, con in mano l'immancabile libretto. Avvenimento mondano, dunque, "una serata all'opera", che si era diffuso nell'Ottocento assumendo talvolta anche significati politici... come il nome di Giuseppe Verdi, che fu usato come acronimo di "Vittorio Emanuele Re D'Italia". Verdi compositore, la cui padronanza del mestiere è pari soltanto alla complessità del linguaggio musicale che attua. Verdi uomo di teatro, capace come pochi altri di trasformare la materia sonora in veicolo del dramma, non solo attraverso il canto, ma attraverso la gestualità degli interpreti, il movimento delle masse corali, il gioco delle luci... quella componente scenica, cioè, che il Maestro considerava parte integrante del melodramma. Ed è appunto all'aspetto visivo dell'opera verdiana che si rivolge la mostra Una serata all'Opera – Sorgete! Ombre serene! in esposizione dal 14 dicembre e sino al 1 febbraio nelle sale del palazzo Arese Borromeo a Cesano Maderno.

Il palazzo, iniziato nel 1618 e terminato verso il 1670 da Bartolomeo Arese, allora Prsediente del Senato di Milano, possiede bellissimi affreschi di scuola lombarda (il Procaccini, il Nuvolone, il Montalto) ed uno splendido parco. All'interno dei saloni sono stati esposti circa 150 bozzetti di scena di opere verdiane – sia del passato, quando la presenza dell'autore impone la sua concezione unitaria del dramma e della sua poetica (Attila, Don Carlos, Macbeth e Forza del Destino), sia quando egli non è più fisicamente presente – che lasciano intravedere, nella loro forza compositiva e cromatica, la suggestione prepotente della partitura. Così, nel percorso incontriamo la "calligrafia" fantastica di artisti quali Nicola Benois (1901-1988), Luigi Bartezaghi conosciuto come il Bartezago (1820-1905), Giuseppe Bertoia ( 1808-1873), il principale scenografo ottocentesco dei teatri veneziani, Filippo Peroni (1809-1878), indissolubilmente legato al Teatro alla Scala, di cui fu costumista e scenografo dal 1846 al 1878; ed ancora Mario Vellani Marchi, Enrico Prampolini (con solo l'eco di una stagione futurista oramai avvizzita), Silvano Bussotti, Ezio Frigerio (il bellissimo "Simon Boccanegra" con la regia di Strehler e la direzione di Claudio Abbado), Mario Ceroli... Ci sono ancora bozzetti di Falstaff, Stiffelio, Ernani, Aida, Otello.

La mostra, di proprietà dell'Istituto Nazionale di Studi Verdiani di Parma, si completa con una raccolta di libretti di opere verdiane dei primi del Novecento (tra cui un Trovatore in spagnolo ed un Othello, con acca inclusa...), di costumi teatrali provenienti dal Teatro Regio di Parma (solo cinque, in verità, compreso un abito femminile utilizzabile sia per Ernani che per Trovatore...) , e da un'ambientazione di costume intorno a una serata all'opera (ventagli, binocoli, borsette). Arie verdiane avrebbero dovuto far da colonna sonora lungo il percorso della mostra, ma il giorno della mia visita (sabato 10 gennaio) gli altopralanti erano spenti e, francamente, la disposizione dei pannelli (alcuni bozzetti erano appesi sotto la direzione dello sguardo), la loro illuminazione, l'assenza di un catalogo hanno smorzato gran parte dell'entusiasmo iniziale. Venerdì 16 gennaio è previsto un recital delle più celebri arie verdiane in collaborazione con la Civica Accademia Musicale Sperimentale Città di Cesano Maderno col soprano Donatella Gallerini ed il pianoforte di Alberto Cavoli, dinanzi alla ricostruzione (possiamo definirla patetica ?) di un finto palco con una coppia di manichini senza testa posizionati davanti ad un siparietto grigio. No comment.

Sergio Albertini