I cookie ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Utilizzando il nostro sito accetti l'uso dei cookie. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, visualizza la nostra cookie policy.

La Cappella Musicale del Duomo di Milano ha compiuto seicento anni. Era infatti il 3 settembre del 1402 quando Matteo da Perugia venne assunto dai deputati della Fabbrica del Duomo quale "musico in qualità di cantore"; ed in questi sei secoli, quella che per la sua ininterrottà attività è considerata la più antica d'Europa, la Cappella Musicale del Duomo ha tramandato e valorizzato una delle specificità del rito ambrosiano accompagnando, col canto, le celebrazioni in Cattedrale. Sei secoli di attività. Nonostante le limitazioni imposte dal Concilio di Trentoalla musica in chiesa. Nonostante l'avvento dei teatri d'opera, che tolsero alle chiese il primato nella produzione musicale. Seicento anni di musica fiorita sotto le guglie del Duomo. Come la "Messa e Vespri per la Festa di San Giovanni Nepomuceno" di Johann Christian Bach (l'ultimo dei figli di Johann Sebastian e, a quel tempo, secondo organista del Duomo di Milano), che, assieme al "Mitridate" del giovanissimo Mozart, fu forse l'evento musicale più significativo del Settecento milanese.

Molti furono i maestri che si alternarono alla conduzione della Cappella Musicale, da Franchino Gaffurio (attivo al Duomo dal 1488 al 1522), amico di Leonardo da Vinci e musico alla corte di Ludovico il Moro, per proseguire con Pellegrini, Donati, Turati, Grossi, Sarti, Monza sinmo a Migliavacca (direttore della Cappella dal 1957 al 1998).

Milano ha ricordato questo anniversario con una serie nove di concerti, dal 26 maggio al 6 giugno 2003 che si sono svolti, oltre che al Duomo, in altri due luoghi d'una bellezza artistica incomparabile, la Basilica di Santa Maria delle Grazie e la Basilica di Sant'Ambrogio. Impressionante il repertorio proposto: dalla severa semplicità del canto ambrosiano alla maestria contrappuntistica di Palestrina (proposto dal Magdalen College Choir di Oxford diretto da Bill Ives assieme a pagine sacre di William Byrd), dal cromatismo vocale di Gesualdo (coi "Respon soria Tenebrae" eseguiti da The Tallis Scholars diretti da Peter Philips) all'ispiritato lirismo di Leonardo Leo (col suo "Miserere Mei, Deus" per doppio coro a 4 accoppiato alla "Missa pro Defunctis" di Alessandro Scarlatti, interprete l'Ensemble Vocale di Napoli diretto da Antonio Spagnolo), dalle luminose armonie di J.C.Bach con le citate "Messa e Vespri" (Emsenle Musica Rara diretto da Arnold Bosman assieme al Coro Musica Laudantes diretto da Riccardo Doni con i solisti Stefania Donzelli, Manuela Custer, Mark Milhofer e Chrisitan Senn) per giungere alla moderna religiosità di Bruckner e di Poulenc (con gli otto mottetti "pour le temps de Noel" e "pour le temps de Penitence").

Il Novecento, con le sue contraddizioni e le sue violenze, è stato presente con lo "Stabat Mater" di Karol Szymanowsky, accanto all'Hindemith di "Das Marienleben" op.27 e al Respighi del "Concerto gregoriano" (una bella serata con l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Bosman, il coro 'Ruggero Maghini' diretto da Claudio Chiavazza e i solisti Alla Simoni, Violetta Radominska, Randal Turner), mentre a fare gli onori di casa, la Cappella Musica del Duomo guidata dal suo attuale direttore, Claudio Riva, in due serate ha proposto pagine di Desprez, Gaffurio, Orlando di Lasso, Gastoldi, Grancini, Turati, Benedetti, Grossi, Gabrieli, Fioroni, Sarti, Quaglia, Migliavacca, Ramella, Bossi, tutti compositori direttamente o meno coinvolti nella storia musicale dell'istituzione milanese.

Il concerto inaugurale però conteneva in sé tutti i difetti di questa importante proposta. La strabordante quantità di posti riservati (soprattutto ad una "stampa" che abbiamo visto materializzarsi in famiglione con infante e nonna a carico, senza che poi si sia letto un granchè...), la pessima acustica del duomo e la scarsissima visibilità di chi non fosse tra le prime fortunate dieci panche non ha permesso di godere di un repertorio che, sulla carta, aveva convogliato al Duomo (i concerti erano tutti ad ingresso gratuito) una folla oceanica (con relative file all'ingresso). BarbaraHendricks, il Gustav Sjorkvist Chamber Choir e l'Ensemble Musica Rara proponevano una prima parte che spaziava dalle architetture classiche mozartiane fino alla fervente preghiera di pace del mottetto "Friede auf Erde" di Schoenberg. La voce della Hendricks giungeva impastata e mortificata nel limpido "Laudate domine" (dai "Vespri" KV 339) o nel "Laudamus te" (dalla "Messa in do" KV 427), mentre si perdeva ogni magia (anche perché, ci spiace sottolinearlo, ma preferiamo qui la voce di tenore...) del "Sanctus" dalla "Messa di Santa Cecilia" di Gounod. Impossibile, invece, l'ascolto nella seconda parte (e già nell'intervallo le defezioni si erano fatte notare...": una ventina di gospel i cui tempi sincopati creavano terribili echi di ritorno, sovrapponendosi al canto. Una tortura. Inoltre, non una nota di sala (molti i cambiamenti effettuati nel programma originario previsto) e stucchevole l'arrangiamento dell'"Ave Maria" schubertiana per soprano e orchestra.