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Ci sono giorni nella vita che alternativamente si interpreta il ruolo ora di statua, ora di piccione. La presunta trasformazione degli Enti Lirici in Fondazioni è una beffa. L'idea della privatizzazione degli enti lirici sarebbe ipoteticamente allettante per vari motivi se fosse sostenuta da riforme legislative serie in area fiscale e da una classe dirigente che conosce la materia piuttosto di appuntamenti politici e chi si diletta ad "intendere" ed apparire "colto". Prima - e soprattutto - dovrebbe alleggerire il peso sui contribuenti, liberando soldi per altre necessità o addirittura riducendo, anche se di poco, il peso delle tasse. Poi dovrebbe rendere le elefantiache strutture più agili e di conseguenza più vendibili. Tutto bello in teoria. Fino a prova contraria, le presunte "fondazioni" sono ancora quasi totalmente finanziate con denaro pubblico sia statale, regionale, provinciale o comunale (l'eccezione è forse solo il Teatro alla Scala), che piace o no ai politici rende automaticamente il contribuente in azionista. (Siamo già i datori del lavoro dei politici, in quanto elettori e paganti delle loro stipendi con pacchetti extra.)

Negli Stati Uniti, dove il mercato libero già ritrova i teatri lirici privatizzati con poco o nessun aiuto statale, lo stato crea almeno un terreno fertile per i più forti con la "defiscalizzazione", incentivando grosse, medie e piccole imprese ad investire in cambio di una detrazione fiscale incisiva e di un ritorno d'immagine. Con l'attuale situazione italiana, perchè un'impresa dovrebbe dare soldi ad una fondazione lirica? Con un intervento notevole che prevede almeno 3 anni d'impegno garantiti, l'impresa può avere. un rappresentante in un consiglio d'amministrazione dove la maggioranza resta fermamente salda in mano ai politici, e forse il nome ed una pagine di pubblicità nel programma di sala. Ci sembra una forma di tangente legalizzata. Il presunto CdA si convoca più volte, riceve la sua parcella forfettaria ogni volta, controlla i soldi dei contribuenti e i soldi dello sponsor sempre in minoranza.

Nel sud dell'Italia, dove le imprese abbastanza grandi scarseggiano e quelle che ci sono non sono in grado di affrontare un impegno del genere, dovremmo chiederci perchè le imprese del nord sarebbero interessate a sponsorizzare un teatro del sud piuttosto che un teatro del nord con queste condizioni? Appunto, non lo fanno. Di conseguenza con le riforme fiscali in atto, sia per necessità di mettere i conti in ordine che per il prezzo di entrare e rimanere in Europa, le nostre care (in tutti i sensi!) fondazioni lirici nuotano in brutte acque. Risulta ancora più drammatica la situazione se consideriamo che questi teatri garantiscono un notevole numero di posti di lavoro in una zona già sottosviluppato e depressa economicamente. La situazione del Teatro Massimo ne è emblematica. Inoltre i tagli previsti dalla Regione Sicilia e dall'amministrazione comunale erano nell'aria da tempo.

Dalle voci riportati in città e nella stampa si parla sempre di un deficit che galleggia intorno ai 50 miliardi di vecchie lire. Se fosse meno, tanto di guadagnato! In ogni caso, sarebbe interessante capire da dove e da quando questo debito è arrivato a tale cifra. Quale era l'allora cifra di debito esistente (se c'era) con l'arrivo del exsovrintendente Attilio Orlando, dirgente presso Italtel in precedenza con una gestione di circa tremila miliardi e non i 100 miliardi del Massimo. In quali acque nuotava il bilancio con il passaggio di potere dall'Ing. Attilio al exsovrintendente Francesco Giambrone? Quanti anni d'interessi bancari incidono sull'aumento del debito? Supponiamo che il debito sia diventato catastrofico (anche se poco credibile) durante l'ultimo anno di "regno" di Giambrone. Ci risulta che per gli ultimi 9 mesi l'attuale Sindaco Cammarata era già presidente della Fondazione. Se il pesce puzza dalla testa, Giambrone sarebbe solo secondo in lista. Giambrone invece dichiara che ha reso il comando con il bilancio in parreggio, dunque Armao, Desderi & company sono spendaccioni! In queste infelici situazioni ci vuole sempre un capro espiatorio (anche se ben pagato). E' bello che ci dicono dove siamo arrivati ma non la strada che si è percorso per arrivarci. La verità, si dice, si trova sempre in mezzo. Se fosse così, non promette bene per nessuno. Anche quando Giambrone avesse lasciato un bel debito, sembrerebbe che l'attuale direzione è entrata in azione senza i necessari strumenti di competenze ed alternative per gestire un preannunciato disastro.

Dopo mesi di inquietudine sindacale, stipendi pagati in ritardo, polemiche riguardo quale banca sarà di turno, la svolta è arrivato con l'ennesimo consulente che arriva quale supereroe a salvare la situazione. Quando c'è un dubbio, chiama un consulente. (Come contribuenti e azionisti vorremmo sapere di quanti consulenti attualmente godiamo e ancora quanto ci costano ?). Si vocifera e si riporta che la proposta riorganizzazione e ristrutturazione eliminerà 112 posti di lavoro ed il sovrintendente quasi come provocazione riferisce ai sindacati che "....non licenziamo nessuno, semplicemente non rinnoviamo i contratti a tempo determinato...." Speriamo che l'azienda non rimanga pesante all'apice ovvero troppi capi di tribù con pochi indiani da commandare. Per chi resta si parla di una riduzione di 15% dell'attuale stipendio in corso che sarebbe valida anche per i dirigenti. Perdonateci se chiediamo quale differenza fa un miserabile 15% per i dirigenti con tanti zero nell'assegno mensile, e tanti vari lavori e consulenze altrove che garantiscono altri fonti di guadagno, per non parlare di assentismo che stranamente per vertici sarebbe più giustificabile che non per altri. Ricordiamo il famoso e capacissimo Lee Iacocca, dirigente italamericano che salvò la Chrysler dalla bancarotta negli anni '70. Prima di chiedere tagli di qualsiasi genere ai sindacati o ai suoi stessi dirigenti, ridusse il suo stesso stipendio ad un dollaro per il primo anno della ristrutturazione. Fece clamore a Detroit e nell'industria automobilistica, ma fu una grande dichiarazione della serietà dell'allora disastro e aprì la strada per una forte collaborazione fra tutte le parti. In totem c'erano circa 600,000 posti di lavoro in ballo....ma quella era l'America.

Qui è in ballo, oltre la salute dell'azienda lirica, la credibilità di un vertice. Inoltre si vociferà che l'attuale vertice ha elargito lo stesso numero di ore di straordinario nei primi 6 mesi di quest'anno che tutto l'anno scorso.....come naufraghi che bevono tutta l'acqua dolce e gridano aiuto buttando, per salvarsi, qualcuno seduto in barca fra gli squali. Una credibilità tormentata anche dal fatto che la nuova stagione dovrebbe iniziare in ottobre ma di presentazione e campagna abbonamenti non si sente. E' passato un'anno, e l'azienda sembra più disordinata che mai almeno per alcuni di noi azionisti guardando dal di fuori. Per i nostri colleghi dello spettacolo che abbiamo avuto modo di apprezzare ......potete morire in silenzio o gridando. Buon urlo!