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NOMADISMO, MIGRAZIONE, VOLI DELL'ANIMA
Rhapsodija Trio:
Maurizio Dehò, violino
Luigi Maione, chitarra
Gian Pietro Marazza, fisarmonica
Milano, Villa Litta, rassegna "Notturni in villa", 2 agosto 2003

In una periferia oscura di Milano sorge Villa Litta Modignani, costruita nel 1687 dal segretario della Cancelleria Segreta Pietro Paolo Corbella, trasformata nella prima metà del Settecento ed oggi spazio comunale, mentre il parco, già modificato nell'Ottocento, è stato in epoca recente trasformato in un anonimo parterre di siepi e ghiaia con vista (orrenda) sui casermoni abitativi che la circondano. L'associazione Amici della Musica di Milano, col patrocinio del Comune, propone serate musicali rigorosamente ad ingresso libero e con posti a sedere nel cortile antistante la facciata principale di Villa Litta.

Nel primo e afoso sabato agostano molti milanesi – quelli che non sono protagonisti delle code autostradali, quelli che rinuncian o alla replica di una fiction in tv o delle anticipazioni su Miss Italia – hanno gremito tutti i posti a sedere, e molti in piedi, per ascoltare il Rhapsodija Trio, ovvero Maurizio Dehò, violinista che ha fatto parte del Gruppo Folk Internazionale negli anni '70, autore delle musiche per "Le mille e una notte" messe in scena da Gabriele Salvatores, curatore degli arrangiamenti per spettacoli di Moni Ovadia, come "Dalla sabbia, dal tempo" o "Golem"; Gian Pietro Marazza, fisarmonicista, collaboratore di Ovadia per molti spettacoli, da "Dybbuk" a "Madre Coraggio di Sarajevo", cofirmando l'arrangiamento dello spettacolo "Mame Mamele Mama Mame"; ed infine Luigi Maione, chitarrista (dal rock al blues alla salsa e alla musica napoletana), poeta (vinciotre nel 1982 del Premio Internazionale di Poesia Carlo Capodieci), cantautore (debutto al Premio Tenco 1995).

Il trio ha proposto, dalle brume padane, uno sguardo obliquo attraverso le sonorità est-europee per le rotte dei grandi movimenti umani, fossero le vie dei pellegrini o quelle della transumanza, o verso le strade della fuga precipitosa (deportazioni, esodi). Percorsi perduti e ritrovati che si presentano subito con un "Trittico klezmer", tre brani appartenenti al repertorio 'da matrimonio' nello shetl: ritmi 'bulgari' che duravano per una, due settimane e sostenevano tutti i rituali del matrimonio, dall'accompagnamento della sposa alla processione degli opsiti. A seguire, una doppia 'Hora' proveniente dalla Bukovina (area oggi della Bielorussia) dove sono evidenti, nell'uso della scala frigia, le commistioni tra il repertorio zigano e quello klezmer. Il Trio ha poi presentato "Kazanova", dedicato all'unica donna rom che diresse, nel 1930 a Parigi, un'orchestra di 26 musicisti; e nelle Parigi di quegli anni altre mescolanze, con un "Montaigne Saint Genevieve", un valzerino che mescola la musette parigina con la musica gitana e che fu reso celebre negli anni Cinquanta da Matelo Ferret, chitarrista manouche. E sempre a Parigi nasce il Quintette du Hot Club de France, esempio di mescolanze est-europee, musica degli zingari, swing american, con un chitarrista storico come Django Reinhardt; ed il trio, da quel repertorio, ha riarrangiato – con ottimi risultati – "Minor swing".

Ma l'influenza della musica zigana coinvolse anche il mondo 'colto': Brahms, Liszt, Dvorak, Ravel, Sarasate, Bizet, tutti in un modo o nell'altro si rifecero alle armonie e al clima dei popoli migranti. In un ironico e divertentissimo "Quadrittico tzigano" i tre scatenati artisti – amorevolmente e cialtronescamente divertenti sulla scena – hanno fatto un mix di Pablo de Sarasate, l'aria di Napoli, canzoni russe (che somigliano incredibilmente a un vecchio hit di Mary Hopkins, "Those were the days", prodotta dai Beatles), ed una vecchia canzoe (1969) dello Zecchino d'Oro, "Volevo un gatto nero".

Gran finale con un altro medley che metteva assieme il Fiorenzo Carpi della colonna sonora del "Pinocchio" televisivo assieme a Kurt Weill e all'Umberto Balsamo de "L'angelo azzurro". Successo travolgente, due bis (tra cui un "Macellaio serbo" che, nonostante il titolo, invitava a ballare), e poi tutti di corsa in gelateria...

Sergio Albertini