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Nicola Scarano è oggi un signore di quarantasette anni con una sola, grande passione. Gli strumenti musicali. Aveva undici anni quando ottenne in regalo dai suoi genitori, dopo inistenti richieste, la sua prima chitarra, in legno povero e corde d'acciaio. Venne subito dopo una balalaika comprata nel 1970 per millecinquecento lire. Oggi possiede 10.380 esemplari. Raccolti in tutte le parti del mondo dove i usoi impegni di musicista lo hanno portato. La collezione è attualmente ospitata in una seicentesca ex rimessa di carrozze di Villa Raimondi immersa nel verde del Parco delle Groane (via Mancini, 3, Birago, frazione di Lentate sul Seveso, a 15 km. Da Milano): sono strumenti vivi, non "accumulati" per il mero piacere collezionistico, ma pronti per essere usati dallo stesso Scarano in concerti e spettacoli.

Strumenti etnici, tantissimi: dai flauti nasali della Polinesia e dell'Amazzonia alle trombe costruite coi femori dei sacerdoti tibetani passati a miglior vita, dai litofoni cinesi in giada ai corni d'avorio africani, dai tamburi ad acqua del Mali (zucche cave istoriate che galleggiano nell'acqua contenuta da una zucca più grande) all'angklung (uno strumento fatto di canne di bamboo), dai magnigici gong di Giava istoriati ai pali della pioggia messicani (che evocano lo scroscio dei temporali), dal ken vietnamita (uno dei più antichi organi a bocca). E accanto ad essi, ogni sorta di fiati, archi, percussioni, piccole e grandi rarità, come la chitarra hawaianaa targata 1959, la "Steel guitar" appartenuta al duo Santo & Johnny, che segnò un'epoca della popular music ("Ebb Tide" fu un successo davvero mondiale) ad una Lap Steel in alluminio del 1920, una delle primisse chitarre elettriche, utilizzata da un pastore protestante statunitense.

Una raccolta unica in Europa che cerca un Museo. Chi si fa avanti?