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IL MATRIMONIO SEGRETO di Domenico Cimarosa
Fondazione Teatro Massimo di Palermo
15, 16, 18, 20, 22, 23 novembre 2003

Direttore Ottavio Dantone
Regia Filippo Crivelli
Scene e Costumi Roberto Rebaudengo
Luci Bruno Ciulli

Laura Giordano (Carolina), Elena Rossi (Elisetta), Lorena Scarlata (Fidalma),
Jorg Schneider (Paolino), Fabio Previati (Conte Robinson), Enzo Di Matteo (Geronimo).

Non sarà solo il matrimonio che è un segreto in questo spettacolo, ma anche la validità di alcune scelte. Spettacolo ordinario e datato. L'allestimento di Roberto Rebaudengo è brutto. L'idea del teatro nella scatola sarebbe interessante in un teatro meno grande del Massimo. Così com'è, sembra un enorme blocco piazzato in mezzo ad uno dei più bei palcoscenici del mondo. Se l'idea fosse di affittare l'allestimento ai teatri più piccoli, ben venga, ma perchè il pubblico pagante del Massimo......(e paga!) deve assorbire questi esperimenti? La realizzazione dell'allestimento è orrendo e piatto. Nonostante le luci del bravo Bruno Ciulli, niente e nessuno può fare risaltare le dimensioni del finto palazzo con giardino del Sig. Geronimo realizzate al computer e stampate con stampanti industriali dell'ultima generazione, e incollate. Cos'è successo alle nostre brave maestranze del Brancaccio, veri artigiani degli allestimenti ridotti ad essere "attacchini"?

Filippo Crivelli, regista, sembra una locomotiva che esaurisce il suo combustibile in quest'occasione. Movimenti di routine con varie "gag" scontate. Il brio di altri spettacoli firmati da Crivelli qui non arriva a destinazione. Costumi carini. Si dice che non c'è due senza tre e così ci ritroviamo la voce inclassificabile di Enzo Di Matteo nel ruolo del basso Geronimo. Speriamo che la terza sarà l'ultima volta. Voce brutta e senza armonici, non al livello del Massimo. Fa il personaggio di Geronimo come il suo "Bartolo" del Barbiere di Siviglia. Scopriamo che Geronimo è sordo solo al momento della citazione del testo e certo non dalla sua recitazione dall'inizio dell'opera. Tale padre, tale figlia. La povera Elisetta ha ereditato la voce del padre in questa compagnia mista fra prima e seconda compagnia. La voce di Elena Rossi è di qualità "grattante" e gratta per tre ore cantando sempre allo stesso volume: forte. Nessuna meraviglia che il Conte non la vuole sposare. Peccato perchè è brava in scena. Recita veramente bene.

Il Conte Robinson di Fabio Previati è spiritoso e Previati mostra una vocalità timbratissima e sonora con qualche suono un po' duro, ma ugualmente fascinosa. Spigliatissima in scena la Zia Fidalma di Lorena Scarlata. Il mezzosoprano palermitano sfoggia un bellissimo colore di voce e delle veloci agilità nella sua aria. Si presume che il volume della zona grave aumenterà con la maturazione. Sicuramente è un talento da tener d'occhio. Il Paolino di Jorg Schneider offre un bel colore di voce poco equilibrato nel volume, spesso troppo piano. C'è qualche suono un po' tedesco e qualche inflessione nei recitativi, ma niente di grave. Musicale e agile in scena nonostante la figura infelice, troppo grasso a fianco alla bellissima Laura Giordano. La Giordano (Carolina) ha una marcia in più. Ha un bellissimo timbro di voce, è musicalissima e convince nella recitazione.

Il vero neo di questo spettacolo stà nella direzione di Ottavio Dantone. Come un pesce fuor d'acqua, Dantone si mostra isterico nei cambi di tempo obbligando i cantanti a tempi supersonici al punto di essere antimusicale. Esiste un grosso problema d'insieme fra palcoscenico e orchestra e qui si constata che Dantone non è in grado di gestire la situazione. Non ci sono colori, sarà come l'allestimento, l'ennesima fotocopia. L'orchestra del Massimo, seguendo le orme dell'industria automobilistica, si presenta monovolume.