I cookie ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Utilizzando il nostro sito accetti l'uso dei cookie. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, visualizza la nostra cookie policy.

LA PULZELLA D'ORLEANS di P. Ciakovskij
Direttore Stefano Ranzani
Regista Lamberto Puggelli

Sarà pur vero che questo allestimento è stato affittato dal Teatro Regio di Torino, ex-casa dell'attuale sovrintendente, ma speriamo a prezzo scontato. Comunque ci domandiamo quale è stata la fabbrica di stoffa fortunata che ha avuto l'appalto per l'allestimento scenico. Un'allestimento fatto da poche proiezioni e chilometri di stoffa senza fine. Molto è stato rumoreggiato a Palermo riguardo il deficit del teatro...fatto dall'ex-sovrintendente Giambrone?...Fatto in seguito?...Peggiorato per incapacità amministrativa?... Colpa degli interessi bancari? In ogni caso, non si rimedia facendo spettacoli fatti di attrezzerie, tende e proiezioni (Lakmè, Pulzella). Insomma con l'eccezione del rogo finale che dura circa tre minuti, abbiamo un allestimento bruttino e noioso. Divertente la ringhiera in paradiso dietro gli angeli. Bruttissimi i costumi. Che idea geniale per risparmiare sui costi dei costumi del coro....un chilometro di stoffa (sempre quella fabbrica!) con un buco per la testa di ogni corista ogni metro circa. Tutti appassionatamente sotto la lenzuola insieme.

Altrettanto inefficace la regia di Lamberto Puggelli. Oltre al coro che si muoveva sempre come un grand foulard bassetti, goffo il duetto d'amore fra il Re ed Agnés, peggio ancora il duello con spade fra Lionel e Giovanna e senza precedenti la Giovanna che si attaca al rogo da sola...una suicida approvata ecclesiasticamente. Si salvano le luci di Bruno Ciulli. Fortuna vuole che non si può dire lo stesso per la musica, una bella partitura e per citare Quirino Principe nel programma di sala, "troppo in penombra". L'orchestra del Massimo mette in evidenza una buona sonorità, poco precisi nell'insieme sotto l'agitata bacchetta di Stefano Ranzani. Discreta la prova del Coro polacco della Filarmonica "Karl Szymanowski" di Cracovia, bravi nei pianissimi ma deboli nei forti richiesti dal compositore. Ci faceva desiderare quel bel suono tondo e generoso del coro del Massimo.

La compagnia di canto sfoggia alcune debolezze: il "Bertrand" di Enzo Di Matteo – non classificabile come voce, il "Thibaut" di Antonio Marani – mediocre, il "Raymond" di Youri Alexeev – passabile, il "Dunois" di Pietro Guarnera – voce vecchia e tremolante, e "Agnés" di Patrizia Orciani che abbiamo sentito in tempi migliori. Oltre alla tendenza a calare soprattutto nel duetto con il Re, evidenzia acuti stretti e stridulini a volte traballanti, a volte tremolanti. Daltro canto la produzione ha un "Re Carlo" di primissimo ordine interpretato da Sergey Nayda con una bella e grande voce. Il "Cardinale" di Mikhail Ryssov era imponente per la grandezza dello strumento. Il "Lionel" di Carmelo Corrado Caruso è stato una rivelazione nel terzo atto per il gusto e i bellissimi filati. Ma indubbiamente la Regina della serata era Lei – la Signora Mirella Freni, una lezione di come si dovrebbe cantare e recitare. Peccato il rumore dal dietro il palcoscenico durante la sua prima aria e peccato i proietori che non si accedevano nel rogo. La povera Signora Freni è morta affumicata. La sua professionalità meritava ben altro. E se alla fine solo Lei è salita in paradiso, non c'è da chiedersi perchè!