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NABUCCO di Giuseppe Verdi

Leo Nucci (Nabucco), Nicola Rossi Giordano (Ismaele), Ferruccio Furlanetto (Zaccaria), Susan Neves (Abigaille), Gloria Scalchi (Fenena), Enrico Turco (Gran Sacerdote di Belo), Rosario La Spina (Abdallo),Sabrina Modena (Anna)
Orchestra e coro del Teatro Regio di Parma
Maestro del coro Martino Faggiani
Direttore Bruno Bartoletti
Regia di Charles Roubaud, scene di Isabelle Partiot, costumi di Katia Duflot, luci di Fabrice Kebour
Parma, Teatro Regio, 14 giugno 2003

Il sabato della "prima" di "Nabucco" a Parma l'asfalto era quasi liquefatto. Una giornata torrida, tra le più torride d'un torrido giugno. Inutile cercare refrigerio. Solo nel piccolo museo delle Marionette, a pochi passi dal Teatro Regio, con l'aria condizionata, si riusciva a stemperare l'attesa in condizioni climatiche accettabili. Ma infuocata sarebbe stata la serata ancor più. Questo "Nabucco" (nuova produzione) seguiva "I Lombardi alla Prima Crociata" per il "Festival Verdi 2003". Ed è stata cosa bella e buona. Lo spettacolo, innanzi tutto. Un allestimento dell'Opèra de Monte-Carlo – Choregies d'Orange. Nessuna innovazione, nessuna forzatura, ma neppure la banalità della tradizione. Dominanze cromatiche la facevano da protagoniste nelle scene di Isabelle Patriot e nei costumi di Katia Duflot (con l'assistenza di Dominique Burté) . Il rosso sul pavimento, con alcune piattaforme-gradoni, negli eleganti pannelli, negli abiti di Abigaille, Nabucco, del Gran Sacerdote, di Abdalo, nel coro dei Magi, nelle donne babilonesi, con bellissime sfumature arancio e oro. Nero e oro definisicono il Tempio di Gerusalemme, mentre molto bianco ritorna nei costumi. 

Niente facili effettismi, ma un'eleganza sobria, funzionale, sostenuta – questa sì – da un tradizionalismo che non scivola tuttavia nel banale. Charles Roubaud (assistito da Bernard Monforte) fa muovere le masse e gli interpreti nell'ambito di una recitazione "naturale", efficace drammaturgicamente, narrativa per quel che certa staticità operistica permette. Il successo strepitoso che ha accolto tutti, la sera della prima, per una volta lascia contento anche il critico. Meritato, e merito di tutti. Di un'orchestra, quella del Regio di Parma, al calor bianco: Bartoletti la dirigeva con nitore, precisione, perfetto stacco dei tempi (e senza quel narcisismo invadente che ha inficiato, a mio avviso, la direzione di Daniel Oren del "Nabucco" triestino d'un mese prima), grande rispetto e del dettato verdiano e delle necessità dei cantanti. A fianco dell'orchestra, un plauso al coro: e non solo perché il "Va' pensiero" (anche qui, come a Trieste bissato a furor di popolo) è stato interpretato con una partecipazione ed una intensità ai limiti con la commozione, ma perché per tutta l'opera se ne è sentita la pregnanza, musicale e drammaturgica. Bravo quindi anche a Martino Faggiani, che ha portato il coro a questi risultati. 

Tale era il lavoro collettivo che si spiega perché, al termine del suo "Dio di Giuda", Leo Nucci abbia dalla scena applaudito Bartoletti. Leo Nucci, vale dirlo, è stato superbo (e tremavano i polsi a leggere gli interpreti delle precedenti messe in scena al Regio parmense: Renato Bruson nel 1979, Piero Cappuccilli, sia pur nel 1984). Il baritono (che ho ascoltato di recente quale Figaro a Palermo e Foscari a Milano) possiede una sicurezza nel registro acuto che gli permette una puntatura al termine della sua cabaletta ("O prodi miei seguitemi") da lasciar stupiti. E laddove si fa strada il peso della sconfitta e della perdita, Nucci sa trovare accenti di estrema sensibilità nella resa e musicale e della parola.
Abigaille era Susan Neves (già doppio a Trieste con Oren), e se ne apprezza il vigore, l'accento infuocato, la grinta; qualità che funzionano nelle cabalette, nei recitativi drammatici, ma quando il canto si deve fare largo, cantabile, quando occorre trovare accenti patetici, quando i pianissimi devono esprimere il dubbio, l'incertezza, la paura, l'amore, allora la Neves perde quella spavalderia e quella sicurezza, e cammina come sulle punte. Ma il materiale vocale è importante, e occorrerà controllarlo e mantenerlo vigile nelle prossime, future scelte.

Bene Ferruccio Furlanetto quale Zaccaria, e Nicola Rossi Giordano, un Ismaele forse scolpito a colpi di falcetto, ma il personaggio è quel che è, la voce c'è, e aspetto di ascoltarlo in altri ruoli. La Fenena di Gloria Scalchi (cantante che ho sempre considerato sopravvalutata, e anche qui ne ho avuto conferma...), l'Anna di Sabrina Modena, il Gran Sacerdote di Enrico Turco e l'Abdallo di Rosario La Spina completavano felicemente il cast.

Sergio Albertini