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LA BOHEME di Giacomo Puccini: Alketa Cela (Mimì), Kostantyn Andreyev (Rodolfo), David Grousset (Marcello), Cècile Perrin (Musetta), Jean-Luc Ballestra (Schaunard), Pauls Putnins (Colline), Antoine Normand (Benoit), Jean-Philippe Marlière (Alcindoro), Tadeusz Szczeblewsli (Parpignol), Xavier Szymczak (Un sergente), Pascal Desaux (Un doganiere), Ziao Lun Chen (Un venditore ambulante).  Regia di Jean Calude Berutti, scene e costumi di Rudy Sabounghi, luci di Laurent Castaingt, video di Erwan Huon.

Orchestre Symphonique et Lyrique de Nancy, Choeurs de l'Opéra de Nancy et de Lorraine.

Choerus des enfants de l'école Didon Raugraff (preparato da Patricia Garnier)

Maestro del coro Marion Powell

Direttore d'orchestra Paolo Olmi

Nancy, Théatre de l'Opéra, 31 dicembre 2002

Lo scorso capodanno, s'è deciso con Luigi di passarlo a Nancy, tra le collezioni Daum esposte al Museo di Belle Arti (da poco riaperto al pubb lico con una interessante sezione dedicata alla Francia tra fine Ottocento e primo Novecento) e i mobili Majorelle e i vetri Gallé del Musée de l'Ecole de Nancy (chissà se Villino Florio prima o poi potrà divenire qualcosa di simile per quel che fu, in un certo modo, la Scuola di Palermo...). Il teatro, bellissimo, s'affaccia sulla quadrata piazza Stanislas, non a torto definita la più bella tra le piazze francesi. C'era una Bohème che prometteva bene (già della prima avevamo letto ottime recensioni). Di Bohème, si sa, son piene le scene. Ma questa faceva piazza pulita dei miei ricordi risalenti al Politeama Garibaldi (allestimenti e regie di maniera, interpreti di routine, tolta una commovente Mimì di Nuccia Focile). Lo spazio nudo del palcoscenico era occupato da un grande cubo, ma a rendere viva la scena dei filmati ora registrati (come la neve alla barrière d'Enfer) ora proiettati in tempo reale, mentre all'inizio di ogni atto venivano proiettati passaggi de La Vie de bohème di Henri Murger. L'ambientazione era situata negli anni cinquanta del Novecento, e funzionava perfettamente (con echi di esistenzialismo). Tutti (o quasi) debuttanti nel ruolo, i cantanti hanno ancora una volta dimostrato che esiste un patirmonio di voci, fuori dallo star system e dalla Mafia delle Agenzie, che direttori artistici indipendenti ed intelligenti sanno scovare, e su cui scommettono, vincendo. Una Mimì folgorante è stata l'albanese Alketa Cela, dotata di un timbro morbidissimo, d'un mezzo vocale di prim'ordine e d'una eccellente presenza scenica (ben evidenziata dai primi piani mostrati in video); il tenore ukraino (che aveva già debuttato il ruolo di Rodolfo) Kostantyn Andreyev mi ricorda per certi bagliari malinconici che possiede nella voce e per il fraseggio curatissimo certe cose, le migliori, di Jussi Bjoerling. La distribuzione degli altri ruoli, come così deve essere in Bohème particolarmente, era omogenea ed affiatatissima nella resa finale; mi hanno colpito in ispecie la Musetta di Cécile Perrin, nient'affatto soubrettistica (come ancora capita d'ascoltare ancor oggi) e il Colline del lettone Pauls Putnins; la grande maestria vocale di Antoine Normand nel ruolo di Benoit era inficiata da una delle pochissime cadute di gusto registiche, che lo sottoponeva ad uno strip-tease superfluo e che slabbrava la tensione drammaturgica fin lì raggiunta).

Paolo Olmi, questo lo sappiamo, è bravo, rigoroso, attento, a tratti anche raffinato (forse un maggior cesello sul canto dei due protagonisti ne avrebbe esaltato ancor più le loro già notevoli prestazioni). Teatro, nonostante il giorno particolare, affollatissimo (persino i posti a visibilità zero erano stati venduti!) e recite seguenti tutte esaurite.

Sergio Albertini