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Attraversando i Monti Lattari per giungere in direzione della Costiera Sorrentina, d'un tratto uno squarcio memorabile abbaglia gli occhi. I tornanti precipitano verso il basso, e sull'accecante baluginare del sole sul mare fa capolino una piccola isola, quasi uno scoglio. Il nome, curioso, è Li Galli. E anni fa, uno strano signore, nato su un tratto, dai lineamenti esotici, vissuto nelle pianure ad ovest degli Urali, aveva comprato quell'isola. Lo strano signore è, senza dubbio, uno dei più grandi ballerini del secolo andato. Morto quasi dieci anni fa, il sei gennaio del 1983, di Aids. Ma non si doveva dirlo. S'è nascosta questa sua malattia, s'è ignorata anche la causa che gliel'ha provocata. Quel pudore, ipocrita e perbenista, capace altrove di sventrare la privatezza della gente comune, dinanzi a quest'artista immenso ha scelto di tacere. Nurejev. Il suo nome era Rudolf Nurejev. Che, devastato nel corpo e nella speranza da una malattia che offendeva il suo corpo, un corpo che s'era esposto sulle scene di tutto il mondo come un'icona della perfezione divina, aveva deciso, negli ultimi suoi anni di vita, di divenire un direttore d'orchestra. Con grande umiltà s'era messo a studiare al Conservatorio, ed eseguiva nel suo eremo parigino pagine di Bach, nella solitudine dopo i bagliori delle mille luci dei grandi teatri. "Quando dominerò la tecnica non sarò secondo a nessuno sul podio per guidare l'orchestra ne "La Bella Addormentata" di Cajkovskij. Perché io ne conosco tutte le malie, tutti i turbamenti".

L'Estate Musicale Sorrentina, giunta alla sua 19esima edizione, ha dedicato a questo aspetto misconosciuto di Nurejev una curiosa serata (in verità, noi possediamo un disco, allegato molti anni fa ad una delle tante riviste che annegano in edicola, e trovammo la direzione di Nurejev scolastica, impacciata, anche un po' patetica. Ma tant'è). Giuliana Gargiulo, amica di Nurejev, e Stefano Valanzuolo, hanno costruito lo spettacolo, e Maurizio Pietrantoni, che del festival è il direttore artistico, assieme a Carla Fracci, partner ideale del Nureyev dei tempi migliori, hanno completato una serata particolare, quella inaugurale del 7 luglio, nel suggestivo chiostro medioevale di San Francesco. Tra le riprese video che tramandano, sia pur senza il magnetismo della presenza fisica che Nureyev sapeva emanare come ogni vero "animale" da palcoscenico, l'arte per certi versi insuperata del ballerino, ed un concerto (con l'orchestra da camera della Filarmonica di Astrakhan – pensate un po'! - diretta da Vladislav Belinski con la partecipazione del pianista Alexander Ghindin alle prese con musiche tutte sovietiche firmate da Stravinskij, Cajkovskij e Prokof'ev) ed ancora una serie di foto di Alessio Buccafusca, s'è perpetrato quest'ennesimo omaggio che glorifica più i soliti ignoti che il dedicatario del Tributo.

Il festival, che dura fino al 29 agosto, ospita nelle prossime sue tappe un omaggio a Enrico Caruso da parte della Joe Lovano Street Band, mentre il pianista Danilo Rea nel suo onemanshow propone "Operainjazz", rivisitando arie celebri di Mozart, Puccini, Bizet e Bernstein. Ancora, la cantata "Apollo e Dafne" di Haendel con l'Ensemble Musica Rara diretto da Arnold Bosman, Salvatore Accardo (in tre sonate di Debussy, Ravel e Franck), ed un bel mix di jazz con John Abercrombie Quartet, un curioso omaggio agli anni d'oro dei virtuosi delle corde (mandolino americano, chitarra-arpa e mandolino napoletano) sulle rotte degli emigranti italiani nelle Americhe, un recital del baritono Bruno De Simone che alterna Fauré a Cimarosa, Poulenc a Tosti, il cantautore GianMaria Testa che – recentemente esibitosi con l'ensemble della pianista jazz Rita Marcotulli – propone "Per altri sentieri" con un trio intrigante, assieme a Gabriele Mirabassi al clarinetto e Mario Brunello al violoncello, e, tra vari recital pianistici, merita una segnalazione "Wind", teatro musicale con immagini filmate di Severine Queyras, musica dal vivo di Giovanni Imparato e con Barbara Alberti, Giulietta Revel e lo stesso Imparato. La chiusura del festival è affidata, il 29 agosto, alla London Sinfonietta con musiche di Daugherty, Stravinskij e Beethoven.

Iginio Berlestra